Cosa Vedere a Morbegno

Avventure di una guida durante la Mostra del Bitto

Quello che ho imparato del mio lavoro è che tutto ciò che si deve imparare sul mio lavoro lo si impara sulla strada. Sembra un aforisma da rapper alla moda, ma in realtà si sta parlando di menare il gregge dei turisti.

Oggi parliamo di come visitare Morbegno durante un affollato dì di festa, baciato da un clima clemente. Certo, vedere quanto gli eventi di Morbegno in Cantina e Mostra del Bitto abbiano richiamato così tante persone che “Pifferaio di Hammelin, lucidami le scarpe”, beh è stato wow . Le parole belle le hanno già spese gli organizzatori sui social networks, ma rimarco che il successo sia da attribuire al fatto che a) si è lavorato a testa china ma sempre con un sorriso immenso e la mano tesa b)siamo una squadra fortissimi, anche se si litiga spesso – ma i grandi amori sono così, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Io che sono solo una guida turistica che potrei aggiungere? Niente, che è stato quasi acrobatico riuscire a destreggiarmi con il gruppo tra bancarelle, calici e altri turisti sfusi (metteteci anche il fatto che sono uno scricciolo alto due mele o poco più) però è stata un’esperienza incredibile e spero di aver lasciato un bel souvenir ai miei ragazzi  io i turisti li chiamo tutti così, perché chi viaggia è giovane dentro).

Ecco, vorrei condividere  l’itinerario che ho deciso di seguire io per l’evento al quale sono stata chiamata alle armi, che per me rappresenta il percorso fondamentale per conoscere il Centro Storico di Morbegno.

  1. Piazza Sant’Antonio – anticamente questa piazza era chiamata “quadrivio” e costituiva una sorta di porta-est del trecentesco borgo di Morbegno (ricordiamo che, come insediamento stanziale per i contadini che discendevano dalle scoscese pendici orobiche, Morbegno nasce nella periferica zona di San Martino, in una zona però infetta dalla malaria, da qui l’origine toponomastica da “morbo”). In questa Piazza, si svolgeva, fin dal Quattrocento, il mercato settimanale e il calendario delle fiere; inoltre, lo spiazzo era nato anche come un parco alberato ed inerbito dove la popolazione più ricca poteva passeggiare e darsi appuntamento. La Piazza prende il nome dall’ex Convento domenicano smantellato da Napoleone (la chiesa venne, invece, sconsacrata nel 1977).
  2. Protiro della Chiesa di S.Antonio – in stile rinascimentale, una monumentale struttura in pietra sovrasta il portale con il tema ciclico di vita e morte, dove anche le colonne ed i profili non sono stati risparmiati dalla decorazione allusiva. L’opera vanta anche la firma del pittore Gaudenzio Ferrari, con la sua affollatissima Natività dal cielo terso come i cieli alpini.
  3. Chiostro della Chiesa di S. Antonio – la decorazione cinquecentesca delle pareti e del cortile individuato da colonne ed archi a tutto sesto ci inseriscono nel clima dell’Inquisizione e del “memente mori” tramite le storie di San Domenico e simboli domenicani. Molto interessante la meridiana con l’iscrizione biblica “sicut umbra vita fugit”.
  4. Via Garibardi (Primo Tratto) – con il naso all’insù, si possono ammirare i terrazzini in ferro battuto, tipici della produzione artigianale della Bassa Valtellina. La particolarità è che sono tutti diversi e diversamente intricati.
  5. Berlenda (Via Romegialli – Piazza San Pietro – Via San Pietro) – è la contrada più antica del borgo: ospitava infatti l’Ospedale Vecchio, il Monte di Pietà, nonché le case di importanti famiglie dell’alta borghesia di Morbegno, come i Castelli di Sannazzaro, dei quali il Palazzo oggi ospita il Municipio. Questo edificio presenta quasi un non-sense: addossato troviamo il campanile della Chiesa di San Pietro, che fu la prima parrocchiale di Morbegno, prima della cessione ai Riformati. Finiamo la nostra tappa ammirando la facciata barocca della stessa, realizzata dalla Confraternita del SS. Sacramento (specie il nero marmo di Varenna e i simboli di San Pietro e Paolo sul portale ligneo), che qui ha sede.
  6. Piazza Tre Fontane – nella piazza più elegante di Morbegno, però, le Tre Fontane non ci sono più (benché esiste una fontana meno antica). Anche qui, l’eleganza è data dai terrazzini e dalle pareti affrescate nel Settecento.
  7. Verso Scimicà (Via San Marco) – prendiamo il primo tratto in salita della Via Priula, che attraverso il Passo San Marco, permetteva di raggiungere i territori della Serenissima. Ci fermiamo un attimo davanti alla particolare Cappella degli Angeli Custodi, che arreca l’iscrizione “in pugna ultima mortis” (solo una buona guida può svelare l’arcano segreto 🙂 )
  8. Palazzo Malacrida – (entrata da prenotare; rivolgersi al Comune di Morbegno oppure a Le Nevi di Un Tempo // Biblioteca Civica) In questo caso, ho sperimentato una visita “al contrario”, dall’alto verso il basso, di questo palazzo in stile settecentesco veneziano: uno sguardo dall’alto dai Giardini Terrazzati, una sbirciatina dall’alcova, per poi ammirare la collaborazione geniale di Cesare Ligari/Giuseppe Coduri nelle illusioni ottiche del Salone d’Onore, senza dimenticare l’apporto del morbegnese Giampietro Romegialli tra le nuvole del “Ratto di Ganimede” sul soffitto dello Scalone . La breve visita termina nell’Atrio, dove gli stemmi del parentado riecheggiano i gossip di questa ricca, sfortunata, ma originale famiglia che ha impreziosito Morbegno di un’arte aggiornata con i tempi.
  9. Via Malacrida – scendiamo da Scimicà percorrendo la discesa verso la Corte dei Miracoli, un’antica abitazione della famiglia Parravicini con archi in cotto e, appunto, corte interna. Scimicà, del resto, era la contrada dei nobili morbegnesi.
  10. Via Pretorio/ Piazza III Novembre – Buttiamo un occhio al Ponte Vecchio sul Bitto con il San Giovanni Nepomuceno, proseguiamo il cammino costeggiando il Palazzo Pretorio e sorridendo alla tela del Gavazzeni, con una Madonna che porta il grazioso viso di sua moglie Rosa, sulla parete dell’ ottocentesco negozio Ciapponi.
  11. Via Ninguarda – rincontriamo Piazza Tre Fontane e ci immergiamo nell’antica contrada Pozzo Modrone, che ospitava i negozi e le locande. Ci perdiamo un po’ con lo sguardo tra portali, archi e altri terrazzini, soffermandoci un po’ sui problemi di cuore di San Giuliano l’Ospitaliere e sulla presunta satira politica di un mascherone a forma leonina.
  12. Piazza San Giovanni – come per sopresa, ci troviamo davanti ad una facciata monumentale, che sembrava così piccola da palazzo Malacrida, la quale ci narra la Storia della Salvezza in una maniera del tutto settecentesca. Al lato della piazza troviamo  la vecchia sede del Monastero di clausura femminile della Presentazione.
  13. Chiesa Parrocchiale di San Giovanni – finiamo la nostra visita entrando nella chiesa per ammirare il tripudio del barocco firmato Pietro Ligari, dalle cappelle fino alle scene del Battesimo in abside. La chiesa conserva le reliquie di Santa Costanza, del Beato Andrea da Peschiera (in cera) e la Sacra Spina donata dal vescovo morbegnese Feliciano Ninguarda. Una delle particolarità di questa chiesa è il colore delle pareti: viene chiamato colore dell’aria ed è un color polvere capace di far sembrare diverso l’ambiente in ogni diversa condizione luministica.

Ovviamente, non posso dimenticarmi di ringraziare un po’ tutte le persone che si sono fatte in mille pezzi per fare funzionare tutte le quisquilie delle manifestazioni concatenate. In modo particolare, la dott.ssa Bianchi che ha scelto me come un pokemon vincente (e chiedo scusa alle Nevi di Un Tempo se sono stata io quella che ha corso con il testimone in mano, spero di non averci fatto fare una brutta figura!), il Consorzio Turistico, specialmente F. che mi ha prestato le chiavi del Chiostro e l’Amministrazione di Morbegno che mi ha letteralmente aperto le porte di Palazzo Malacrida (anche se non si poteva, o forse no). Per ultimi, ma non in ordine di importanza, ringrazio i turisti, dacché senza di loro si dovrebbe parlare da soli!

E, alla fine, tarallucci (anzi, sciatt) e vino! (finché non chiama irrimediabilmente fuori) — 

Se non sapete cosa sono gli sciatt, guardate qui.

p.s. Se qualche mio Capo o simile ha letto questo post, sappia che, per il prossimo anno, vorrei una bandierina da agitare tra la folla come le guide dei film!!! (oppure un palloncino a forma di unicorno ubriaco) :*

❤ Miss Raincoat

I Ponti di Lubiana

Lubiana è la capitale della Slovenia, caratterizzata da una storia sia italiana sia tedesca sia slava e che, così, anche stilisticamente, fonde un miscuglio di Barocco e Art Nouveau. Quindi, è una città che, sebbene a rilento, negli ultimi anni si è sviluppata anche turisticamente (pure per i costi che restano ancora abbastanza contenuti), benché lasci al turista l’esperienza di un clima “a misura d’uomo”.

Non ci troviamo nella Slovenia “patinata”, quella delle spiagge a buon mercato. Siamo nel cuore della nazione, in una valle tra il Carso e le Alpi, segnata da un fiume, il Ljubljanica. Lubiana, infatti, ha un centro storico caratterizzato da diversi ponti.

  • Ponte dei Calzolai (pedonale) – Čevljarski Most – Qui i calzolai vendevano le loro merci durante il Medioevo. Inizialmente  il ponte era in legno; dopo essere stato ricostruito varie volte nei secoli per via di incendi e inondazioni, oggi ne vediamo la versione del 1932: un ponte ad arco in cemento armato. In zona Università.
  • Ponte dei Draghi (stradale) – Zmajski Most – Questo ponte  del 1901 è uno dei migliori esempi dell’Architettura della Secessione Viennese e nasce come un tributo all’imperatore Francesco Giuseppe, ma nel 1991 le particolari statue dei draghi viennesi ebbero la meglio sul nome di battesimo. La costruzione ne ha sostituito un’altra crollata durante il terremoto del 1895. In zona nord del Mercato Centrale.
  • Triplo Ponte (pedonale) – Tromostovje – Ha delle balaustre con più di 600 colonnine in cemento. Anche questo ponte era di legno, ma fu ricostruito nel 1842 da Giovanni Picco, un architetto italiano trapiantato in Austria. Chiamato il Ponte di Franz, come l’arciduca austriaco, è caratterizzato dai due archi e da una recinzione. Tra il Centro Storico e la Città Nuova.

Tra il Ponte dei Draghi ed il Triplo Ponte troviamo la Cattedrale di San Nicola, una settecentesca chiesa gesuita in stile barocco. La riconosceremo subito per via delle sue cupole verdi e delle sue due torri.

  • Ponte dei Macellai (pedonale) – Mesarski most – Doveva essere costruito nel 1930, ma il progetto venne accantonato per via della Seconda Guerra Mondiale; l’idea è stata semplificata e attuata nel 2009. Oggi ammiriamo un ponte con pavimento in vetro e sculture che rappresentano Adamo, Eva, un Satiro e Prometeo.  Tra il Mercato Centrale e il Lungofiume. 

Nella zona nord di Lubiana troviamo un  grande parco, Tivoli. La più grande area verde della città ospita: il seicentesco Castello di Tivoli ** (che fu proprietà anche di Radetzky e con i celebri cani scolpiti in entrata) il Lago rettangolare nella zona sudovest, il complesso sportivo detto Tivoli Hall e il Museo di Storia Contemporanea nel settecentesco Palazzo Cekin.

** da non confondersi con il Castello di Lubiana, la fortezza militare che domina sul centro storico e che si può raggiungere con una funicolare a forma di cubo di vetro.

Dove finire a tarallucci e vino?
  1. Pivnica Union – il pub – birrificio per chi è desideroso di qualità in un ambiente informale. Molto vicino alla Tivoli Hall nel Parco Tivoli.

  2. Cutty Sarky – per i più modaioli e per chi vuole rimanere nel Centro Storico, questo pub, eccellenza per chi vuole degustare qualcosa ascoltando musica. La cura del servizio, la difficoltà di trovare posto e i prezzi tipici di un centro storico, però… Molto vicino alla Cattedrale.

Ho scelto Lubiana perché è una delle città che mi ha fatto scoprire il mio fratellone acquisito, che in questo mese ha fatto gli anni. Come farei senza i nostri discorsi simbolici sulle Ginger Ale, le Corona e i Cuba Libre?

❤ Miss Raincoat

Davos

Aspettando l’anticiclone che riporterà il buon umore a questo maggio un po’ piangiolone, mi è nata la curiosità di sapere che potrei fare io, umile guida turistica, a Davos, ridente località alpina nel Canton Grigioni, conosciuta ai più per l’annuale Forum Mondiale dell’Economia. E, per piacere, pronunciatelo Davòs e non Dàvos, come certi giornalisti…

  • Davos è lo scenario de “La Montagna Incantata” del nobel Thomas Mann, ispirato del soggiorno che ci fece la moglie nel 1912. Il paesino montano, infatti, è uscito dall’anonimato nell’Ottocento, grazie alla costruzione di sanatori e stabilimenti termali.
  • Oggi la località è turisticamente appetibile per gli amanti della neve. Nel 1934, un giovane istruttore (perché in svizzera non hanno tempo nemmeno per le scappatelle) rese famosa Davos per il primo skilift. A parte questo, ci troviamo nel paese più alto delle Alpi, a 1560 metri d’altitudine. Il suo comprensorio di piste, ben attrezzate anche per le uscite notturne, vanta il percorso più lungo d’Europa (a Parsen –  12km con 2000 metri di dislivello). Chi desiderasse un’alternativa romantica sappia che a Davos sono state ideate le omonime slitte davos (che, per capirci, sono simili a quelle di Heidi). Nella Davos Vaillant Arena, stadio di hockey dell’HC-Davos, possiamo assistere alla Coppa Spengler nel mese di dicembre.
  • Da guida valtellinese non posso non citare l’alternativa mozzafiato al Trenino Rosso del Bernina. Sto parlando del Glacier Express (St. Moritz – Zermatt), che passa anche per Davos. Inoltre, la ferrovia storica Davos- Landquart, viene servita da un treno a vapore in alcuni periodi dell’anno. Tutte le info su queste linee qui
  • Per chi fosse, invece, più come la signorina Rottermeier troverà piacevole passeggiare per le vie del paese. Davos si divide in parte antica (Dorf) e parte nuova (Platz). Davos Dorf fu abitata fin dall’Età del Bronzo e, nel Medioevo, ospitò una numerosa comunità di Walser esuli. Qui troviamo la Chiesa di San Teodulo (con stanza affrescata risalente al 1350) e l’Heimatsmuseum (il Museo di Storia Locale allestito in una tipica casa engadinese del Seicento). A Davos Platz c’è la Chiesa di San Giovanni con un campanile altissimo quattrocentesco e il Museo degli Sport Invernali, nella vecchia sede delle Poste, il quale conserva abiti e attrezzature d’epoca.
  • Per gli intenditori, il migliore museo  è il Museo Kirchner. Il pittore espressionista tedesco trascorse a Davos l’ultima fase della sua vita tormentata. Il museo mette in mostra i suoi lavori più intimi e anche le opere degli altri colleghi del Gruppo Die Brücke.
  • Dove alloggiare a Davos? C’è l’imbarazzo della scelta tra hotel più spartani e ultra-lusso, ma la mia scelta ricadrebbe sul particolare complesso di igloo, l’Iglu Dorf“Godetevi indisturbati i vostri momenti felici sui letti rivestiti con le pellicce di agnello”, recita la promo del sito. Si tratta di un villaggio di igloo ricostruiti ogni  anno, che si compone di igloo-albergo e di un igloo-ristobar. Nel Ristorante si possono consumare fondute, taglieri, vin brulé, the caldo e un ottimo prosecco. La soluzione alberghiera di base, oltre al pernottamento in sacchi a pelo omologati fino a -40°C + lenzuola, include l’utilizzo di una sauna comune, vari trekking, aperitivo, colazione e cena a base di fondue. L’estrosa sistemazione è mediamente costosa: la tariffa intera parte da 129 €. Più informazioni qui.

Bella e tutto, neh. Ma io preferisco il mare…

❤ Miss Raincoat (con imbottitura d’agnello)

L’Affresco del San Giuliano a Morbegno

Ancora una volta, ci immergiamo nel centro storico della “capitale” del Terziere Inferiore…

Siamo in Via Ninguarda, quella viuzza laterale di Via Garibaldi che prende il nome dal Palazzo di Famiglia del vescovo morbegnese Feliciano Ninguarda (lo ritroviamo, infatti, in un bronzo all’ingresso del portale di questa casa “ad androne”). Un  tempo, questo quartiere era chiamato Pozzo Modrone (per via della presenza di un pozzo probabilmente risalente al periodo del dominio visconteo) e, differentemente da oggi, era molto frequentato e rumoroso: era il passaggio obbligato per la Berlenda (verso la Chiesa di San Pietro e il Palazzo del Podestà), dove gli artigiani e i commercianti lavoravano nelle loro botteghe.

All’imbocco di questa strada, troviamo un pub. Grazie a un affresco posto sulla sua parete, possiamo dire con certezza che, fin dal Quattrocento, questo edificio ospitasse una locanda

L’Affresco della Madonna e di S. Giuliano ha un’ importanza storica, perché nella fascia decorativa superiore è datato in maniera minuziosa: 20 ottobre 1470. Nella fascia inferiore, invece, l’iscrizione “O ti che passi per la via saluta la Verzene Maria” è simile al “Se pietoso tu sei o passeggere o dammi un soldo o dimmi un Miserere” in Via Napoleoni oppure alla citazione dalle Lamentationes in Piazza Tre Fontane; inoltre, la Madonna qui rappresentata (probabilmente da uno di quei pittori itineranti quattrocenteschi) è analoga alla Madonna del Petacco alla Madonnetta e all’Affresco del Ristorante “Fiume”. 

Nonostante le dimensioni della fascia sottostante alla Madonna in Trono con il Bambino (ritto e benedicente), è proprio l’episodio di San Giuliano l’Ospitaliere, a raccontarci dell’antica locanda, in quanto il Santo è protettore degli albergatori e degli osti.

San Giuliano ha un’agiografia molto avvincente. Viveva nelle Fiandre, vicino a Bruges, dove birra, cioccolatini e patatine fritte non mancano. Inoltre, era anche un tipo facilmente infiammabile e con l’hobby della caccia. Un giorno, durante una parata incontra un cervo parlante, che è Gesù trasfigurato, il quale gli predice che avrebbe ucciso i suoi genitori. Ovviamente Giuliano fa spallucce e, neanche a farlo apposta, tornando a casa trova la sua camera da letto occupata. Credendo che si trattassero della moglie con l’amante, sfoderò la sua spada e ne diventò assassino. È proprio questo che rappresenta il nostro affresco: la moglie che alza le mani, innocente, e Giuliano che si rende conto che nel letto c’erano i suoi genitori, ospitati dalla sua consorte. Per espiare la sua colpa, Giuliano diventa una sorta di accompagnatore turistico per i pellegrini verso Roma. 

L’unico caso in cui “amore, non è quello che sembra” non fu che la pura verità. 

❤ Miss Raincoat

 

 

Orvieto

La domanda più intelligente che mi è stata posta durante il periodo di festeggiamenti apocalittici per il mio compleanno è stata “Ti posso regalare un viaggio? Dove vorresti andare?”. Non so per quale motivazione, ma – di getto – ho nominato Orvieto.

Le motivazioni, in realtà, sono queste…
1. La Raggiungibilità

Orvieto è raggiungibile con i mezzi pubblici (treno) prendendo la Freccia Rossa fino a Firenze – Santa Maria Novella e un Regionale Veloce fino a Orvieto – Scalo. Il viaggio a/r costa attorno ai 100 € (io consiglierei anche di organizzarsi per rimanere un’oretta nei pressi della stazione omaggiata da Pupo). Con i mezzi propri si può arrivare a Orvieto – Scalo, precisamente in Piazza della Pace e trovare un parcheggio gratuito (per ogni tipo di veicolo e munito di servizi – 450 posti) ad un passo dalla Funicolare (in Piazza Matteotti). La Funicolare, proprio dirimpetto alla Stazione Ferroviaria insieme alla Stazione dei Bus (per le altre mete umbre), ci permette di raggiungere Piazza Cahen, dove è situata la “vera” Orvieto. Il costo del biglietto della funicolare è 1,30€ (gratis fino ai 6 anni – validità 90 minuti) lo stesso biglietto dà diritto di usufruire dei minibus che portano da Piazza Cahen al Duomo o a Corso Cavour – le corse di funicolare e minibus si effettuano ogni 10 minuti dalle 8,00 alle 20,30. Il Duomo o Piazza Cavour distano 10 minuti a piedi. 

2. La Geografia e il Paesaggio

Orvieto, in provincia di Terni, è situata nella parte occidentale dell’Umbria a 325 metri di altitudine. La rupe tufacea sulla quale è abbarbicata domina la valle dei fiumi Paglia e Chiani. La nebbiolina magica dalla quale è spesso avvolta la fa sembrare l’Olimpo di Pollon. Il suo Centro Storico, invece, è un dedalo di viuzze antichissime.

3. L’Arte alla Portata di Tutti 

Quello che farei io ad Orvieto è scegliermi un paio di monumenti da visitare approfonditamente e, in seguito, concedermi i cosiddetti giri turistici (che i più intellettuali chiamano il sightseeing) e, dato che ci sono, di esplorare i negozi di artigianato locale (celebre per le ceramiche e per il vino). 

I monumenti orvietani che destano la mia curiosità sono il Duomo e il Pozzo di San Patrizio. L’ingresso al Duomo, compreso di Cappella di S. Brizio, costa 4€ (se si aggiunge 1€ si possono visitare anche il Museo dell’Opera nei Palazzi Papali e la gipsoteca presso S. Agostino). Per scendere dentro al Pozzo il biglietto è di 5€. Le entrate sono acquistabili nelle biglietterie in loco.

Vicino a Piazzale Cahen troviamo il Tempio Etrusco(che si trova all’interno di un giardino pubblico) il Pozzo di San Patrizio e la Fortezza dell’Albornoz. Proseguendo un po’ verso est della piazza ci troviamo alla Porta Rocca, che è anche un’ampia balconata sulla vale e sulle mura antiche. Il Pozzo di San Patrizio, che garantì ad Orvieto l’acqua anche in caso d’assedio, è collocato alla fine di un viale alberato.

Attorno a Piazza Duomo troviamo, da una parte, l’importante chiesa e, di fronte, la Torre di San Maurizio con orologio (a sinistra) e il Palazzo dei Papi/Soliano sede del Museo dell’Opera (a destra). Il Duomo è considerato un capolavoro del Medioevo e uno dei rari esempi di Gotico Italiano. Ce ne accorgiamo anche solo ammirando l’esterno, costernato da rilievi, portali e quei magnifici affreschi su fondo oro in facciata. Eppure, non si può lasciare Orvieto senza aver visto le Scene dei Dannati di Luca Signorelli nella Cappella della Madonna di San Brizio. Il Duomo conserva anche la reliquia della Porziuncola, un lembo di lino sul quale il vino eucaristico si sarebbe tramutato in sangue. 

In Corso Cavour, dove potremo ammirare anche il Palazzo dei Sette e la Torre del Moro, possiamo anche pernottare presso l’Hotel Corso (offre anche la possibilità di mezza pensione presso un ristorante convenzionato; in modalità b&b costa ca. 50€  in una doppia)

Per le nostre passeggiate non possiamo dimenticare Piazza del Popolo (con il Palazzo del Capitano e la romanica Chiesa di San Rocco), Piazza della Repubblica (con il Municipio e la torre campanaria dodecagonale  della Chiesa di Sant’Andrea), Via Malabranca, che ha un panorama imperdibile, verso Via della Cava (+ Chiesa di San Giovenale e ex chiesa conventuale di Sant’Agostino) e di Via Ripa Serancia (con le caratteristiche case in tufo).

[Per maggiori informazioni circa il soggiorno e i siti turistici qui

 

** Tanti auguri di Buon Compleanno a mia Sorella (per domani ), che ha ispirato questo post (oggi). I love you **

❤ Miss Raincoat

 

 

 

Schwarzwald (Foresta Nera)

Siamo nel Land del Baden-Württenberg, in una delle zone climaticamente  ed enogastronomicamente più favorevoli  della Germania, molto vicini sia alla Francia sia alla Svizzera (è chiamata anche la Toscana Tedesca). Qui esiste anche una minoranza linguistico- dialettale detta Schwaben (in italiano “Svevi“), gente che – nell’immaginario collettivo –  è avara e sempliciotta (insomma, i nostri genovesi).

[Qui potete trovare informazioni dettagliate sulla Foresta Nera]

Friburgo in Brisgovia (da non confondere con la cittadina svizzera), gode appieno della sua posizione immersa nelle campagne famose per la produzione vitivinicola (le cosiddette colline del Kaiserstuhlletteralmente “il Trono dell’Imperatore”). Oltre ad avere la vivacità tipica delle città universitarie, è alle porte di Colmar e Strasburgo in Francia e di Basilea in Svizzera.

Dall’Italia, è raggiungibile con i mezzi pubblici portandosi a Chiasso con le Ferrovie Italiane – proseguire fino a Basilea con le Ferrovie Svizzere – arrivando a Friburgo con le Ferrovie Tedesche. Con mezzi propri, il viaggio prevede un itinerario che percorre la Svizzera, toccando Lugano, Lucerna e Basilea (da Sondrio sono 5 ore e 20 ca. di viaggio).

Il monumento più importante di Friburgo è la sua Cattedrale in puro e ricco stile gotico, con i tipici doccioni mostruosi (il portale, oltre che ad essere un capolavoro dell’intaglio del legno, riporta anche le misure che servivano ai mercanti per vendere la merce). Ogni mattina, nella piazza antistante, si può partecipare al coloratissimo Mercato di frutta, fiori, verdura e prodotti regionali. L’altra caratteristica distintiva della cittadina è la presenza delle due porte medievali, la Schwabentor  e la Martinstor (particolare per l’insegna bianca di McDonald’s, che di solito è gialla). Altri edifici da non perdere sono il Zum Roten Bären (uno dei più antichi alberghi tedeschi, in attività ininterrotta dal 1120) e la Haus Zum Wahlfisch (che ospitò Massimiliano I, Erasmo da Rotterdam e alcune riprese di “Suspiria”). Non dimentichiamoci, infine, dei ruscelli che attraversano il centro storico (la leggenda vuole che se ci finisci dentro, a Friburgo troverai la tua dolce metà!!!).

La via dello shopping di Friburgo è la Kaiser-Joseph-Straβe (in gergo chiamata Kajo), un chilometro nel mezzo del centro storico, che ci porta da una porta all’altra. Al lato della Martinstor non si può che fermarsi alla birreria Martins Braü.

Martins Braü non serve solo birre artigianali, ma anche il vino tipico di questa zona e pietanze regionali (come il bratwurst che ho apprezzato molto). La birreria è la Gasthaus (locanda) più antica di Friburgo. Sul sito potete trovare anche il listino.

Ovviamente, qui si può concedersi anche una fetta di Torta della Foresta Nera. La Schwarzwälder Kirschtorte è un dolce a base di ciliege (e non amarene!), pan di spagna, panna montata, cioccolato e bagna di kirsh (brandy di ciliegia). La torta è legata alla tradizione nuziale di piantare un ciliegio, pianta molto diffusa nel Baden.

Io non ho soggiornato in città, ma a Schallstadt (a 10 km e raggiungibile anche in treno da Friburgo). Nella frazione Mengen esiste un albergo immerso nella natura in stile Cappuccetto Rosso che si chiama Allemannenhof, dotato di parcheggio gratuito, winebar, ristorante (possibilità di mezza pensione o di mangiare alla carta), oltre che di un meraviglioso giardino. Il prezzo di una notte in una doppia + colazione sia aggira sui 70 €.

[Tutto quello che potrebbe fare al caso vostro se approdate a Friburgo, comunque, lo trovate qui]

❤ Miss Raincoat

Il Ponte Vecchio di Morbegno

#festadelladonna **Ragazze, ho finalmente trovato un uomo di pietra e tutto ad un pezzo!!!**

Ci eravamo lasciati con il Draghetto che ha ricevuto tanti ossequi [chi se lo fosse perso se lo ritrova qui]. Ecco, a un passo da questo simpatico battente parlante troviamo il Ponte Vecchio che, con tanta immaginazione e unicorni, ci fa sentire un po’ sulla Moldava. 

Il Ponte Vecchio, che attraversa il torrente Bitto,  fu ricostruito nel 1883 per permettere il passaggio della Strada Regia (Colico – Sondrio), anche se esisteva già in tempi passati. La statua in stile barocco che adorna e impera sul ponte rappresenta San Giovanni Nepomuceno (che non si deve scambiare né con il Battista né con l’Evangelista). Questo santo, veneratissimo in Boemia, è spesso invocato contro le inondazioni: storicamente il Bitto ha allagato la cittadina più e più volte, infatti.  Sul basamento troviamo la data 1756 (il Nepomuceno diventò Santo nel 1729!!!) e lo stemma di Morbegno (la spada e le chiavi, simboli di Pietro e Paolo, ossia i patroni). L’artista che la scolpì fu Giovanni Battista Adami di Carona, appartenente alla prolifica stagione degli scalpellini ticinesi. Il San Giovanni Nepomuceno è stato un po’ turista: alla nascita fu posto nei Giardini Melzi (sempre affacciati sul torrente), poi posto sul ponte guardando le Alpi Orobie e, infine, rivolto verso il borgo.

San Giovanni Nepomuceno ha una storia da vera rockstar. Il Re Venceslao di Praga lo gettò nella Moldava dal Ponte Carlo nel 1393 (precisamente il 16 maggio, giorno della sua ricorrenza), perché, da presbitero, tenne per sé la confessione della regina Giovanna, che faceva le corna al marito. Il corpo del Santo venne trovato sulle rive del fiume circondato da una strana luce che, bando alle elezioni, aveva la forma di cinque stelle. 

Il modello artistico di tutte le statue rappresentanti questo Santo, tra cui la nostra, è la Statua di Jan Brokof del 1683 posta sul Ponte Carlo. La maniera in cui il soggetto abbraccia la croce, inoltre, è valsa all’opera morbegnese il nomignolo di San Giovanni Chitarrista o San Rock, in merito alla sua collocazione nella contrada San Rocco (che io porto nel cuore avendoci passato vari anni con una persona speciale).

Il Ponte Carlo e il Ponte Vecchio hanno anche delle analogie storiche non volute. Il celebre e romantico ponte di Praga ha sostituito un ponte più antico ceduto per un’inondazione. Delle trenta statue di questo ponte, quella ad aver conservato l’aspetto più originario è proprio quella di San Giovanni Nepomuceno (ed è anche quella che, toccata con la mano sinistra, porta fortuna per 10 anni). Ma non mi dilungherò in particolari intimi su Jan Nepomuceno, dato che la leggenda vuole che di notte la statua prenda vita nella capitale ceca!!!

Nel 1719 fu trovata la lingua del martire ancora intatta nella sua lapide presso la Chiesa di San Vito a Praga, perciò diventò la figura sacra per eccellenza in Boemia. Il suo culto si diffonde nel resto della Vecchia Europa grazie ai Gesuiti che, durante la Controriforma, a dispetto di alcuni filo-luterani, erano completamente a sostegno della confessione, del segreto e della sincera penitenza. Praga, così come la Valtellina, fu teatro della Guerra dei Trent’Anni (Defenestrazione //  Sacro Macello). Così, il San Giovanni di Morbegno, oltre a sorvegliare il fiume, va ad essere un dito medio rivolto verso i Governatori Grigioni di fede evangelica.

Ecco svelato il motivo per il quale, su Instagram, le mie foto di questo scorcio valtellinese sono etichettate #notinprague. Quanto amo i ponti e le persone che sanno trattenere i segreti!!!

*****[Specifico anche che è stato un prezioso regalo di compleanno :D]*****

❤ Miss Raincoat

Il mio angolo preferito di Morbegno

Una guida non può non avere il suo posto del cuore in ogni luogo che racconta. A Morbegno, questo è il mio – io, convenzionalmente, lo chiamo il Draghetto di Morbegno.

Qui siamo in Via Carlo Cotta, tra la porta di San Rocco e il Ponte Vecchio, ma questo battente non salterebbe mai all’occhio se non si sapesse della sua esistenza.

Tuttavia, i palazzi del Sei/Sette-cento valtellinese sembrerebbero fin troppo seri senza la grazia dei ricami in ferro battuto dei terrazzini e dei portali – uno diverso dall’altro e tutti simbolici – che rendono caratteristiche le vie e le viuzze del centro storico di Morbegno.

Il ferro battuto è una grande scoperta tecnica dell’homo faber, ossia quella del poter modellare il metallo duro tramite un processo di riscaldamento, per secoli considerato una pratica magica. Afrodite, per quanto preferisse i muscoli di Ares, si era sposata Efesto, dio del fuoco e delle fucine.

Per quanto riguarda il suo utilizzo artistico, cioè non finalizzato alla manifattura di strumenti e armi, si può ipotizzare che sia stato diffuso dal Medioevo dai Conventi. Da queste scuole, si formarono i cosiddetti fabbri itineranti (si muovevano di città in città offrendo la manodopera al migliore offerente).  Un pezzo d’arte d’antan molto pregiato, del resto, fu la chiave di ferro battuto per aprire chiese e luoghi sacri. 

Il ferro veniva estratto dalle miniere e poi fuso nelle forge. Un paese valtellinese molto famoso per l’estrazione del ferro (nella Val Madre) e per le fucine (sul Torrente Madrasco), già attive nel Trecento, è Fusine, sulla sponda orobica, che deriva pure la sua toponomastica da questa preziosa attività.

Per quanto riguarda la scelta dell’immagine del drago, possiamo percorrere due strade interpretative: 1– simbolo del male e del peccato, che va esorcizzato 2– portafortuna posto a guardia di un tesoro o di una casa. Dipinto su un palazzo di questa stessa via, troviamo un altro drago, quello che San Giorgio sconfigge in nome della Santità. Inoltre, il drago è anche presente nel repertorio di numerosi stemmi nobiliari, per esempio quello dei Visconti.

Nel repertorio delle leggende valtellinesi c’è anche quella del basilisco, temibile piccolo drago volante che può uccidere con un solo sguardo. Il lembo di terra tra il Culmine di Dazio (sponda alpina retica, sopra Ardenno) e il Crap di Mezzodì (sponda alpina orobica, sopra Forcola) era chiamato, almeno fino all’Ottocento, Stretta di San Gregorio: nella località omonima, infatti, la strozzatura ad esse del fiume Adda costringeva chiunque si recasse verso la Media Valtellina a continuare il suo viaggio in traghetto, per raggiungere l’altra sponda della Valle e risalirla. Ecco, pare che – in aggiunta alla tortuosità della via – ogni tanto, i simpatici basilischi percorressero in volo le due cime che fungevano da “colonne d’Ercole“.

** Ringrazio il mio amato Draghetto per avermi casualmente fornito l’ulteriore riprova che … noi guide siamo anche piuttosto cagionevoli alla serendipità. Alla fine, la verità la troviamo sempre! (Quanto è bella la canzone di Noemi con il video unicornoso, piuttosto???) **

❤ Miss Raincoat

 

Un weekend a Bari

Se Parigi avesse il mare, sarebbe una piccola Bari” – proverbio barese

Forse, il detto popolare ci calca un po’ la mano con il campanilismo, ma Bari è encomiabile per essere una città di mare del meraviglioso Sud italico e con tutte ‘e cose del centro storico da vedere a piedi.

Vediamo come potrebbe essere organizzata una toccata e fuga nel capoluogo pugliese…

La Stazione di Bari Centrale (in Piazza Moro) è raggiungibile con Frecciarossa di Trenitalia , che è la soluzione che consigliamo, perché non dista che un chilometro circa dal centro storico. Tuttavia la città ha anche un aeroporto. Bari è servita dal trasporto autobus gestito da Amtab (biglietto: ordinario singolo 1,00 € – giornaliero 2,50 €).

Altre Info (Ristoranti, Bar, Pub, Alberghi, Noleggio, Tour Organizzati…)

I  luoghi imperdibili di Bari
  1. Basilica di San Nicola – In questo suggestivo edificio religioso in stile romanico riposano le spoglie di Babbo Natale e si praticano ambo i riti cattolici e ortodossi (aperta tutti i giorni dalle 7 alle 20 – il Museo del Tesoro adiacente costa 3,00€)
  2. Bari Vecchia (Quartiere San Nicola) – Le vie che si snodano dal porto vecchio a quello nuovo sono intricate quanto un labirinto e sono tappezzate di chianche (pietre del selciato). Questo quartiere è cinto da mura e vi svetta il Castello Normanno, ma vi sono anche numerose chiese. Alla sera è qui che si scatena la movida barese.
  3. Lungomare – in stile Liberty, fu inaugurato in epoca fascista ed è caratterizzato da eleganti palazzi, parchi e una meravigliosa vista sul Mar Adriatico.
  4. Castello Normanno Svevo – l’edificio fu innalzato per proteggere la città guardando minaccioso verso il mare, come la Basilica in stile Romanico. La costruzione comprende il celebre mastio di Federico II, un ponte sul fossato, un portale gotico ed un cortile rinascimentale; al pianterreno troviamo una gipsoteca dei calchi delle architetture pugliesi (aperto tutti i giorni, tranne il mercoledì, dalle 8,30 alle 19,30 – 3,00 € + gratis da 0 a 18 anni)

Una gita fuori-porta potrebbe essere…

ad Alberobello, il paese dei trulli a 55 km da Bari – si può raggiungere noleggiando un mezzo tramite la S.S. 16 – uscita a Monopoli – S.P. verso Alberobello.

Insomma, abbiamo messo ‘u quadre mmenze a la chiazz [il quadro – di S. Nicola – in mezzo alla piazza, è un’espressione per riferirsi a un segreto rivelato]

❤ Miss Raincoat

 

 

Back to the City: Milano

[Citazione] Milano non piace quasi a nessuno di quelli che ci vivono. Non amano il ritmo che li spinge sempre di corsa. Hanno problemi di stomaco per i panini alla piastra e i piattini di verdura. Non sopportano la puzza di piscio dei sottopassaggi, l’odore del vomito dei tossici, il lastricato di preservativi nelle viuzze, la moquette di cacche di cane. Sognano il verde e trovano solo qualche albero morente e i parchi strapieni di polizia pronta a dirti che non sta bene sedersi sulla poca erba a farti i cavoli tuoi. Sono disorientati dalla mancanza di punti di ritrovo, dalle poche piazze senza panchine, dagli stili architettonici accrocchiati, dalle case a forma di cubo, di ananas, di pigna, di finto rococò e finto gotico. Non capiscono che Milano non è una città, ma un grumo di lava che ha subito tutte le Furie. Che è sterile, come il deserto, e per starci bisogna essere attrezzati. Che non è adatta ai dilettanti. Per questo la amo. (Sandrone Dazieri)

Come arrivare a Milano e non perdersi?

Io viaggio Ovunque in Lombardia è un biglietto cumulativo che permette di usufruire di tutti i trasporti pubblici. Il giornaliero costa 16,00 € , va obliterato alla prima stazione dell’itinerario e vale fino alla mezzanotte. Anche se non può essere acquistato online, non ha scadenza e, quindi,  può essere comprato in tutte le stazioni lombarde sia con anticipo sia in ritardissimo (infatti, si può anche obliterare manualmente scrivendo stazione, data e ora in un apposito spazio prestampato sul biglietto). Se il vostro dubbio è come ovviare il problema dei tornelli automatici della Metro o simili, niente paura, perché basta passare in quelli concepiti per i disabili, ossia quelli con il simbolo della carrozzina. Per non sbagliare treno nelle Stazioni un po’ più grandi di quelle di provincia, invece,  badate sempre di controllare sul tabellone sia il Gate (contrassegnato con lettera) sia il binario (contrassegnato con numero)

Schema Metro Milano – (Stazione centrale – Duomo è la Gialla/Comasina)

Si risparmia davvero con IO VIAGGIO?

Io devo fare una tratta in treno di 1h  e 49min fino in Stazione Centrale e utilizzare la Metro per andare in Centro. A/R in treno mi costerebbe 9,20 € x2 + 2 biglietti urbani ATM 1,50 €  minimo x2 (considerando che 1 biglietto = 1 entrata in metro) – vado a risparmiare 6 euro ca. se utilizzo una sola volta la metro. Bisogna un po’ farsi i calcoli, perciò.

Una passeggiata intorno al Duomo

A Milano c’è davvero molto da fare e da vedere, che un post unico ovviamente non basterebbe. La Stazione Centrale stessa è un monumento. La Pinacoteca di Brera, il Castello Sforzesco, il Teatro della Scala, San Satiro, Sant’Ambrogio, Santa Giustina ad Affori (che ho recentemente scoperto), il Museo della Scienza e della Tecnica …. [potremmo andare avanti delle ore]

Per chi non è mai stato a Milano, per chi ci ritorna dopo secoli, per chi ne sente la nostalgia, per chi pensa che Milan l’è semper Milan, la Piazza Duomo, però, è sempre la meta di pellegrinaggio più simbolica.

Scendendo dalla Metro, ci si trova di fronte alle guglie del simbolo di Milano, il Duomo dedicato a S.Maria Nascente. La caratteristica distintiva dell’edificio, oltre alla sapiente fusione di Gotico e di Romanico Lombardo, è la straordinaria abbondanza di sculture dell’esterno (busti, giganti, mostri e, infine, le guglie di coronamento). La celebre Madonnina segna il punto più alto della chiesa, 4,16 metri.Attraverso l’ascensore contenuto nel contrafforte est del braccio nord del transetto si può accedere alle terrazze del Duomo, dalle quali si gode una straordinaria vista sul fitto ricamo di guglie e sulla città. Ovviamente, essendo un monumento importante, consideriamo che, all’entrata, verremo sottoposti a un controllino d’ordinanza!

Sito Ufficiale

Alla destra del Duomo, troviamo lo store Mondadori, celebre per le presentazioni/firma copia, ma anche il paradiso per i mangialibri + amanti delle cianfrusaglie da cartoleria.

Più Info

A sinistra del Duomo troviamo la Galleria Vittorio Emanuele (** in foto).  Considerata, per l’eleganza e per la presenza di negozi di lusso, il salotto di Milano. Viene considerata anche l’archetipo dell’Architettura del Ferro e delle Gallerie Commerciali ottocentesche.

Storia e Arte

Sempre proseguendo lungo il lato sinistro dell Duomo troviamo le Terrazze Aperol [nel mezzo l’H&M] e la Rinascente.

Le Terrazze Aperol trovano spazio nella sede storica del Caffè Motta, nato nel 1928. Per tre generazioni di milanesi il Caffè Motta ha rappresentato  di ritrovo, per la borghesi, intellettuali, studenti ed artisti . In questo momento è la location più cool per il rito dell’aperitivo con lo Spritz.

Sito Ufficiale

La Rinascente è il primo negozio italiano di abiti già confezionati, sorto a Milano, imitando Parigi, nel 1889.

Sito Ufficiale

A tal proposito, ho visto la borsa di Monet  firmata Louis Vuitton della quale mi sono innamorata (che costa solo 2100 euro)! 

Dove mangiare bene per una cifra non esosa in centro?

(Niente McDo il giorno dopo la palestra! Comunque, troviamo il FastFood davanti al Duomo e alle Palme!)

Replay Si trova in Piazzetta Pattari, parallela a Corso Vittorio Emanuele, tra Piazza Duomo e Piazza San Babila. È un locale carino e tranquillo, che permette stare in relax mentre fuori regna il caos (è molto frequentato ma l’attenzione per i clienti è encomiabile). Il locale ha anche un arredamento che mi è piaciuto molto, specie le lampade con i limoni!!! Si può mangiare sia all’aperto sia all’interno, tempo permettendo. I prezzi sono adeguati al centro di Milano –  sui 20/30 euro una portata, dolce, caffé, bibite varie e coperto (3€). Le specialità sono la carne, la pizza cotta a forno a legna e… il ricco carrello dei dolci. (Grazie a chi ci ha consigliato questo posto da non-giargiana!!!)

 

 

sota a ti se viv la vita, se sta mai coi man in man/canten tucc “lontan de Napoli se moeur”/ma po’ i vegnen chi a Milan

❤ Miss Raincoat