Il San Giacomo di Selvetta

Siamo in loc. Gaggine, sulla Strada Provinciale Orobica che porta a Colorina (SO), quando incontriamo questa piccola chiesetta che, a dispetto delle sue dimensioni, conserva una storia secolare.

Quando questa chiesetta fu edificata il corso dell’Adda era spostato più a nord, nella Piana di Berbenno. Quest’area era chiamata Busca Spessa, era una zona paludosa con vari isolotti fertili, appartenente al territorio di Colorina. Il vero nucleo “stabile” di quest’area difficile e malsana (denominata anche Piana dei Lupi, infestata da bestie feroci, banditi e malaria) era quella che oggi si chiama loc. Gaggine e un tempo si chiamava Gerone; di fatto, la chiesa è speronata dal Sasso di San Giacomo.

Circa nel 1380, questo luogo di culto venne edificato alle dipendenze di Berbenno, dove era sita la chiesa matrice (poi ristrutturata senza alterazioni nel 1488, quando Colorina+Fusine diventano un Comune separato da Berbenno). L’architrave monolitico della porta di destra è originario; le finestre strombate e il campanile a vela sono sicuramente del Quattrocento. Alla chiesa era collegato un ossario, dipinto nel Settecento – in occasione del fatto che Valle diventa vicecuria indipendente da Berbenno.

Dobbiamo la dedicazione a San Giacomo a un progetto di intitolazione delle chiese della pieve ai dodici apostoli, benché la vocazione campestre di questa chiesa sembra più devota a quella della Madonna e ai Santi collegabili alla Confraternita del SS. Sacramento / Domenicani S. Antonio di Morbegno e alla vita contadina. Se ci rifacciamo alla pericolosità della strada che passava ai piedi della chiesa, quella che tanti si rifiutavano di percorre preferendo la più lunga Valeriana, capiamo che San Giacomo (quello del famoso Cammino) si interpoine anche come protettore dei viandanti. Per dire, se uno della Sirta doveva sciaguratamente andare a Fusine, purtroppo ci doveva passare per forza…

Scoperta solo negli Anni Ottanta, la parete nord interna presenta un ciclo di affreschi davvero notevole. Procedendo da sinistra, troviamo questi tre soggetti:

  • Sant’Anna con Maria Bambina (1481)

Ipotizziamo che sia la madre della Madonna poiché non porta la corona, ma un’ aureola.

  • Maestà con San Martino e Sant’Antonio

Il Bambino è ritto e benedicente; S. Martino e S. Antonio proteggono, rispettivamente, agricoltori ed allevatori . Lo trovo molto simile alla Madonnina di Colorina.

  • Vergine con il Bambino e Santi (1476)

Questo è il dipinto, il più antico, con un’iscrizione in caratteri gotici che riportano il nome del committente (un certo figlio di Lorenzo fu Lazzaro di Alfaedo, frazione di Forcola) e la didascalia “in grembo matris sedet sapientia patris”

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L’esecutore di questo polittico proviene, con molta probabilità, dalla scuola di Giovannino da Sondalo, un pittore del XV secolo valtellinese, attivo in Alta Valle dalla fine del Quattrocento ai primi del Cinquecento, tramite un linguaggio popolare, uno spiccato realismo nordico e un’incisiva drammaticità. Il suo capolavoro è la chiesa di Santa Marta a Sondalo.

Miss Raincoat

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