Cena con Delitto

Per la Vigilia di Natale del 1635 il duca Enrico di Rohan, comandante dell’esercito francese stanziato in Valtellina, aveva organizzato una festa esclusiva per tutti i valtellinesi più influenti al Castel Masegra di Sondrio. Nel 1620 era scoppiato il Sacro Macello (seguito a ruota dalle Guerre di Valtellina) anche perché le Tre Leghe avevano tolto gran parte dei privilegi fiscali alla nobiltà di latifondo prevalente in Valle. Il simpatico Enrico voleva farseli un po’amici, dato che la Valtellina gli interessava molto per ottenere il suo obiettivo: fare in modo che la Francia vincesse contro la Spagna nel conflitto più grande e rilevante della Guerra dei Trent’Anni e, soprattutto, non ritornare in esilio a Venezia. A lui, in effetti, delle scaramucce tra
questi villici di montagna non interessava un granché, era un’altra partita a scacchi da portare a casa….

Era una notte gelidissima – un po’ come le nostre ultime – e anche Gian Giacomo Paribelli aveva raggiunto l’antico maniero dalla sua Albosaggia. Non era nobile di stirpe, suo padre aveva ottenuto recentemente il titolo. La sua famiglia era, infatti, diventata ricca per via della gestione del navét di Albosaggia, il traghetto sull’Adda all’altezza del quale si pagava la tassa sul trasporto delle merci. Era stato anche un eccellente combattente durante il Sacro Macello al fianco del Robustelli, dicevano. Convinto della grave colpa degli eretici, ne aveva aspettati due, padre e figlio – li conosceva bene – , e li aveva buttati giù nell’Adda dal ponte di San Pietro, a Berbenno. Cinque anni prima la peste gli aveva portato via Lucrezia, la sua bellissima figlia ma nemmeno questo lutto gli aveva fatto perdere il mordente.

Detestava i Grigioni. Detestava i Francesi. Si definiva un valtellinese cattolico puro.
Eppure, durante la cena prese posto vicino al Duca con la erre moscia, che non si sa mai…

Dal castello non uscì vivo. Appena preso un sorso di vino dal suo calice stramazzò al suolo. Non si seppe mai chi fu il colpevole del suo avvelenamento. Pare che il suo fantasma si aggiri per il Castel Masegra cercando di capire chi sia il suo sicario. Un giro di Cluedo infinito.

Io non penso sia stato il Rohan. A lui non interessava la stupida esistenza di un signorotto di paese. Penso più a una faida famigliare. Il fratello di Gian Giacomo aveva sposato Caterina, sorella di Nicola Parravicini – cancelliere di Valle, quindi subalterno delle Tre Leghe e amico degli oppressori cioccolatai (perdonatemi, lo so che la Svizzera ancora non si era fatta nemmeno conoscere per il cioccolato ai tempi).

Nicola era contrario al Sacro Macello, non solo perché tra i suoi famigliari c’erano state vittime, ma anche perché la considerava una barbarie. Inoltre, per spaventarlo o anche solo per ottenere dei riscatti, spesso gli incendiavano casa o lo prendevano in ostaggio. I mandanti di queste scaramucce erano i comandanti
nobili delle truppe, ma gli esecutori erano contadini al soldo alla quale facevano il lavaggio del cervello. Possiamo considerare Nicola come quei magistrati che oggi devono andare in giro con la scorta, per capire la sua situazione. Purtroppo, l’ultima volta se l’erano presa con sua figlia, Lucrezia e l’avevano stuprata davanti ai suoi occhi; non aveva ancora dieci anni. Lucrezia, si chiamava, come la figlia del Paribelli.

Da “Il Signore degli Anelli (Il Ritorno del Re)”

Figli di Gondor! Di Rohan! Fratelli miei! Vedo nei vostri occhi la stessa paura che potrebbe afferrare il mio cuore! Ci sarà un giorno, in cui il coraggio degli uomini cederà, in cui abbandoneremo gli amici e spezzeremo ogni legame di fratellanza, ma non è questo il giorno! Ci sarà l’ora dei lupi e degli scudi frantumati quando l’era degli uomini arriverà al crollo, ma non è questo il giorno! Quest’oggi combattiamo! Per tutto ciò che ritenete caro su questa bella terra, vi invito a resistere! Uomini dell’Ovest!

Che fine fece Lucrezia Parravicini? La rinchiusero in convento (il San Lorenzo di Sondrio) siccome sviluppò seri problemi psichiatrici – ai tempi si tamponava così. Una decina di anni dopo la morte dei genitori, ventenne, si tolse la vita. I Grigioni, invece, nonostante quasi vent’anni di guerra, rimarranno a governare la Valtellina fino al Settecento inoltrato…

Miss Raincoat

Natale in Valtellina

Breve Almanacco delle antiche tradizioni dicembrine

2 dicembre – Santa Bibiana

Un po’ come in tutta Italia, è un giorno gradito ai meteorologi. Se piove, pioverà per tutto il mese.

13 dicembre – Santa Lucia

Questa giornata dava il via al clima festaiolo. A differenza del Gesù Bambino o della Befana, la Lucia non aveva dei tratti tipici, anzi, non si conosceva nemmeno il suo aspetto. La sera, i bambini lasciavano un piatto sul davanzale e lo ritrovavano colmo di mandarini, fichi o spagnolette (ossia le arachidi) – i bambini più ricchi ci trovavano il torrone.

Altri genitori spronavano i figli a mettere in una bacinella acqua e albume e lasciarla fuori dalla finestra tutta la notte. La mattina, grazie a Santa Lucia, il bianco dell’uovo si sarebbe dovuto trasformare in una barchetta.

A Livigno, invece, era il Giorno del Solastro. Durante il giorno più breve e più buio dell’anno, una volpe maschio scendeva sempre in paese per divorare un umano. Quindi, era un giorno cupo in cui l’umanità si doveva ricordare della sua paura al cospetto della natura invernale desolata.

24 dicembre – Vigilia

Fino a mezzogiorno, si digiunava. Dopo cena, si attendeva la messa di mezzanotte in stalla o nella stüa. Al caldo, i più anziani raccontavano storie ai più piccoli, si recitava il Rosario, oppure si pensava semplicemente all’estate. Probabilmente, gli uomini bevevano tra loro. Si preparava anche un lume acceso verso est, per indicare la strada ai Re Magi. Finalmente, dopo la messa, si mangiava la bisciöla.

25 dicembre – Natale

Durante la notte più magica dell’anno, tutta la natura era incantata. Addirittura, si pensava che chi fosse nato durante questa notte, avrebbe avuto le ossa intatte fino al Giorno del Giudizio. Inoltre, il giorno di Natale si vendeva il porco del paese al macello comunale. Attenzione però, se a Natale il clima fosse stato mite, ci si sarebbe dovuti aspettare mal tempo a Pasqua.

26 dicembre – Santo Stefano

Nei luoghi dove il Santo è patrono, i ragazzi, in commemorazione al martirio, si prendevano a sassate. Dovunque venivano organizzate delle festicciole per trovare la morosa. Erano diffuse anche delle processioni con i ceri, sempre per aiutare l’orientamento dei Re Magi.

31 dicembre – San Silvestro

Più che altro, era una festa per i giovani. Venivano sbarrate le strade per non far scappare l’anno vecchio. Ci si divertiva organizzando scherzi ad amici o parenti, soprattutto nascondendo oggetti e mettendoli in mucchio in piazza – la mattina dopo il proprietario doveva cercarli. Qualche volta, succedeva anche che un papà si trovava rubata la figliola più bella, ma questa è un’altra storia…


Anche se vanno a collocarsi in un’altra parte dell’anno, voglio ricordarvi altri due storici appuntamenti.

Gabinat alla Befana (6 gennaio)

Il nome deriva da Gabenacht, la notte dei doni. Dal 5 al 7 gennaio si è soliti dire alle persone “gabinat”. Se lo dici per primo sei salvo; altrimenti, devi fare un regalo a chi te l’ha detto entro Sant’Antonio (17 gennaio). Un tempo, i ragazzi andavano di casa in casa per racimolare doni.

Brusa la Vegia a Carnevale (febbraio o marzo)

Visto che si ripuliscono campi e vigne in vista dell’arrivo della primavera, le si raccolgono per bruciarle tutte durante questa serata. L’erba migliore per fare questo “giochetto” è l’assenzio, non solo per il profumo inebriante, ma anche perché brucia subito. Il fascio viene montato su un bastone e vestito con indumenti vecchi per farlo sembrare una brutta donna anziana, ossia la vegia. Dopo essere stata portata in processione su un carro, la sventurata viene arsa. Il bastone interno al fantoccio viene fatto roteare, come una torcia, attorno alla quale tutti danzano. La Vegia va a rappresentare tutto ciò che si vuole buttare via per lasciare spazio a un anno più fecondo: la miseria, la fame, le disgrazie e le malattie.

❤ Miss Raincoat

𝒷𝓊𝑜𝓃𝑒 𝒻𝑒𝓈𝓉𝑒 𝒹𝒶 𝓉𝓊𝓉𝓉𝑜 𝒾𝓁 𝒯𝑒𝒶𝓂 𝒹𝑒𝑔𝓁𝒾 𝒰𝓃𝒾𝒸𝑜𝓇𝓃𝒾!

Buon Natale!!!

Chiudendo un po’ per ferie (si fa per dire, io le avrò la prima settimana dell’anno prossimo), Vi auguro di trovare sotto l’albero – più o meno – quello che avete domandato nella letterina. O Babbo Natale in persona, con renne e folletti.

Se, magari, durante il veglione o il pranzo, Vi state annoiando o i vostri parenti vi stanno facendo domande imbarazzanti, ecco i links degli articoli unicornosi più apprezzati durante gli scorsi dodici mesi.

Baci e abbracci,

❤ Miss Raincoat

Budapest

Palazzo Folcher a Morbegno

“Un Bacio Rubato” di R. Hicks

“Hoppipolla” dei Sigur Ros

Consigli amorosi by Ovidio (come conquistare l’amato/a in latino)

Lettera a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

Siccome quest’anno sono stata:

[] bravissima [] abbastanza brava [] brava [X]talmente brava che nemmeno la mamma ci crede

Mi piacerebbe tanto ricevere : ______________________________________________

No, va beh Klaus – ti chiamo così, tanto ormai ricevi  le mie lettere da poco meno di trent’anni. E non credo che il timbro postale di Colorina, terra che d’inverno diventa più fredda della Lapponia finlandese, non ti sia mai parso quantomeno bizzarro (tant’è che i regalini che ti ho chiesto me li hai sempre fatti trovare sotto l’albero, pure se qualche capriccio l’avevo arrabattato).

Ecco, mio caro bell’uomo con la barba bianca, siccome io ti ho scritto di me ogni Natale (un po’ come si fa con i parenti),  quest’anno vorrei che tu mi scrivessi un po’ di te…

Veramente la Befana è tua amante? Nel 1931 ti sei venduto per fare alla Coca Cola per pagare i debiti di gioco? Dove e come vivi durante i mesi che non sono dicembre? La renna Rudolf frequenta ancora gli alcolisti anonimi? Conosci un folletto-aiutante che sia bello, intelligente e simpatico? 

E io sono sempre rimasta quella bambina alla quale piaceva tanto scrivere, ma mai dentro le righe. Ti ho domandato almeno 28 regali diversi, perché chi cambia è vivo, eppure oggi – il giorno durante il quale casa mia si veste a festa – potrei solo fare una lista di cosa NON vorrei ricevere, soprattutto pigiama di pile, cioccolato (non lo posso mangiare), bambolotti biondi e strani personaggi preoccupati del giorno in cui mi sposerò. 

Spero di ricevere presto tue notizie, perché io lo so che esisti davvero!!!

❤ Miss Raincoat

[Babbo Natale ha visualizzato senza rispondere]

Buon Natale!!!

Allora? Che cosa avete trovato sotto l’Albero? Avete fatto i bravi? Babbo Natale si è ricordato di voi?

Quanto a me…

Oggi passerò un NataleconiTuoi. Sì, perché anche se si possono fare tutti i discorsi più comunisticolrolex dell’Universo sul fatto che Natale è diventato la Festa del Consumismo, a noi ci piace pure così. Sedersi attorno a un tavolo a fare bisbocce con parenti che un po’ ti fanno ridere, un po’ ti fanno piangere, un po’ te li mangeresti come ripieno del cappone… 

Ah, se nessuno ve l’ha ancora chiesto, “Quando ti sposi?!”

Tanti auguri a tutti voi che credete in Babbo Natale e agli Unicorni!!!

[ne approfitto anche per annunciare alla gentile clientela che, fino all’anno prossimo, saremo CHIUSI PER FERIE]

❤ dalla vostra folle-tta Miss Raincoat

 

“La Madonna della Seggiola” di Raffaello Sanzio

Certo, dire che Babbo Natale non esiste non è una bella notizia. Anzi, è una brutta notizia. D’altra parte cosa si dovrebbe dire? Che ci sono le prove scientifiche dell’esistenza di Babbo Natale? E che esistono le testimonianze di milioni di persone che hanno trovato giocattoli sotto il camino o sotto l’albero?Piero Angela

Questa non è soltanto la tela più bella del Rinascimento, del Raffaello nazionale e del tema Sacra Famiglia/Natale/Compleanno di Gesù, ma un vero e proprio simbolo di italianità. Infatti, Napoleone se l’era portata in Francia nel 1797 con varie altre 99 opere e fu riportata in Italia durante la spedizione post 1815, assegnata allo scultore Antonio Canova dal cardinale Ettore Consalvi. Ricordiamo che Canova aveva conosciuto bene Napoleone e la sua famiglia, essendone lo scultore ufficiale: oltre a ricordarci delle sue Tre Grazie o di Amore&Psiche, infatti, ne è celebre la Paolina “Borghese” Bonaparte.

In origine, comunque, il dipinto faceva parte della collezione della Famiglia Medici e fu commissionato da papa Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici. Possiamo affermare con sicurezza che la sedia nella composizione, detta appunto camerale,  facesse  parte della camera da letto di Palazzo Pitti/Uffizi. Le Sacre Famiglie su supporto tondo erano un oggetto di collezionismo per le case borghesi fiorentine (anche Michelangelo realizzò il famoso Tondo Doni per Agnolo Doni) e si ordinavano in onore di Matrimoni o Battesimi. Cronologicamente, il dipinto venne realizzato dopo l’intervento di Raffaello nelle sale vaticane, con un’ispirazione michelangiolesca (plasticità anatomica e dettagli curati), anche se il nervosismo e la perfezione di posa (il troppo-finito) michelangoleschi sono stemperati dalla dolcezza tipica raffaelliana.

Ciò che rende la Madonna della Seggiola inconfondibile e iconica (Ingres prende spunto da questa per le sue Odalische nell’Ottocento, per esempio)è la cura per i dettagli ricercati. L’oro brilla, i ricami sono alla moda, i colori sono accostati secondo un accordo caldo/freddo e l’anatomia, specie nel gomito del bambino, è esatta…

Inoltre, dietro alla bellezza formale, esiste un’analisi geometrica che basa la composizione sulla forma tonda del supporto pittorico. Grazie a questa correzione ottica, il Bambino sembra ancora più teneramente cicciottello e la Madonna, scivolando in avanti e sollevando una gamba, suggerisce il dondolio curvo del cullare.

In realtà, la scena è molto semplice. Maria guarda verso lo spettatore stringendo Gesù Bambino in un abbraccio materno; affiorando dallo sfondo scuro, il San Giovannino rivolge un gesto di preghiera a Maria (porta il bastone a forma di croce, che lo identifica come precursore di Cristo).

Il sentimento che prevale è la dolcezza, palpabile nel gesto delle teste di madre e figlio che si toccano. Raffaello è noto per aver umanizzato i Santi, rendendoli simili a noi mortali nelle emozioni positive, ma privati dalla corruzione di quelle negative. La firma di questo artista, del resto è la delicatezza: ha saputo rappresentare la morbidezza, la leggerezza e la sensibilità.  Raffaello dimostra il buon gusto senza ostentarlo: la Madonna della Seggiola non è né il sorriso enigmatico della Monnalisa né la tartaruga parlante del David, del resto.

Per Natale guardami almeno una volta come Raffaello dipingeva la sua Fornarina, oh Mr Raincoat!!!

**Palazzo Pitti (Firenze), 1514
Gossip su Fornarina/Margherita Luti

Buon Natale!!!

❤ Miss Raincoat

Caro Babbo Natale,

Per quest’anno, siccome sono stata molto brava…

No, voglio essere sincera. Quest’anno non sono stata poi così tanto brava. L’anno scorso, però, ti avevo chiesto una certa cosa sotto il vischio e avevo pure aggiunto di sapere benissimo che è vietato coglierlo e, per non darti problemi con la Forestale, ti avevo detto che andava bene pure senza.

Lo so… non è stata una mossa furba svegliarmi accanto a uno dei tuoi folletti e poi defilarmela…. Ma –che cavolo– la Befana doveva assolutamente portarmi un regalino di consolazione, dato che tu ti sei dimenticato di me in un anno in cui davvero mi ero comportata da brava bambina, senza dire le parolacce, essere troppo selvatica, fare mosse azzardate, epurando la mia sincerità dalle cattiverie ed equilibrando cause – fatti – conseguenze.

Allora, non biasimarmi se quest’anno, accettando di essere nata in un dì di vento, non mi sono più accontentata e ho voluto anche l’uragano, compresi i cocci del giorno dopo, che ho raccolto e ricucito insieme, come riuscivo.

Perciò, che cosa vorrei per quest’anno?

Un unicorno.

Tu dirai che gli unicorni non esistono o che li vedo solo io, perché tu sei un uomo rude del Nord, abituato a Renne, Bombardino e Rock’n’Roll. Io dico che gli unicorni, se ci badi bene, sbucano fuori sempre al momento giusto (non serve andare nei boschi, a volte basta girare l’angolo dopo 8 ore di lavoro; anch’io ero sicura che li avvistassero solo in Valmalenco o in Osteria, neh!). Sono quelle cose che sono sbagliate, folli, amorali, impensabili, improvvise, fairy as a star when only one is shining in the sky, ma che ti fanno sentire felice e sprizzante di quella polverina magica che accompagna il loro frettoloso trotto:  se non ci  stai attento passano e non te ne accorgi nemmeno….

Ti prometto che ridurrò ai minimi storici le strette di mano, o come cavolino di Bruxelles le vuoi definire, penserò al bene dei miei folletti-turisti, alle coronarie del mio Capo A. e alla meta del mio viaggio di compleanno, che vorrei tanto fare ma non so ancora dove. Ma con unicorno in giardino, sarebbe tutto diverso, non credi? Magari riuscirei a cacciarmi meno nei guai per andare a caccia di farfalle (nello stomaco).

Klaus, insomma, per quest’anno ti chiedo di portare pazienza: ho deciso di essere me. Tu te lo ricordi, vero, quanto era stato straziante avere il Suo regalo sotto l’albero e, al momento di scartarlo, Lui non c’era più? Non voglio più vivere quella sensazione di essere sbagliata, penitente, dimenticata, come se qualcuno mi avesse tolto il diritto di vivere la mia vita. Oggi che sono felice, voglio continuare ad esserlo.

Vorrei tanto un unicorno. Perché… Voglio tenere in mano ciò che mi fa sentire viva come una bolla di sapone. Voglio volere quello che voglio (senza sentirmi in colpa) e credere a Babbo Natale anche se ho quasi 28 anni. Non me ne importa del finale, voglio una storyline avvincente, insomma.

Perciò, ti prego di fare il possibile quest’anno. Lo so che l’anno scorso ti avevo chiesto qualcosa di azzardato, un CiccioBello con il quale avrei giocato qualche mese e poi chissà. Ti avevo chiesto un bacio sotto il vischio quando non facevo altro che fare finta che mi piacessero le romanticherie vuote e che si potessero fare dichiarazioni d’amore con un trolley in mano e un passato ancora da chiudere, che faceva corrente. Perciò, posso avere un unicorno, visto che sono tornata sul lato A del mio disco?

Grazie e all’anno prossimo.

Io Babbo Natale lo seguo qui!

La tua affezionatissima

Patrizia

(Io oggi, da tradizione, ho preparato albero, presepe e affisso la strenna sulla porta di casa)