Il (mio) Degusta Morbegno 2021

Ultima settimana di Degusta Morbegno!!!

(Per prenotare click qui)

Eccomi nel clou del secondo anno da insider (in quanto Guida) per questo appuntamento enogastronomico rinnovato ma immancabile per la Bassa Valle. Come l’anno scorso, sono stati contestualizzati i rossi nel Rinascimento (ossia nel Complesso di Sant’Antonio) e i bianchi nel Rococò (ossia nel Palazzo Malacrida), il tutto abbinato ad assaggi della cucina locale e a una visita guidata (non come valore aggiunto, ma come parte inscindibile dell’esperienza degustativa fatta in una location equamente d’eccellenza) – anche quest’anno io sono onorata del mio compito di portare i degustatori sul Piano Nobile del gioiello settecentesco della bellissima Morbegno. Le novità di quest’anno sono sostanzialmente tre: la prima è il pranzo/cena alla Colonia Fluviale in zona Ponte di Ganda (raggiungibile anche con la navetta da Piazza Sant’Antonio), la seconda sono le degustazioni “fuori dal classico” in vari locali di Morbegno e la terza è il Degusta in Green (degustazioni itineranti o a piedi tra le vigne e i torchi della Costiera dei Cech o in e-bike sulla vecchia Via Priula verso Albaredo con guida).

Al Palazzo Malacrida quest’anno, grazie al cantiere di restauro sempre in movimento, ho potuto aggiungere qualche “pezzo” alla passeggiata, ossia la loggia su Scimicà e parte del giardino (con il profilo di Dante sulla porticina, che ci saluta dalla sua tomba da settecento anni). Quest’anno ho voluto fare emergere il carattere festaiolo del padrone della baracca, Giampietro Malacrida, e la sua idea neoplatonica dell’Amore (e affini). L’apice della visita, grazie all’estro e al caratteraccio di Cesare Ligari, sono sempre Le Tre Grazie (specie Talia, quella voltata che tutto sa) nel Saloncello della Musica, recentemente e volgarmente battezzato la Stanza Rossa (per la tappezzeria e, forse, non solo). Il Malacrida è un palazzo con tante porte, vere, dipinte, storte, inaspettate… Insomma, non si può riassumere va visto e basta.

Come dicevo prima, il Malacrida è la scenografia di Quattro Bianchi. Così come non ci si aspetta di trovare un palazzo settecentesco veneziano così lontano da Venezia, non ci si aspetterebbero dei vini bianchi in Valtellina. Eppure, questo sono delle bottiglie con denominazione Alpi Retiche IGT (che raggruppa vari vini non prettamente rossi fermi prodotti lungo tutta la sponda retica valtellinese, non solo con uve Nebbiolo/localmente: Chiavennasca). Eleganti ma potenti come il vino rosso valtellinese per eccellenza, raccontato anche da Leo Da Vinci, perché vanno dai dodici ai tredici gradi. Noi, ormai, li conosciamo come parenti. Abbiamo il Ghibellino di Rainoldi (il Simpaticone), La Perla di Triacca (il Sofisticato), il Rezio di Nera (il Macho) e Alpi Retiche di La Spia (il Misterioso). Se dovessi dire la mia, io amo quello di La Spia: sa di miele o forse di pesca matura e ha un retrogusto di fragoline.

Secondo i miei sondaggi, il piatto che ha suscitato più curiosità di tutto l’evento – oltre al classico tris pizzoccheri, sciatt e polenta – è la Torta Morbegno. La sua ricetta è un segreto. Nasce nella Pasticceria Greco che oggi non c’è più, ma si inseriva nel clima Liberty, intellettuale e anche un po’ visionario, della Via Nani abitata da menti, aziende ed architetture all’avanguardia come anche il Caffé Folcher o l’Albergo Morbegno (oggi Banca PopSo). Lo definirei una sorta di pan di spagna con burro, mandorle e biscotti tritati e cioccolato fondente fuso nell’impasto; ulteriormente, è ricoperta da ganache al cioccolato fondente e da lamelle di mandorle. Rispetto alla Bisciola, il “panettone” della Valtellina, che si può abbinare anche a dei formaggi perché non è dolcissima, è sicuramente più voluttuosa.

Quanto ai ringraziamenti strappalacrime, abbraccio calorosamente Morbegno che considero ormai anche Casa, la Pro Loco (per la quale bisognerebbe coniare un colore pantone, il giallo proloco), la fantastica crew di Channel Morbegno che è diventata una granitica colonna portante per la sezione Malacrida di questo evento, ai Malacrida e ad Azzo Cavalcasella che ci hanno ospitati nel loro palazzo (che meriterebbero una serie su Netflix), al TNT per le Merende dello Scoiattolo, a Elia Bolandrini, Alessandro Monti e ai Sommeliers. Un abbraccio in più va alle persone che, tra quelle citate sopra, sono anche miei amici nella mia vita privata (e a chi lo diventerà, perché no!)- perché mi hanno sopportata e apprezzata nella mia sacrosanta bipolarità Rottermeyer/Heidi. Amo quelle persone che per brillare non spengono le altre.

Miss Raincoat // Patrizia altrimenti detta Silvia

Come (non) fare le Recensioni

Oggi mi sento in vena di scrivere un bel post didascalico. Ho sostenuto con mani e piedi l’idea che (covid o non covid), in questo momento storico iper-connesso, per sostenere un’azienda, un’impresa o una realtà artigiana sia buona cosa postare, ‘ché se non posti non ci sei stato e non esiste. Quindi, fotografate quello che mangiate, bevete, indossate, vomitate…e poi aggiungete l’hashtag. Per fare gli splendidi, ci sono anche le recensioni tramite le quali ci possiamo sentire subito Alessandro Borghese. Soltanto che, celati dietro a una tastiera, spesso possiamo combinare grandi pasticci. Prima di tutto discreditare un’azienda tramite un’opinione personale. Oppure, semplicemente, scrivere un messaggio che poi viene mal interpretato perché l’abbiamo scritto poco bene. E con questo non sto dicendo che una recensione debba essere positiva a priori: la recensione ben fatta può non solo aiutare l’azienda con una pubblicità sincera, ma anche a migliorarsi.

In questo post voglio spiegarvi brevemente quali sono i principali orrori nei quali mi sono imbattuta in siti come Tripadvisor & Friends e ovviamente come non cadere in tranello. Lo farò tramite questo esempio: Sono andato in un ristorante senza pretese di fascia media, con cucina molto semplice per un primo frugale, orario di punta del sabato sera. Cibo mediamente buono, prezzi nella norma ma attesa di una quarantina di minuti (troppa clientela con poco personale, comunque professionale). C’è stato un problema con il pagamento con la carta e il conto è stato pagato sia in contanti sia telematicamente. Il rimborso è stato un calvario per problemi di dialoghi con le banche. (*ho usato il maschile perché in Italiano prevale)

Recensioni barbine:

Titolo: Veramente deludente – */5

Il Pignolo : Ho dovuto aspettare ore prima che le nostre ordinazioni arrivassero al tavolo.Al momento di pagare, la carta non funzionava, allora ho pagato in contanti. La mattina dopo ho avuto la spiacevole sorpresa di ritrovarmi il conto addebitato. C’è voluto un mese prima di ottenere il rimborso. L’azienda dovrebbe lavorare molto sul servizio ai clienti!
Il Timido : Incompetenti, servizio inesistente. Ho avuto solo problemi. Qualità scarsa.
Gossip Boy : Non raccomando questo ristorante. Il ristorante XY è meglio. Pinco Palla, il gestore, non è capace di riscuotere il conto tramite la carta di credito. Mi ha rubato soldi, io l’ho pure chiamato varie volte e non ha saputo aiutarmi, tant’è che la mia Banca ha dovuto trattare un mese con la sua. Si è scusato, è vero, ma non spenderei più dei soldi per andare a mangiare lì.
L’Ultrà : Un cesso di posto. Mia nonna cucina meglio. Per fare i gnocchi non credevo che ci sarebbe voluto un’ora. E nel 2k20 non ci credo che ci sono ancora posti che fanno casini con le carte di credito. Ho dovuto pagare due volte, ladri come la [nome di squadra a caso]!

Recensioni smart:

Titolo: Cucina semplice – ***/5

L’Osservatore: I piatti serviti da questo ristorante sono molto buoni, sebbene molto semplici. Il tempo di attesa è relativamente lungo, ma questo può essere dovuto all’affluenza di clientela in quel preciso momento. I camerieri, comunque, sono stati molto disponibili. L’unica pecca è che ho dovuto chiedere un rimborso per un errore di incasso con la carta e l’assistenza nelle operazioni è stata un po’ confusionaria, per via dell’istituto bancario dell’azienda.
Il Sintetico: La cucina è semplice ma ben fatta. Negli orari di punta il personale si trova un po’ in difficoltà, senza peccare però nella professionalità. Migliorerei la gestione del pagamento con la carta, con il quale ho avuto dei problemi.
L’insoddisfatto: Non raccomando questo ristorante perché, a parità di cucina, ci sono posti in cui il servizio è migliore. Mi sono trovato a dover risolvere un problema con il pagamento. Il gestore è stato molto gentile, ma il problema era di comunicazione tra le nostre banche. Credo che i soldi spesi e l’attesa estenuante del rimborso mi trattengano di recarmici nuovamente o consigliarlo a un amico.
Lo Schietto: Premetto che sono stato in questo ristorante durante un sabato sera in cui c’era la Champions e, siccome lì trasmettono le partite, il locale all’orario tardo in cui sono arrivato era molto pieno. Purché i camerieri non si siano fatti prendere dal panico, sembravano un po’ in sofferenza. Ho ordinato degli gnocchi, molto semplici come tutta la carta proposta dalla cucina. Erano buoni, ma secondo me non così casalinghi come viene promesso dalla stessa. Questo forse è un mio problema, ma sono molto ottimista nel pensare che nel 2020 tutti i locali siano pronti a gestire gli eventuali problemi con le carte di credito. Ho dovuto pagare il conto due volte e, purtroppo, l’istituto bancario al quale si affida il gentilissimo gestore non ha un call center prontamente risolutivo.

Critica Costruttiva = Utile


Dettagli – Menziona diversi elementi con descrizioni specifiche ed oneste. Questo vuol dire che non ci devono essere solo elementi positivi o negativi (a meno che assegniamo il minimo o il massimo delle stelle). Comunque, per lodare o lamentarsi è sempre meglio contattare direttamente l’azienda.Aggiorna la tua recensione se ci vai di nuovo, senza creare una nuova recensione

Educazione – non inserire dati sensibili o personali di altri, è un reato. Usa Toni civili ed amichevoli. Rileggi sempre cosa scrivi e controlla se il nome e i dati dell’azienda sono giusti. Molte recensioni sembrano ignoranti solo perché abbiamo fatto errori di sintassi e ortografia, non è richiesto scrivere un poema ma in italiano.

❤ Miss Raincoat

Fuori Cantina // Degusta Morbegno 2020

Dietro le Quinte

Quando ho saputo che per tre weekend avrei dovuto starmene insieme ai fantasmi dei Malacrida, mi trovavo in un bosco in loc. Bruciate, appena sopra a Selvetta – umile frazione di Colorina. Al telefono mi sono sentita dire “Ecco, brava siediti su un ceppo perché ho un compito da affidarti e non puoi dirmi di no!”.

Eccoci qui, le tre settimane sono finite. Assolutamente, penso che l’abbinata alla degustazione enogastronomica all’assaggio delle opere artistiche del Palazzo Malacrida sia stata totalmente esplosiva per tutti i cinque sensi. Edificante anche per me che ero lì a raccontare le storie delle donne dei Malacrida – di Doralice Greco e di Annamaria Peregalli (le due più apprezzate), di Cesare Ligari che a un certo momento ha lasciato il cantiere sbattendo le porte (apparentemente storte oppure finte), della Grazia che cambia peso a seconda del punto di osservazione, dei tradimenti di Giove, dell’Eroe senza una gamba, dei colori mozzafiato regalati a una sala d’onore che trasuda Illuminismo, di un gatto nero e, infine, di un’alcova con affaccio su Scimicà, quella zona di Morbegno che domina, senza respiro, i tetti del Centro Storico…

Quindi, in primis, bisogna ringraziare i turisti degustatori che hanno fatto in modo che questa (speriamo nuova) edizione covid free (perché su prenotazione, contingentata, mascherinata, al tavolo e con uscite ed entrate diversificate) delle storiche Cantine sia stata un successo. Chiaramente, senza di loro ci saremmo semplicemente bevuti una birretta tra di noi parlando del più e del meno – a gruppetti di sei, ovvio. Ma non sarebbe stata la stessa cosa, perché avrebbe fatto morire quell’idea di turismo slow che tanto fa bene alla nostra Bassa Valle. Ma non sarebbe stata la stessa cosa, perché a noi piace aprirvi le nostre porte e ci piace che diffondiate la vostra esperienza fuori dai confini del Forte di Fuentes, alle porte della Provincia. Siamo stati bravi a sognare, credere e a mettere in scena un turismo possibile anche in questi tempi virali. Perciò, siccome fa bene alla salute, gongoliamo due secondi, ma a mani giunte (e igienizzate) per augurare loro meglio e lasciarli con un arrivederci.

La Squadra del Malacrida, ossia quella del percorso Vini Bianchi a Palazzo (dei quali parleremo in un altro post) è stata messa su con le persone più ossessivo-compulsive trovate in giro nei peggiori vicoli di Morbegno. A parte gli scherzi, la riuscita del nostro piccolo tassello in questo evento non sarebbe filata così bene se io, i sommeliers dell’AIS Lombardia/Delegazione Sondrio (capitanati dalla delegata Elia Bolandrini, una donna dall’energia poliedrica ed eclettica) e i volontari della Pro Loco di Morbegno (con Bryan Pace che ci ha cronometrati, spronati e condotti alla meta come un allenatore durante una staffetta) non avessimo collaborato metodicamente cercando di non accoltellarci con i coltelli dello Chef Luca e, ovviamente, senza fumarci il rosmarino – abbiamo fatto branco in simpatia e buona lena, quindi. Un’esperienza lavorativa abbastanza faticosa, lo ammetto (talmente tanto che nemmeno un piatto di pizzoccheri riusciva a sfamarmi, altro che la Fiesta di quella pubblicità…), però anche indelebile, che ti fa dire “l’anno prossimo lo facciamo ancora, vero?”

❤ Miss Raincoat

Qui potete vederci tutti, ma proprio tutti, all’opera ❤

Cosa Vedere a Morbegno

Avventure di una guida durante la Mostra del Bitto

Quello che ho imparato del mio lavoro è che tutto ciò che si deve imparare sul mio lavoro lo si impara sulla strada. Sembra un aforisma da rapper alla moda, ma in realtà si sta parlando di menare il gregge dei turisti.

Oggi parliamo di come visitare Morbegno durante un affollato dì di festa, baciato da un clima clemente. Certo, vedere quanto gli eventi di Morbegno in Cantina e Mostra del Bitto abbiano richiamato così tante persone che “Pifferaio di Hammelin, lucidami le scarpe”, beh è stato wow . Le parole belle le hanno già spese gli organizzatori sui social networks, ma rimarco che il successo sia da attribuire al fatto che a) si è lavorato a testa china ma sempre con un sorriso immenso e la mano tesa b)siamo una squadra fortissimi, anche se si litiga spesso – ma i grandi amori sono così, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Io che sono solo una guida turistica che potrei aggiungere? Niente, che è stato quasi acrobatico riuscire a destreggiarmi con il gruppo tra bancarelle, calici e altri turisti sfusi (metteteci anche il fatto che sono uno scricciolo alto due mele o poco più) però è stata un’esperienza incredibile e spero di aver lasciato un bel souvenir ai miei ragazzi  io i turisti li chiamo tutti così, perché chi viaggia è giovane dentro).

Ecco, vorrei condividere  l’itinerario che ho deciso di seguire io per l’evento al quale sono stata chiamata alle armi, che per me rappresenta il percorso fondamentale per conoscere il Centro Storico di Morbegno.

  1. Piazza Sant’Antonio – anticamente questa piazza era chiamata “quadrivio” e costituiva una sorta di porta-est del trecentesco borgo di Morbegno (ricordiamo che, come insediamento stanziale per i contadini che discendevano dalle scoscese pendici orobiche, Morbegno nasce nella periferica zona di San Martino, in una zona però infetta dalla malaria, da qui l’origine toponomastica da “morbo”). In questa Piazza, si svolgeva, fin dal Quattrocento, il mercato settimanale e il calendario delle fiere; inoltre, lo spiazzo era nato anche come un parco alberato ed inerbito dove la popolazione più ricca poteva passeggiare e darsi appuntamento. La Piazza prende il nome dall’ex Convento domenicano smantellato da Napoleone (la chiesa venne, invece, sconsacrata nel 1977).
  2. Protiro della Chiesa di S.Antonio – in stile rinascimentale, una monumentale struttura in pietra sovrasta il portale con il tema ciclico di vita e morte, dove anche le colonne ed i profili non sono stati risparmiati dalla decorazione allusiva. L’opera vanta anche la firma del pittore Gaudenzio Ferrari, con la sua affollatissima Natività dal cielo terso come i cieli alpini.
  3. Chiostro della Chiesa di S. Antonio – la decorazione cinquecentesca delle pareti e del cortile individuato da colonne ed archi a tutto sesto ci inseriscono nel clima dell’Inquisizione e del “memente mori” tramite le storie di San Domenico e simboli domenicani. Molto interessante la meridiana con l’iscrizione biblica “sicut umbra vita fugit”.
  4. Via Garibardi (Primo Tratto) – con il naso all’insù, si possono ammirare i terrazzini in ferro battuto, tipici della produzione artigianale della Bassa Valtellina. La particolarità è che sono tutti diversi e diversamente intricati.
  5. Berlenda (Via Romegialli – Piazza San Pietro – Via San Pietro) – è la contrada più antica del borgo: ospitava infatti l’Ospedale Vecchio, il Monte di Pietà, nonché le case di importanti famiglie dell’alta borghesia di Morbegno, come i Castelli di Sannazzaro, dei quali il Palazzo oggi ospita il Municipio. Questo edificio presenta quasi un non-sense: addossato troviamo il campanile della Chiesa di San Pietro, che fu la prima parrocchiale di Morbegno, prima della cessione ai Riformati. Finiamo la nostra tappa ammirando la facciata barocca della stessa, realizzata dalla Confraternita del SS. Sacramento (specie il nero marmo di Varenna e i simboli di San Pietro e Paolo sul portale ligneo), che qui ha sede.
  6. Piazza Tre Fontane – nella piazza più elegante di Morbegno, però, le Tre Fontane non ci sono più (benché esiste una fontana meno antica). Anche qui, l’eleganza è data dai terrazzini e dalle pareti affrescate nel Settecento.
  7. Verso Scimicà (Via San Marco) – prendiamo il primo tratto in salita della Via Priula, che attraverso il Passo San Marco, permetteva di raggiungere i territori della Serenissima. Ci fermiamo un attimo davanti alla particolare Cappella degli Angeli Custodi, che arreca l’iscrizione “in pugna ultima mortis” (solo una buona guida può svelare l’arcano segreto 🙂 )
  8. Palazzo Malacrida – (entrata da prenotare; rivolgersi al Comune di Morbegno oppure a Le Nevi di Un Tempo // Biblioteca Civica) In questo caso, ho sperimentato una visita “al contrario”, dall’alto verso il basso, di questo palazzo in stile settecentesco veneziano: uno sguardo dall’alto dai Giardini Terrazzati, una sbirciatina dall’alcova, per poi ammirare la collaborazione geniale di Cesare Ligari/Giuseppe Coduri nelle illusioni ottiche del Salone d’Onore, senza dimenticare l’apporto del morbegnese Giampietro Romegialli tra le nuvole del “Ratto di Ganimede” sul soffitto dello Scalone . La breve visita termina nell’Atrio, dove gli stemmi del parentado riecheggiano i gossip di questa ricca, sfortunata, ma originale famiglia che ha impreziosito Morbegno di un’arte aggiornata con i tempi.
  9. Via Malacrida – scendiamo da Scimicà percorrendo la discesa verso la Corte dei Miracoli, un’antica abitazione della famiglia Parravicini con archi in cotto e, appunto, corte interna. Scimicà, del resto, era la contrada dei nobili morbegnesi.
  10. Via Pretorio/ Piazza III Novembre – Buttiamo un occhio al Ponte Vecchio sul Bitto con il San Giovanni Nepomuceno, proseguiamo il cammino costeggiando il Palazzo Pretorio e sorridendo alla tela del Gavazzeni, con una Madonna che porta il grazioso viso di sua moglie Rosa, sulla parete dell’ ottocentesco negozio Ciapponi.
  11. Via Ninguarda – rincontriamo Piazza Tre Fontane e ci immergiamo nell’antica contrada Pozzo Modrone, che ospitava i negozi e le locande. Ci perdiamo un po’ con lo sguardo tra portali, archi e altri terrazzini, soffermandoci un po’ sui problemi di cuore di San Giuliano l’Ospitaliere e sulla presunta satira politica di un mascherone a forma leonina.
  12. Piazza San Giovanni – come per sopresa, ci troviamo davanti ad una facciata monumentale, che sembrava così piccola da palazzo Malacrida, la quale ci narra la Storia della Salvezza in una maniera del tutto settecentesca. Al lato della piazza troviamo  la vecchia sede del Monastero di clausura femminile della Presentazione.
  13. Chiesa Parrocchiale di San Giovanni – finiamo la nostra visita entrando nella chiesa per ammirare il tripudio del barocco firmato Pietro Ligari, dalle cappelle fino alle scene del Battesimo in abside. La chiesa conserva le reliquie di Santa Costanza, del Beato Andrea da Peschiera (in cera) e la Sacra Spina donata dal vescovo morbegnese Feliciano Ninguarda. Una delle particolarità di questa chiesa è il colore delle pareti: viene chiamato colore dell’aria ed è un color polvere capace di far sembrare diverso l’ambiente in ogni diversa condizione luministica.

Ovviamente, non posso dimenticarmi di ringraziare un po’ tutte le persone che si sono fatte in mille pezzi per fare funzionare tutte le quisquilie delle manifestazioni concatenate. In modo particolare, la dott.ssa Bianchi che ha scelto me come un pokemon vincente (e chiedo scusa alle Nevi di Un Tempo se sono stata io quella che ha corso con il testimone in mano, spero di non averci fatto fare una brutta figura!), il Consorzio Turistico, specialmente F. che mi ha prestato le chiavi del Chiostro e l’Amministrazione di Morbegno che mi ha letteralmente aperto le porte di Palazzo Malacrida (anche se non si poteva, o forse no). Per ultimi, ma non in ordine di importanza, ringrazio i turisti, dacché senza di loro si dovrebbe parlare da soli!

E, alla fine, tarallucci (anzi, sciatt) e vino! (finché non chiama irrimediabilmente fuori) — 

Se non sapete cosa sono gli sciatt, guardate qui.

p.s. Se qualche mio Capo o simile ha letto questo post, sappia che, per il prossimo anno, vorrei una bandierina da agitare tra la folla come le guide dei film!!! (oppure un palloncino a forma di unicorno ubriaco) :*

❤ Miss Raincoat

I Miei Rimedi

Ho recentemente avuto un’illuminazione: la buona guida si riconosce da dove ti porta a fare la foto di gruppo.

C’è un posto a Morbegno – che è solamente un parcheggio a più piani, del resto – da dove si vedono tre dei campanili che alla domenica mattina, simpaticamente, ti ricordano che hai fatto davvero tardi la notte prima. Lì è il posto dove porto i turisti più affezionati, dopo aver fatto un’ovvia tappa di turismo enogastronomico dal mio oste preferito.

Poi ci sono quelli che, invece, vogliono la foto più classica, allora si va al Palazzo Malacrida, meglio se nei giardini terrazzati che dominano il borgo. Per quelli che vogliono sudare un po’ c’è il Tempietto. Per i gruppi affollati abbiamo anche un intero chiostro. Per quelli che vogliono i miracoli, allora consiglierei la Madonnetta. Cercando di non venire stirati dalle automobili, si può anche scomodare San Giovanni Nepomuceno, oppure andare per verdura nei Giardini della Biblioteca. E così via. È una mera ricerca di target. E io devo cercare di accontentare tutti i turisti, anche quelli più esigenti che vogliono farsi la passeggiata ma non vorrebbero nemmeno camminare troppo. E ricordare che fare una foto sotto la Chiesa di San Giovanni è impossibile: è troppo alta, non entra intera nell’obiettivo (a meno che non la si riprenda da Colico, già in un’altra provincia)

La morale della favola? Tu puoi avere fatto i discorsi intellettualmente e comunicativamente più colti però… se, alla fine, non hai scattato al tuo gruppo la foto con il filtro bellezza, non solo ti sei dimenticato qualcosa di basilare, come un pappagallo l’idraulico, ma sei anche una persona insensibile. Insomma, hai rovinato una vacanza.

E proprio a me vengono a fare certe proposte indecenti? Io che non posto mai la foto di nessuno da nessuna parte. Io che no, non ti taggo nemmeno se stiamo insieme da un secolo. Tant’è che un po’ di tempo fa avevo messo una foto di profilo su Whatsapp tranciando la persona che aveva fatto il selfie con me, scatenando una specie di enalotto/indovinachi tra i conoscenti. Alcuni avevano sbagliato anche il sesso della persona, per dire. E non perché mi piaccia viaggiare da sola, io sono sempre in compagnia di turisti anche quando non sto lavorando. E scatto foto come i giapponesi durante gli Anni Novanta, anche solo quando vado a correre a pochi metri da casa. Oh, le foto di gruppo mi fanno impressione. Mi ricordano un film di mafia dove il protagonista metteva le croci su tutti i compagni ritratti in una foto di classe, una volta che li aveva seccati.

Niente, questa esternazione mi viene dal profondo del cuore perché, così come l’anno scorso mi vedo costretta a chiudere la serranda di questo blog per qualche tempo, così da smaltire l’alta stagione e concedermi qualche giorno di ferie. Posterò qua e là le idee che mi verranno dalle gitarelle che mi concederò durante questa bella (si spera) stagione, comunque.  Ci rivediamo a Settembre!!!

“E contro tutte le idiozie ti consiglio i miei rimedi”

Ovviamente, la citazione è sempre alla collega rossa, la Noemi.

❤ Miss Raincoat 

Morbegno La Sera è Viva 2018

Haute Saison. In francese, forse, suona più dolce. In italiano si dice “Oh, ma per me quando arrivano le vacanze?”.

Beh, l’avevo messo in conto,comunque, che avrei dovuto badare ai turisti in orario di vacanza e badare a me stessa, mentre i comuni mortali lavorano o sono a scuola o si lamentano di qualcosa sui social. Non mi ero resa conto che avrei perso l’opportunità di poter andare ai concerti migliori della stagione estiva. Punterò sulle piccole serenate notturne, ho deciso! In questo periodo, quindi, si lavora e non si dorme mai. E si cerca di non perdere voce, pazienza e memoria. E a Morbegno, capitale della Bassa Valtellina, un caposaldo di questo periodo è Morbegno La Sera è Viva.

Quest’anno la manifestazione  compie 25 anni. Ergo, è nata prima che io imparassi a leggere e scrivere. Prima che quella str** della maestra P. d dicesse a mia mamma – con me lì presente – che ero troppo goffa e timida per riuscire mai a sembrare intelligente o simpatica o spigliata. . E invece eccomi qui a lavorare tra i migliori, a destreggiarmi tra una serie di oltre 40 appuntamenti che porteranno i turisti a passeggiare dalle Porte della Valtellina, paeselli di mezza costa compresi,  fino alle ridenti sponde del Lago di Como. Ovviamente, dovrei anche ricordare la maestra M. che, invece, ha creduto in me e nella mia innata abilità di raccontare storie avvincenti. E che mi ha insegnato a farlo nel modo corretto, che mi ha insegnato a osservare la meraviglia che mi circonda, ad ascoltare le persone, a gongolare e ad accettare le critiche intelligenti. Che mi ha insegnato a perdermi nei libri e nelle canzoni e a ritrovarci me stessa. La maestra M. mi ha insegnato a orientarmi. La maestra P. … va beh, non voglio dirlo!!!

Io quest’anno, dopo aver proposto monumenti minori o angoli di strade, ho deciso di puntare i riflettori su due dei pezzi forti: l’ex chiesa conventuale di Sant’Antonio e il Palazzo Malacrida di Morbegno. Li ho scelti per vari motivi: a) sono un monumento “sacro” e un monumento “profano” b) rappresentano i due apogei artistici di Morbegno: il Cinquecento e il Settecento c) sia i Domenicani sia i Malacrida rappresentano le personalità più controverse della Bassa Valle.

Qui sotto vi annoto i due appuntamenti:

  • mercoledì 4 luglio h. 20,30  – Palazzo Malacrida
  • mercoledì 11 luglio h. 20,30 – Chiesa di Sant’Antonio

A chi mi dice per primo “beata te che sei sempre in giro” regalerò la mia maglietta preferita. (Ho sentito dire che gli haul tra i blogger sono popolari, no? – Ma io non sono né blogger né popolare. Qui si domano solo unicorni! E si regalano magliette usate. Ahahah).

[per scaricare programma completo e info aggiuntive qui]

❤ Miss Raincoat

Morbegno Story Festival – 29/30 giugno 2018

Sono veramente molto felice e onorata di aver potuto avere anche io una parte in questo progetto del Lokalino di Morbegno, perché ho sempre pensato che le guide e i guidi fossero un po’ dei cantori di storie, forse perché sono cresciuta con Dodò dell’Albero Azzurro e Topo Gigio e, più che altro, con la stima dei “pupari” che si nascondevano dietro ai pupazzi(sì, poi mi piaceva anche Sailor Moon ma questa è un’altra storia…).

In effetti, il Festival dello Storytelling del 29/30 giugno è solo l’apice di una ricerca di storie di cittadini e di  luoghi compiuta da una gang di ragazzi tra i 15 e i 21 a  Morbegno. Io, durante quelle giornate, sarò la guida di “4 Passi a Morbegno”, che è un percorso di quattro tour a piedi, i quali evidenzieranno i gossip e i particolari meno conosciuti dei monumenti di Morbegno.

Quindi, dato che è un periodo lavorativo davvero denso e ambarabàcicìecocò, non voglio dilungarmi… scegliete (nell’immagine sopra) il tour o i tours che vi interessano e compilate l’iscrizione (link qui sotto)!!!

Link iscrizione

Ci vediamo!!!

❤ Miss Raincoat

[Save the Date] Presentazione de “La Gisèta di Via Margna”

26 maggio 2018 – h. 17,30 – @Biblioteca “E. Vanoni” di Morbegno

Ci siamo, domani presenterò quello che ho impastato negli ultimi quattro anni. 

In realtà ho combinato anche altro, è vero. Però, questo è il mio primo lavoro a portare la mia firma e, soprattutto, è qualcosa che resterà scritto. Noi guide si parla e si parla, ma non si sa mai quanto rimane nelle vostre menti sguaiate di turisti…

E nelle ultime settimane, per fare bella figura, ho studiato in quella maniera in cui lo faceva il Leopardi.

Il Capo A. ha voluto definirla una visita guidata virtuale, perché fa moda. In realtà, sarà una semplice chiacchierata per appuntare i momenti salienti di una ricerca che, sia a livello lavorativo sia a livello professionale, mi è stata accanto nella salute, nella malattia, nella buona e nella cattiva sorte. Quattro anni fa ero una ragazzina. Come diceva Elias Canetti, si viene al mondo con la Cacciata dal Paradiso, forse. Diventare adulti significa che non ti senti più al centro di tutto e, capendolo, non solo sono diventata una guida migliore, ma mi sono accettata anche nel mio contortume, nella mia antipatia scelta e nelle mie umane imperfezioni. Allora, ho deciso di presentare il mio lavoro, quello volutamente su un monumento minore di Morbegno e sconosciuto ai più, nella Biblioteca in cui è nata e cresciuta l’idea e la stesura…per dimostrare anche che la dimensionalità della chiesetta va ben oltre alle sue piccole misure fisiche. In questo ci assomigliamo, ovviamente.

Poi, ho sempre pensato, che esistono dei monumenti che vanno visitati in solitaria, per il bene dell’animo. E la Gisèta è uno di questi.

Dovrei ringraziare tutti i colleghi e i capi supremi che mi hanno supportata e indirizzata. Gli archivisti che mi hanno aperto porte e faldoni impolverati. I fans della Gisèta, definibili Ultrà. Gli amici e parenti che mi hanno ascoltata farneticare strane cose. Chi mi ha augurato buona fortuna o giustiziato lupi in questo ultimo mese preparatorio. Eppure, devo assolutamente fare un nome: il falegname Mario Monti, che è stato custode, marito, narratore della Gisèta e mio guru per tutto il tempo che ho potuto frequentarlo. ❤

La ricerca mi piace: sono soddisfatta. Parla di secoli di intrighi, di monacazioni forzate, di Confraternite, di soldi indebiti, di arte e del fatto che gli artisti sono condannati a essere grandi seduttori. Potrei raccontare chissà quale ragionamento intellettuale per contestualizzare il sommario, ma in realtà risulta da un’innocente curiosità che mi è sfuggita di mano. Volevo solo scrivere un articolo, qualche battuta per integrare una mia visita guidata…

Mi chiedevo quale motivazione avesse portato David Beghé, il pittore che ci ha lasciato quel meraviglioso ciclo di affreschi all’interno della chiesa (ligure di nascita e milanese d’adozione scolastica) a lasciare il suo unico esempio valtellinese proprio a Morbegno, nella provincia della provincia. Ho scavato nella memoria della committenza, la Confraternita dei Luigini, che ha sede nella Gisèta dal 1818, e ho scoperto che la piccola chiesa odierna include il nucleo della Gisèta dei Pasquin, consacrata nel 1665, poco dopo la fine delle Guerre di Valtellina (con il ritorno dei dominatori delle Tre Leghe Grigie), all’indomani di un periodo di contraddizioni, eserciti mercenari, carestia e di una violenta ondata di peste.

Quindi, incrocio le dita.

Non potrei essere più felice di adesso, comunque. Sto facendo il lavoro che potevo soltanto sognare dieci anni fa.

❤ Patrizia (togliamo la maschera per oggi e indossiamo le lentiggini)

Ti Amo/Ma Quanto Mi Costi?

Danimarca: patria di Sirene e Musei Statali gratuiti (sempre, non solo la prima domenica del mese). Ma perché in Italia non si può? Perché nella Terra in cui è stata inventata l’Arte non è un diritto sacrosanto passare del tempo nei Musei? La risposta è quasi semplice: il nostro Partimonio è ampio, prezioso e l’introito per manutenzione/mantenimento/tasse viene in buona parte dal costo (spesso altino) dei biglietti. E quanto sono visitabili, raggiungibili ed accessibili sul serio i 10 Musei Italiani più gettonati nel 2017?

[l’ordine è in base alle entrate; il costo indicato è del biglietto intero – Per me, vince la Pinacoteca di Brera, sia quel che sia!!!]

  1. Palazzo Ducale a Venezia    il percorso nelle stanze del Palazzo del Doge, comprese le prigioni, costa 20€. L’edificio si trova in posizione centralissima, in Piazza San Marco.
  2. Galleria degli Uffizi a Firenze  la collezione di questo museo è molto ampia e spazia tra tutta la Storia dell’Arte dell’Occidente. Il costo di 20€ scende a 12€ da novembre a febbraio. La struttura è ben collegata alla Stazione “Santa Maria Novella” e vi dista 20 minuti a piedi.
  3. Museo Nazionale del Bargello a Firenze  la gipsoteca rinascimentale ha un costo di 9€ e può essere raggiunta dalla Stazione “Santa Maria Novella” molto facilmente tramite mezzi pubblici o in 15 minuti di camminata.
  4. Galleria dell’Accademia a Firenze  il museo celebre per il David di Michelangelo costa 8€ e può essere raggiunto dalla Stazione molto facilmente tramite mezzi pubblici o in 10 minuti di camminata.
  5. Museo Egizio a Torino la più grande raccolta di materiale sulla Cultura Egizia, dopo Il Cairo, costa 15€. Dalla Stazione “Porta Nuova” dista 10 minuti a piedi.
  6. Galleria Borghese a Roma la raccolta della celebre famiglia papale è molto ampia e poco riassumibile; una delle opere più conosciute è la Paolina Borghese di Canova. Il costo di 15€ va sommato al fatto che, dalla Stazione “Termini” la corsa di pullman – che dura 20 minuti – viene effettuata ogni 5 minuti ca.
  7. Acquario a Genova  il museo acquatico più grande e ricco di specie d’Europa costa 26€. Il costo è ammortizzato dalla posizione: la fermata di metro che ci porta alla Stazione Ferroviaria è a pochi passi – lo spostamento in metro dura 15 minuti.
  8. Museo Archeologico Nazionale a Napoli la collezione che illustra l’Epoca Romana costa 12€ ed è molto vicino alla fermata della metro che ci porta alla Stazione Ferroviaria – lo spostamento in metro dura 20 minuti.
  9. Scuderie del Quirinale a Roma  uno tra i palazzi più politici dell’Italia è anche un meraviglioso edificio che ospita varie mostre temporanee. Il costo è di 15€ e la sua posizione è raggiungibile in 20 minuti di pullman dalla Stazione “Termini” o a piedi circa nello stesso tempo.
  10. Pinacoteca di Brera a Milano  la raccolta del capoluogo lombardo include capolavori come Il Bacio di Hayez, Cena in Emmaus di Caravaggio, Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, la Pala Montefeltro di Piero Della Francesca, il Cristo Morto di Mantegna… Il suo costo è di 10€. Si trova a pochi passi dalla fermata della metro che lo collega alla Stazione Ferroviaria – lo spostamento in metro dura 15 minuti ca.

 

E questa pubblicità della SIP? Ve la ricordate? “Mi ami? Ma quanto mi ami?”

❤ Miss Raincoat

Il Ponte Vecchio di Morbegno

#festadelladonna **Ragazze, ho finalmente trovato un uomo di pietra e tutto ad un pezzo!!!**

Ci eravamo lasciati con il Draghetto che ha ricevuto tanti ossequi [chi se lo fosse perso se lo ritrova qui]. Ecco, a un passo da questo simpatico battente parlante troviamo il Ponte Vecchio che, con tanta immaginazione e unicorni, ci fa sentire un po’ sulla Moldava. 

Il Ponte Vecchio, che attraversa il torrente Bitto,  fu ricostruito nel 1883 per permettere il passaggio della Strada Regia (Colico – Sondrio), anche se esisteva già in tempi passati. La statua in stile barocco che adorna e impera sul ponte rappresenta San Giovanni Nepomuceno (che non si deve scambiare né con il Battista né con l’Evangelista). Questo santo, veneratissimo in Boemia, è spesso invocato contro le inondazioni: storicamente il Bitto ha allagato la cittadina più e più volte, infatti.  Sul basamento troviamo la data 1756 (il Nepomuceno diventò Santo nel 1729!!!) e lo stemma di Morbegno (la spada e le chiavi, simboli di Pietro e Paolo, ossia i patroni). L’artista che la scolpì fu Giovanni Battista Adami di Carona, appartenente alla prolifica stagione degli scalpellini ticinesi. Il San Giovanni Nepomuceno è stato un po’ turista: alla nascita fu posto nei Giardini Melzi (sempre affacciati sul torrente), poi posto sul ponte guardando le Alpi Orobie e, infine, rivolto verso il borgo.

San Giovanni Nepomuceno ha una storia da vera rockstar. Il Re Venceslao di Praga lo gettò nella Moldava dal Ponte Carlo nel 1393 (precisamente il 16 maggio, giorno della sua ricorrenza), perché, da presbitero, tenne per sé la confessione della regina Giovanna, che faceva le corna al marito. Il corpo del Santo venne trovato sulle rive del fiume circondato da una strana luce che, bando alle elezioni, aveva la forma di cinque stelle. 

Il modello artistico di tutte le statue rappresentanti questo Santo, tra cui la nostra, è la Statua di Jan Brokof del 1683 posta sul Ponte Carlo. La maniera in cui il soggetto abbraccia la croce, inoltre, è valsa all’opera morbegnese il nomignolo di San Giovanni Chitarrista o San Rock, in merito alla sua collocazione nella contrada San Rocco (che io porto nel cuore avendoci passato vari anni con una persona speciale).

Il Ponte Carlo e il Ponte Vecchio hanno anche delle analogie storiche non volute. Il celebre e romantico ponte di Praga ha sostituito un ponte più antico ceduto per un’inondazione. Delle trenta statue di questo ponte, quella ad aver conservato l’aspetto più originario è proprio quella di San Giovanni Nepomuceno (ed è anche quella che, toccata con la mano sinistra, porta fortuna per 10 anni). Ma non mi dilungherò in particolari intimi su Jan Nepomuceno, dato che la leggenda vuole che di notte la statua prenda vita nella capitale ceca!!!

Nel 1719 fu trovata la lingua del martire ancora intatta nella sua lapide presso la Chiesa di San Vito a Praga, perciò diventò la figura sacra per eccellenza in Boemia. Il suo culto si diffonde nel resto della Vecchia Europa grazie ai Gesuiti che, durante la Controriforma, a dispetto di alcuni filo-luterani, erano completamente a sostegno della confessione, del segreto e della sincera penitenza. Praga, così come la Valtellina, fu teatro della Guerra dei Trent’Anni (Defenestrazione //  Sacro Macello). Così, il San Giovanni di Morbegno, oltre a sorvegliare il fiume, va ad essere un dito medio rivolto verso i Governatori Grigioni di fede evangelica.

Ecco svelato il motivo per il quale, su Instagram, le mie foto di questo scorcio valtellinese sono etichettate #notinprague. Quanto amo i ponti e le persone che sanno trattenere i segreti!!!

*****[Specifico anche che è stato un prezioso regalo di compleanno :D]*****

❤ Miss Raincoat