“Ila e le Ninfe” di John William Waterhouse

All’inizio del 2018, questa enorme tela del 1896 ha destato scandalo, anche se non siamo più in Età Vittoriana. Perché? La MAG (acronimo di Manchester Art Gallery) ha deciso di lasciare uno spazio vuoto al suo posto, per unirsi alla campagna femminista #metoo. Lo staff del Museo voleva soltanto creare un clima di dibattito sul presunto sotto-tema di questa opera, ossia l’ostentazione del corpo femminile come oggetto sessuale. L’idea ha fatto indignare parecchi visitatori che, tramite post sui social e post-it fisici, hanno fatto durare l’iniziativa non più di una settimana. Per molte donne, addirittura, è stata vista come una degenerazione del concetto di femminismo.

Che cosa dovrei pensare guardando quest’opera? Che amo l’Arte? Che amo la pornografia? Che sono complice di uno stupro?

Il mito di Ila e le Ninfe affascinò, per la sua tragicità, vari artisti ottocenteschi di cultura romantica.

Le Naiadi, le ninfe delle acque correnti, si innamorano istantaneamente di Ila, scudiero ed amante di Eracle e quando lo videro chinarsi per bere, lo trascinarono nelle profondità della loro fonte. Di lui si perse ogni traccia: Ila è un ragazzo irretito da un gruppo di ragazze.

La composizione è densa di particolari, soprattutto nelle ninfe attorniate, non a caso, da ninfee. Esse sono sette (il numero di Nettuno, Dio dei Mari). L’acqua è limpida, ma l’alabastro della loro pelle nuda crea un’atmosfera buia e sinistra (e l’inquadratura non fa vedere nemmeno il cielo). Ovviamente i capelli rossi sono simbolo di peccato e seduzione. Nei visi quasi tutti uguali deduciamo che il pittore ha copiato non più di due modelle. Non ci viene fatta vedere chiaramente l’espressione di Ila, però le ninfe sono tutte concentrate, quasi invasate, su di lui.

Waterhouse imitò lo stile dei Preraffaelliti un decennio dopo lo scioglimento del gruppo. I suoi soggetti, comunque, si dividono in quelli di ispirazione classica (come questo) e in quelli di ispirazione arturiana (soprattutto shakespeariani).

Quello che penso io è che la censura non può creare un dibattito. E poi, scusate, ma in questo caso non è Ila – l’uomo mediterraneo vagamente belloccio – ad essere la vittima? Io penso che la violenza possa essere unisex e che debba sempre essere severamente condannata. Detto questo, credo che il povero Waterhouse – come tutti i suoi colleghi Preraffaelliti – amasse e temesse le donne e che, appunto, le venerasse in una maniera quasi reverenziale. 

In realtà questa è un’opera che parla del grande potere delle donne. Di poter aver potere con la sensualità, ossia conservando la nostra femminilità (è questo che ci contraddistingue dagli uomini!!!). Non si tratta di identificare le donne come oggetti sessuali – o con la solita metonimia “bella f***” – bensì di metterle al centro del mondo, lì dove è stato portato Ila e lì dove tutto ha inizio (e fine).

❤ Miss Raincoat

Bella come una mattina d’acqua cristallina/ Come una finestra che mi illumina il cuscino/ Calda come il pane/ Ombra sotto un pino/ Mentre t’allontani stai con me forever – Jovanotti

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“Ophelia” di John Everett Millais

Ormai l’avrete capito che i Preraffaelliti mi piacciono assai!!!

Sappiamo che gli artisti della Congregazione dei Preraffaelliti, tra le cose, attingevano dal repertorio degli scenari shakespeariani. Qui ci troviamo nel momento tragico dell’Amleto (ce lo ricordiamo tutti, è quello che parla con il teschio in mano!!!):  la sua fidanzata Ofelia si lascia annegare in un ruscello perché lui la respinge (in realtà si stava solo fingendo pazzo per vendicare la morte del padre).

La tela dalla strana forma smussata (perché studiata per stare dietro alla testiera di un baldacchino, con molta gioia…) fu realizzata in due fasi. Lo sfondo viene dipinto dal vero in campagna, nel Surrey più precisamente. Ogni pianta dipinta ha un valore simbolico: bisognerebbe essere degli esperti botanici per riconoscere tutte le specie, ma riusciamo sicuramente a distinguere il salice piangente (amore non ricambiato), l’ortica (dolore), le rose (gioventù), le margherite (innocenza), il papavero (morta) e, ovviamente, gli eloquenti non-ti-scordar-di-me. Il soggetto femminile, invece,  fu ritratto in studio: per riprodurre fedelmente l’annegamento, il pittore fece rimanere immersa la sua modella in una vasca fino a provocarle la bronchite e dovette anche pagare un indennizzo al padre della ragazza per le cure.

A proposito di questa modella, Lizzie Siddal, figura chiave dell’iconografia preraffaellita e futura moglie di Dante Gabriel Rossetti:ho appena archiviato il libro “Lizzie” di Eva Wanjek. Così come viene dipinta, la giovane donna dai fluenti capelli rossi sembrerebbe una vergine eterea, strana solo per la sua connotazione sensuale. Eppure, era una donna difficile, patologicamente depressa e assuefatta dal laudano (era un mix di oppio e alcool, utilizzato come antidolorifico ma evidentemente un narcotico). Fu la compagna di una vita del premier dei Preraffaelliti, abbiamo detto, eppure il loro matrimonio tardò ad arrivare: la Siddal era più povera, più malata e più fedele di lui. Inoltre, dopo le nozze, la fragilità di Lizzie le fa mettere al mondo una bambina morta, uno dei motivi per i quali si suicidò con una dose massiccia appunto di laudano. Nella sua tomba, Dante fece sotterrare tra anche il quaderno con le poesie erotiche che aveva scritto durante la loro longeva e travagliata relazione. Anni dopo, lo stesso Rossetti (che ormai era drogato/alcolizzato), fomentato anche dal suo agente impostore, volle riesumare la raccolta di poesie al fine di pubblicarle. La leggenda vuole che il cadavere di Lizzie fosse ancora bellissimo e che i suoi capelli rossi avessero continuato a crescere…

Che ne sarà di Rossetti? Il libro di poesie è stato pubblicato solo qualche anno fa e noi lo ricordiamo più nel suo essere stato uno straordinario pittore. Da uomo comune, invece,  morì solo, folle e disperatamente ancora innamorato di Lizzie. 

Il Racconto d’Inverno di William Shakespeare

“Narciso che arriva dove la Rondine ancora non osa/e resiste in bellezza ai venti di Marzo”

*Tate Gallery” di Londra, 1852

❤ Miss Raincoat

Anche se sono antipatica.

[Innanzitutto bisognerebbe ringraziare la S. per l’illuminazione che mi ha fatto accendere tra uno slalom gigante e l’altro sulle strisce pedonali (ahahahah) – tanti unicorni per te, mia cara ❤]

[IL POST NON HA NESSUN SENSO LOGICO.  ASTENERSI I SIMPATICONI PRIVI DI IRONIA
Riferimenti a fatti e persone sono casuali o frutto della vostra immaginazione]

Da vocabolario, una persona simpatica dovrebbe istintivamente partecipare agli stati d’animo altrui, con una capacità di fondo di rendersi gradito. Per contro, l’antipatico prova un’avversione a pelle più o meno immotivata. Verso tutti. Ma non è necessariamente stro** , ossia malvagio e spregevole. [sigla di SuperQuark]

Quindi, io gioco nella squadra degli antipatici. 

Il big-ragionamento, in ogni caso, mi è partito davanti a uno sconosciuto dotato di cane, quando mi sono fiondata sul cane, benché il tipo in questione non fosse poi così brutto, anzi… E, dopo aver giocherellato per un buon dieci minuti con lo scodinzolante essere vivente dalle grandi orecchie, ho soavemente esclamato “è bellissimo”lui spalanca il suo sguardo congelato e un po’ tra lo scocciato e l’incredulo “il cane, intendo”. Ah, e il cucciolo era di Bulldog Francese, tipico cane che piace agli antipatici,  dacché non si capisce se sia un cane, un maialino o un pipistrello terrestre (quelli simpatici hanno i Labrador). 

Tra le cose, nella gioia dell’incontro peloso, mi sono scordata di com’ero vestita e mi si sono leggermente smagliati i collant. Ero vicina a Calzedonia e potevo concedermi un cambio veloce, però ho fatto spallucce e li ho portati bucati con eleganza, come si fa con le corna subite. Cioè, con una sapiente dose del mio rossetto preferito (che è il  n. 7 Milano Red Deborah, una tonalità sul magenta da antipatica). E con un big-sorriso. Ma anche se sorridi sei antipatica, visto che conosci bene la differenza tra l’esprimere gioia e fare proposte indecenti. Che poi chi lo decide se sono indecenti, eccessive, inaccettabili o scandalose? 

Sono antipatica perché cerco di essere cordiale, spontaneamente accogliente, con qualsiasi essere vivente (pure con i fiori, che non mi piacciono recisi in quanto agonizzanti), ma non tutti quelli che conosco sono degli amici . Insomma, io nel mio salotto ci faccio entrare chiunque abbia le scarpe pulite, ma nelle mie stanze private “assolutamente no” (espressione tipica dell’antipatico). [Nonostante ci sia sempre il Pinco Palla che creda che io ci stia provando, solo perché gli rivolgo la parola o lo ascolto mentre parla. E poi glielo devo spiegare, risultando una big-antipatica – Io non ci provo mai, comunque: ti prendo e ti porto via dato che sono una Guida!]  

E se si parla proprio di quella stanza privata là, sono sessualmente attratta da menti brillanti, da conversazioni intriganti e da congiuntivi azzeccati. Però, mi piacciono anche le tartarughe. E i nodi alla cravatta fatti bene. E i tipi così esistono, come gli unicorni. Ma come gli unicorni possono essere domati solo da vergini, i Raoul Bova Sagaci (siii ve la ricordate l’immagine di lui bagnino che esce dalle acque sarde sulle note di Enya?!?!) si accompagnano a tipette simpatiche, potendo scegliere.

Ah, ecco, i capelli!!! Da millenni – eccetto la parentesi dei Preraffaelliti che ci hanno osannato in maniera ossessiva – noi con le lentiggini e i capelli tipo rosso-arancioni-castani-boh siamo stati proprio il simbolo della rossomalpelità, antipatia allo stato brado. Seh ma almeno, anche se sono alta meno di Gargamella ma più di Puffetta, non mi autocreo palcoscenici finti. Dico quello che penso e penso quello che dico (eh sì — ahahah). E, soprattutto, anche se sono antipatica, non sono finta come la Barbie Malibù.

❤ Miss Raincoat without her coat

Finiamo con un po’ di mooosèeeca indicata come sottofondo per questo post big-scemo! – E, appunto, non se la prenda nessuno – anche Di Maio – data la facezia delle argomentazioni domenicali 🙂

“Syrinx” di Arthur Hacker

Il dio Pan, scanzonato ragazzaccio sempre in giro per le Selve, s’innamora di Syrinx, Ninfa degli Alberi e vuole averla a tutti i costi. Mentre la sta inseguendo lei, schifata dalla metà caprina del fauno, si rifugia in un canneto e chiede alle Ninfe dell’Acqua di essere trasformata in una canna. Pan, sconsolato, ricava dalla metamorfosi di Syrinx il primo flauto. – [dalle “Metamorfosi” di Ovidio] per leggere la storia completa

Arthur Hacker fa parte degli artisti classicisti di Epoca Vittoriana. Questo fu un periodo storico talmente moraleggiante che i nudi accettabili erano soltanto quelli accademici, raffiguranti Miti o il Passato Pagano (Mentre il mercato della pornografia di contrabbando fioriva di pari passo!!!). Non a caso, il movimento artistico coevo dei Preraffaelliti inneggiava la disinibita donna con i capelli rossi.

“Ecce Ancilla Domini!” di Dante Gabriel Rossetti

Questo dipinto potrebbe sembrare solo un mero esercizio di (molto) stile. L’artista, infatti, ci dona un nudo veramente molto plastico e con una texture precisamente levigata, quasi palpabile. La figura femminile è solenne, come una statua e i suoi sentimenti di paura traspaiono appena: l’emozione è quasi soffocata dalla grande precisione d’esecuzione. Eppure sappiamo che Syrinx, casta, si vede obbligata alla trasformazione per sfuggire allo stupro. Il drappo nero, oltre ad esaltare il candore della pelle, è simbolo di lutto di un corpo già immerso nell’acqua.

Hacker, uomo che aveva viaggiato in Spagna ed in Africa, non era un uomo offuscato dai preconcetti dei suoi contemporanei, ma temeva sicuramente la censura e voleva /doveva guadagnare tramite un’arte che fosse “alla moda”. Comunque, con un pezzo di stoffa scura, che nemmeno copre la nudità della ninfa, cela e scopre il Lato Oscuro dell’Età Vittoriana.

Un’Era durante la quale le donne, appunto, sono morte, non esistono. La moglie perfetta dell’high society, consegnata integra al matrimonio, doveva considerare la propria sessualità un obbligo morale senza piacere, poiché il suo godimento era la felicità di suo marito. L’uomo, d’altro canto, aveva il diritto o di disporre del corpo della moglie o di dilettarsi con le prostitute di bassa estrazione sociale (alcune famiglie povere si vedevano costrette a vendere le figlie vergini).

In un’epoca in cui parlare di sesso era vietato, perciò, Hacker nasconde in un nudo “facile” una denuncia sociale elegantemente femminista.

*1892 – Manchester Art Gallery

“Apri le gambe e pensa all’Inghilterra” – cit. attribuita alla Regina Vittoria

❤ Miss Raincoat

“Ecce Ancilla Domini!” di Dante Gabriel Rossetti

L’Annunciazione che ci presenta Dante Gabriel Rossetti, il fondatore della Confraternita dei Preraffaelliti, avrebbe dovuto fare parte di un dittico, in abbinamento con una Dormitio Virginis (rappresentazione della morte della Madonna). Il titolo cita fedelmente le parole dell’Arcangelo Gabriele, che designano la sottomissione (ancilla = serva) di Maria alla volontà di Dio, ossia il concepimento di Gesù.

Eppure, ci troviamo davanti a una scelta iconografica rivoluzionaria. Innanzitutto, la Madonna non è imperturbabile o saggiamente immersa nelle letture sacre, bensì è spaventata, poiché è stata colta di sorpresa durante il sonno. Inoltre, la scena è talmente realistica nei colori, negli atteggiamenti e nei modelli (sono il fratello e la sorella del pittore), da risultare davvero poco “santa”.

I colori per i quali Rossetti opta non sono casuali: il bianco della purezza è il colore dominante; la veste di Maria, straordinariamente, è bianca, sebbene abbia dei riflessi dorati da regina coeli; il rosso del sangue di Cristo e il blu dell’Immacolata Concezione, tuttavia, sono i colori dei tendaggi.

Comunque, l’artista conosce bene i maestri del passato, anche se, da buon preraffaellita, va a scovare le sue fonti in un Primo Rinascimento, in questo caso ne “L’Annunciazione di Cestello” di S. Botticelli e ne “L’Annunciazione di San Giovanni Valdarno” del Beato Angelico.

Quello che stupisce in questa Madonna è, sicuramente, il rosso delle labbra e la chioma fulva è fluente, una caratterizzazione sensuale accostata anche al sentimento (lo sbigottimento negli occhi e nella postura). In tutti i dipinti preraffaelliti, la donna ha questo fascino perverso (ovviamente, su una Santa ha una valenza amplificata).

Del resto, collochiamo l’opera in Epoca Vittoriana, in cui le donne vivevano castigate in una vita Casa & Chiesa; per i Preraffaelliti, invece, la purezza era la componente sessuale, naturale e spontanea dell’Amore. Ecco il perché dei capelli rossi: sin dal Medioevo era l’attributo delle donne barbare e nordiche, così diverse dalle “giuste” mogli mediterranee. Così, la donna-simbolo dei preraffaelliti diventa una Beatrice senza sublimazione e che porta in grembo sia la vita sia il peccato.

Non dimentichiamo che Dante Gabriel Rossetti ebbe una storia d’amore travagliata con Lizzie, sua modella, la quale si avvelenò per porre fine allo strazio che le causava tutta quella passione tormentata.

Ecce Ancilla Domini! D.G. Rossetti
Tate Gallery di Londra (1849)

❤ Miss Raincoat