Speciale Sanremo 2023

🤩 Le Muse

Per gli Antichi Greci le Muse erano delle sorelle Custodi delle Arti e della Cultura, le quali, grazie al loro canto (durante i banchetti degli Dei), permettevano agli avvenimenti più importanti di non essere dimenticati. Il loro protettore era il dio Apollo. L’unica categoria umana che poteva beneficiare della loro musica era quella degli artisti che ne beneficiavano in ispirazione. Queste sorelle erano: ✒ Calliope (Epica), 📃Clio (Storia), 🎵Euterpe (Lirica, quindi le Canzoni), ♥ Erato (Poesia Amorosa), 🗡Melpomene (Tragedia), ⛪Polimnia (Inni Religiosi o Discorsi in generale) , 🥸 Talia (Commedia), 💃 Tersicore (Danza) e 🌍 Urania (Astronomia)

🎧 La Playlist degli Unicorni

▶“Alba” di Ultimo → “Impressione (Levar del Sole)” di Claude Monet

Impressionismo 48×63 cm – 1872 – Marmottan Monet di Parigi

▶“Tango” di Tananai → “Il Maggiordomo Cantante” di Jack Vettriano

Contemporanea – 75×60 cm – 1992 – collezione privata

▶“Nel bene nel male” di Madame → “Minnie Cunningham” di Walter Sickert

Impressionismo – 76×64 cm – 1892 – Tate di Londra

▶“Parole dette male” di Giorgia → “Il tradimento delle immagini” di René Magritte

Illusionismo Onirico – 63×94 cm – 1929 – Los Angeles County Museum

▶“Supereroi” di Mr Rain → “Il Giuramento degli Orazi” di Jacques-Louis David

Neoclassicismo – 330×420 cm – 1784 – Louvre di Parigi

▶“Due” di Elodie → “Le lacrime di Freyja” di Anne Marie Zieberman

Ne avevamo parlato qui

▶“Quando ti manca il fiato” di Gianluca Grignani → “S. Giuseppe col Bambino” di Guido Reni

Classicismo Seicentesco – 126×101 cm – Ermitage di San Pietroburgo

▶“Sali (Canto dell’Anima)” di Anna Oxa → “Aurora” di William-Adolphe Bouguereau

Ne avevamo parlato qui.

▶“Cenere” di Lazza → “Fin d’Arabesque” di Edgar Degas

Impressionismo – 65×36 cm – 1877 – Orsay di Parigi

▶“Duemilaminuti” di Mara Sattei → “La persistenza della memoria” Salvador Dalì

Surrealismo – 24×33 cm – 1931 – MOMA di New York

▶“Lasciami” dei Modà → “Sentiero a Louveciennes” di Alfred Sisley

Impressionismo – 38×46 cm – 1873 – Orsay di Parigi

▶“Furore” di Paola e Chiara → “Salomé” di Franz Von Stuck

Jugendstil – 114×92 cm – 1906 – Lenbachhaus di Monaco di Baviera

▶“Splash” di Colapesce e Dimartino → “Campo di Grano con Cipressi” di Vincent Van Gogh

Postimpressionismo – 72×91 cm – 1889 – National Gallery di Londra

▶“Terzo Cuore” di Leo Gassman→ “Famiglia di Saltimbanchi” di Pablo Picasso

Periodo Rosa – 213×229 cm – 1905 – National Gallery di Washington

▶“Un bel viaggio” degli Articolo 31 → “Love on the road” di Ron Hicks

Contemporanea -30×40 cm – 2011 – collezione privata

▶“Mare di Guai” di Ariete → “Un uomo e una donna davanti alla luna” di Caspar David Friedrich

Romanticismo – 35×44 cm – 1820 – Alte Nationalgalerie di Berlino

▶“Lettera 22” dei Cugini Di Campagna → “L’incendio alle Camere dei Lord e dei Comuni” di William Turner

Impressionismo – 92×123 cm – 1835 – Cleveland Museum of Art

▶“Vivo” di Levante → “Maddalena in Estasi” di Caravaggio

Barocco – 106×91 cm – 1606 – collezione privata

▶“Addio” dei Coma_Cose → “L’Addio” di Lionello Balestrieri

Futurismo – 73×60 cm – 1910 – Scuderie Viscontee di Pavia

▶“Se poi domani” di LDA → “Venere Rockeby” di Diego Velàsquez

Barocco – 122×175 cm – 1648 – National Gallery di Londra

▶“Made in Italy” di Rosa Chemical → “Uomo Vitruviano” di Leonardo Da Vinci

Rinascimento – 34×24 cm – 1490 – Gallerie dell’Accademia di Venezia

▶“Egoista” di Shari → “Medea” di Henri Klagmann

Arte Accademica – 121×82 cm – 1868 – Museo di Belle Arti di Nancy

▶“Mostro” di gIANMARIA → “Saturno che divora i suoi figli” di Francisco Goya

Romanticismo – 143×81 cm – 1823 – Prado di Madrid

▶“Non mi va” dei Colla Zio → “La Vestizione” di Edmund Blair Leighton

Arte Accademica – 182×108 cm – 1910 – colezione privata

▶“Cause Perse” di Sethu → “La Battaglia di San Romano” di Paolo Uccello

Rinascimento – 180×316 cm – 1438 -National Gallery di Londra

▶“Stupido” di Will → “La Morte di Marat” di Jaques-Louis David

Neoclassicismo – 162×128 cm – 1793 – Museo Reale di Bruxelles

▶“Polvere” di Olly → “Early Spring in Central Park” di Paul Cornoyer

Impressionismo – 50×60 cm – 1899 – collezione privata

La Canzone Vincitrice

“Due Vite” di Marco Mengoni ➤ Robert Edward Hughes “Danza delle fate la notte del solstizio”

(titolo originale: “Midsummer Eve”) – 1908 – Birmingham Museum

Hughes risente particolarmente dell’influenza dei Preraffaelliti e in particolare di John Everett Millais, che determina anche una grande presenza di fiori nei suoi dipinti. L’artista si è inoltre occupato, come la Confraternita di vari soggetti presi dal repertorio di William Shakespeare, in questo caso è Sogno di Una Notte di Mezza Estate, ossia la rappresentazione di Titania, la Regina delle Fate. Hughes amava molto le storie d’amore incrociate, doppie, le due vite che canta Marco e che sono ben rappresentate dall’atmosfera magica di questo dipinto.

❤ Miss Raincoat

*** per la descrizione delle altre opere seguite il blog nei prossimi mesi 🙂 (perdonate la mancanza – le opere erano troppe per un solo post e anche Sanremo ha una durata estrema – ma continuate a cercare Mr. Raincoat e le scoprirete prestissimo!)

Pubblicità

(Sir) John Everett Millais

Nome Sir John Everett Millais per gli amici Millais (si legge Milay, all’inglese) oppure Everett – uno dei suoi amici storici era il collega Dante Gabriel Rossetti sui socials @je.millais
Nato a Southapton (Inghilterra – GB)
Data nascita/morte 8 giugno 1829 – morto a 67 anni. Nel 1885 fu nominato baronetto dalla Regina per il suo impegno alla Royal Academy, della quale divenne anche Presidente pochi mesi prima di morire per un tumore alla gola. Il suo unico desiderio era che la Regina riabilitasse la morale di sua moglie, sposata in circostanze scandalose. Cosa che successe, anche se la sua Effie morì meno di un anno dopo di lui.
Segno Zodiacale Gemelli
Classe Sociale Proveniva da una ricca famiglia dell’isola britannica del Jersey. Nutriva un amore incommensurabile per il luogo della sua fanciullezza e ne rimarcò sempre la diversità indipendente rispetto all’Inghilterra. Fu sua mamma a portare la famiglia a Londra, per permettere ai figli di continuare gli studi artistici. La donna, molto acculturata, aveva un carattere molto energico e il pittore sapeva di dovere gran parte della sua carriera a lei. Fu il più giovane pittore ammesso a soli undici anni alla Royal Academy.
Stato Civile Il critico più magnanime con i Preraffaelliti fu John Ruskin, il qualke permise alla moglie Effie Gray di posare per l’amico Millais, anche se poi i due si innamorarono. Siccome il matrimonio con Ruskin non era stato consumato (pare che a Ruskin ripugnassero certi particolari della fisicità femminile come il ciclo mestruale o i peli del pube), ottennero l’annullamento e si sposarono (dopo il matrimonio lei non fu più la sua modella, per rispetto – modella era un po’ il sinonimo di “donna di tutti i pittori” ai tempi). Il matrimonio fece decidere a Millais di lasciare la Confraternita dei Preraffaelliti nel 1856. Inoltre, l’unione fu uno scandalo molto chiacchierato e romanzato. Ruskin cominciò ovviamente a dire in giro che il rivale in amore si fosse venduto all’arte commerciale. Un po’ come quando Fedez si è innamorato di Chiara… Chiaramente Millais pensò anche al fatto che volesse essere certo di avere i soldi per mantenersi e mantenere la sua famiglia. Insomma, artista impegnato ma il con sale in zucca.

Periodo Artistico Fu uno dei fondatori della Confraternita dei Preraffaelliti.Nasce come un distacco dai dettami della Royal Academy e propone un ritorno all’arte prima di Raffaello con temi fortemente medievali ma fortemente connotati dall’erotismo delle donne con i capelli rossi, barbare. Praticamente, è la risposta inglese alle varie esperienze di avversione entusiastica di tutti i giovani artisti d’Europa che amavano essere avversi ai critici. Per Millas la Confraternita significa riportare la religiosità spirituale nell’Arte in chiave di denuncia sociale (Cristo rappresentato povero, per esempio).
Tecnica e Stile Dei suoi studi alla Royal Academy conserva il piglio estetico, l’attenzione al disegno, all’anatomia dei numerosi dettagli, spesso anche fin troppo perfetti per non sembrare idealizzati. Nei i colori riprende Vélasquez con i segni delle pennellate visibili e con i colori vividi, pieni. Si può dire che il suo stile sia sia drammatico, sia armonico e brillante.
Temi Si trasferisce in campagna per studiare con precisione le specie vegetali del Tamigi, che abbina sempre a una precisa iconografia simbolica, come accadeva nel Medioevo. Trovando l’amore, abbandona i temi politici e vira sul sentimentale, ossia sui ricordi dell’infanzia, sui ritratti e sulla Storia dell’Inghilterra. Inoltre, illustra numerosi classici inglesi e le parabole prese dal Vangelo. Millais è stato uno storyteller della malinconia e dello smarrimento.

* Canzone Assegnata “Bagno a Mezzanotte” di Elodie (2022)

Elenco delle Opere nel Video

(*in ordine cronologico e non di comparsa nel video)

Mariana

1851 – 60×49 cm – Tate Britain di Londra
Il dipinto celebra il poeta inglese Tennyson, divenuto Poeta Laureato nello stesso anno, rappresentando un passo dal suo poema ispirato dalla commedia “Come vi Piace” di Shakespeare. Parla di una donna che viene abbandonata prima del matrimonio dal fidanzato poichè ha perso la dote in un naufragio durante è venuto meno anche il fratello. Allora lei si chiude in casa, finché cinque anni dopo riesce ad ingannare l’amato per consumare il fidanzamento… Millais inserisce le foglie d’acero, simbolo di autunno e amore dolente. Ruskin riscattò l’onore critico di quest’opera.

(*) Ophelia

1852 – 76×112 cm – Tate Gallery di Londra
I critici descriveranno l’opera come un’ Ophelia tra le erbacce. I Preraffaelliti amavano rappresentare le opere di Shakespeare, in questo caso l’Amleto, in quanto piene di tragedia. La modella è Lizzie, futura moglie di Rossetti e figura chiave dell’arte preraffaellita (Lizzie fu per molto tempo modella ambita di questi ragazzacci). La ragazza non si oppone alle acque fangose, suo letto di morte. I fiori, rappresentati e studiati dal vero, sono tutti simbolici o perché citati da Shakespeare o perché simboli di morte e di infelicità.

L’Ordine di Scarcerazione

1853 – 103×74 cm – Tate Britain di Londra
La modella è Effie, è questa fu la tela galeotta. Un soldato giacobino viene scarcerato davanti alla moglie; tenendo il figlio in braccio, la moglie si perde nelle braccia del marito. Si ribalta la situazione morale: l’uomo piange e la donna, sebbene abbia gli occhi rossi, rimane ferma. Perciò, questa tela è molto preraffaellita in quanto irriverente e riverente davanti alla Dea Madre.

La Ragazza Cieca

1856 – 83×62 cm – Galleria d’Arte di Birmingham
Una bambina ammira il paesaggio, mentre sua sorella non lo può fare perché è cieca, anche se vede tutto tramite gli altri sensi. Le due si guadagnano da vivere con i concerti della ragazza invalida, tramite i soldi della pietà della gente. Il tema è l’irrimediabile morte imminente. Non si può vivere così: è una denuncia sociale!

L’Uomo dei Black Brunswickers

1860 – 104×68 cm – Lady Lever di Port Sunrise
L’uomo è un volontario di un noto reggimento contro Napoleone che sta per partire, che passò per un certo periodo sotto il controllo inglese, con poche azioni mirabili. Alcuni ne vedono una contrapposizione di idee politiche. Fu un tema che stuzzicò l’immaginazione di vari pittori di epoca Vittoriana, comunque. Il modello davvero morì come soldato qualche tempo dopo. Ma i due modelli non si incontrarono mai nella vita reale.

La Vigilia di S. Agnese

1863 – 154 x 117 cm – proprietà della Famiglia Reale Inglese
Rappresenta una scena molto intima presa dallo scrittore inglese Keats. La protagonista, Madeline, si sta svestendo per un marito, che dovrà essere portato da lei dalla forza sovrannaturale e divina. Il suo amato è il nemico giurato della sua famiglia, ma delle vecchie dame le hanno giurato che se seguirà i rituali appropriati il suo sogno sarà avverato da Santa Agnese. La modella è Effie.

Esther

1865 – 106×77 cm – Collezione privata
La tela, molto estetica, riporta un tema biblico dell’Antico Testamento. Esther, un’ eroina, si prepara ad entrare nella stanza del marito babilonese, anche se non è stata invitata e sa che potrebbe morire, ma vuole salvare il suo popolo. La veste una giacca gialla dell’alta uniforme dell’esercito inglese, al rovescio.

Vanessa

1868 – 113×91 cm – Sudley House di Liverpool
Rappresenta Vanessa, la corrispondente di Johnatan Swift (quello dei Viaggi di Gulliver) che si chiamava in realtà Esther. Non è un ritratto, ma la fantasia dell’artista su questo personaggio (si diceva non fosse bellissima e non ne esistono ritratti). Dipinge il momento in cui la ragazza capisce che la sua relazione è finita perché Johnatan ha sposato un’altra Esther, chiamata Stella, in segreto. Dopo poco Vanessa morì di tubercolosi.

Passaggio a Nord Ovest

1874 – 176×222 cm – Tate Britain di Londra
Un vecchio navigatore con sua figlia diventano la metafora del fallimento dell’Inghilterra nel Passaggio a Nord Ovest, nel Mar Glaciale Artico e tutt’oggi sinonimo di fallimento assicurato, morte, per via del freddo e della natura selvaggia. La moglie Effie convince l’avventuriero Trelawny (era figo per gli artisti di Londra avercelo come amico) a posare. Non fu soddisfatto e si lamentò lamenta perché Millais l’aveva dipinto un vecchio ubriaco. Poi lo perdonerà “perché Effie è scozzese e gli scozzesi sono idioti”.

❤ Miss Raincoat

Dante Gabriel Rossetti

Nome Gabriel Dante Rossetti per gli amici Dante Gabriel Rossetti (lo inverte perché era un grande fan di Dante Alighieri) sui socials @dg.rossetti
Nato a Londra, Regno Unito
Data nascita/morte 12 maggio 1828 – morto a 54 anni. Dopo la morte prematura di sua moglie Lizzie cade nella tossicodipendenza. I suoi amici lo osannavano e nutrivano per lui un amore quasi malato, amavano il suo personaggio più che altro. Lo convincono a riesumare i poemi che aveva seppellito con la consorte, che erano abbastanza piccanti, perciò alla pubblicazione risultano un flop. Cerca di uccidersi e viene salvato per poco. Muore paralizzato agli arti.
Segno Zodiacale Toro
Classe Sociale Suo padre, librettista lirico e curatore museale a Napoli, fugge a Londra perché aveva partecipato ai moti insurrezionali. Lì, divenuto insegnante d’Italiano, sposa la sorella di John Polidori, medico di politici e di artisti di spicco e anche primo ad aver scritto un racconto sui vampiri. Fu dal padre che ereditò l’amore e la curiosità per Dante Alighieri. Sua sorella Christina diventerà una poetessa, sua sorella Francesca un’educatrice e suo fratello William Michael un critico letterario.
Stato Civile Le modelle dei pittori, a quell’epoca, ne diventavano obbligatoriamente anche le amanti. Così fu anche per quelle di Rossetti. Lizzie, però, dopo dieci anni diventò sua moglie (posò anche per suoi amici). Era una ragazza molto povera, molto dolce ma anche molto colta. Soffriva spesso di nevralgia, curata con il laudano il quale dava dipendenza. Erano pressoché coetanei e lei muore a trentatré anni suicida nel 1862. Rossetti, dato che era un reato, nasconde la lettera d’addio. Il motivo scatenante fu il parto di un bambino nato morto unito all’infedeltà malcelata del marito. Con lei, Rossetti seppellisce un gruppo di poesie incompiute. Dopo la morte di Lizzie cerca amanti fisicamente uguali a lei. La principale è Jane, la moglie dell’amico scrittore William Morris che lo ospita dopo il tentato suicidio. Negli ultimi anni ci fu Fanny, che era la sua domestica. Alexa, invece, un’aspirante attrice figlia di operai, non fu mai sua amante perché non voleva rovinarsi la reputazione.

Periodo Artistico Fu uno dei fondatori della Confraternita dei Preraffaelliti. Nasce come un distacco dai dettami della Royal Academy e propone un ritorno all’Arte prima di Raffaello con temi fortemente medievali ma fortemente connotati dall’erotismo. Praticamente, è la risposta inglese alle varie esperienze di entusiastica avversione di tutti i giovani artisti d’Europa. Rossetti, pur essendone uno dei sostenitori, poi se ne discosta anche se rimane non-convenzionale giusto per il gusto di essere rifiutato dalla società.
Tecnica e Stile La dimensione dei suoi dipinti non è mai megalomane e il suo utilizzo dell’olio su tela non è eccellente. Si può dire che il successo della sua opera sia dovuto al suo genio di saper trasporre in pittura la poesia (altro suo grande interesse). Le sue opere sono molto piatte e intricate, senza spazi vuoti, un po’ come le miniature. I colori sono molto opachi perché hanno una larga quantità di bianco, purché molto profondi e vibranti (perché densi). Studia molto le cromie per gli incarnati. I suoi tocchi sono delicati quanto appassionati. Dopo la morte di Lizzie compie una ricerca sui ritratti, prevalentemente mezzi busti. Secondo lui i ritratti, specie quelli di Tiziano, sono stati molto sottovalutati nella storia dell’arte solo perché semplici.
Temi Rossetti ama tutto ciò che è italiano, per retaggio. La sua fantasia è stuzzicata spesso da Dante e dalla Vita Nova (che lui tradusse in Inglese), dove il Sommo parla del suo amore giovanile per Beatrice, la donna idealizzata. La sua pittorica va ad evidenziare il suo carattere complesso e la sua ambivalenza, il pittore e il poeta. Fu talentuoso e insofferente a causa del suo carattere dominante, carismatico e affascinante. Era ossessionato dalla sensualità delle donne: ne derivano dei soggetti femminili con pelle diafana, capelli ramati e labbra rossissime. Le sue donne sono fate, qualcosa tra il santo e il diabolico,decise e penetranti a livello mentale. Il suo essere diverso dai Preraffaelliti sta nella ricerca del fuoco che anima il cuore dei suoi soggetti, come se volesse dipingere il battito del cuore femminile. Il suo ideale di bellezza era Lizzie e viceversa. In generale, a lui piacevano molto le donne ma sapeva di doverne averne paura.

*Canzone Assegnata: “Sei Bellissima” – Loredana Berté (1976)

Elenco delle Opere nel Video

(*in ordine cronologico e non di comparsa nel video)

Ecce Ancilla Domini

1850 – 72×41 cm – Tate Gallery di Londra
Annunciazione molto realistica, soprattutto negli atteggiamenti. La Madonna, dissacrante e poco iconografica, è spaventata e anche molto sensuale. La modella è la sorella Christina.

Bocca Baciata

1859 – 32×17 cm – Museum of Fine Arts di Boston
Quest’opera consacra Rossetti come pittore. Riprende un proverbio italiano. Allude all’esperienza sessuale, che è bene farsela perché è naturale e non fa sfiorire la bellezza, anzi… Si riferisce anche alla novella di Boccaccio “Alatiel” (che sposa un Re nonostante si sia data parecchio da fare). La modella è Fanny, la domestica-amante.

L’Amata

1866 – 80×76 cm – Tate Britain di Londra
Si rifà al Cantico dei Cantici. Una sposa circondata dalle ancelle vergini scosta il suo velo, si mostra disponibile. La paggetta con la pelle scura contrasta con il suo incarnato bianco e con i suoi capelli rossi. L’ispirazione è presa dall’Olympia di Manet che Rossetti aveva appena visto.

Pia De Tolomei

1868 – 105×121 cm – Spencer Art Museum di Lawrence
Si riferisce a un personaggio del Purgatorio di Dante, una donna imprigionata e avvelenata dal marito. La modella è Jane Morris al tempo dell’inizio della relazione con il pittore e ne traspare un odio per il marito, forse una giustifica al suo gesto infedele. In realtà, lei aveva i capelli neri, ma Rossetti la dipinge un po’ più come Lizzie.

Lady Lilith

1868 – 96×85 cm – Art Museum del Delaware di Wilmington
Racconta la prima moglie di Adamo, abile seduttrice e assassina di suo figlio. Fu commissionata da un ricco armatore insieme a una Sibilla, per mettere accantola bellezza fisica alla bellezza spirituale di una donna. Riprende il “Faust” di Goethe il quale suggerisce di guardarsi della magia dei capelli di una donna, che una volta che te li attorciglia al collo non te li liberi. La modella fu Fanny, ma poi un paio di anni dopo il viso fu cambiato con quello di Alexa.

(*) Beata Beatrix

1872 – 86×66 cm – Tate Britain di Londra
Prende dalla “Vita Nova” l’episodio in cui Dante osserva la giovane Beatrice lasciare la vita terrena e diventare gloriosa in una sorta di estasi mistica. L’opera rende eterno il riposo della sua Colomba, così come chiamava Lizzie. Con questo dipinto viene idealizzata la bellezza femminile, peccaminosa e sacra al contempo – la firma di questo pittore.

La Ghirlandata

1873 – 124×85 cm – Guildhall Art Gallery di Londra
Delle lunghe dita sottile accarezzano le corde di un’arpa che suona una musica silenziosa, che l’uomo in quanto maschio può ascoltare ma mai capire. I fiori simboleggiano un amore seducente, ma anche cupo. Poiché l’amore è sia farmaco sia veleno, così come certe erbe presenti in natura.

Persefone

1874 – 125×61 cm – Tate Britain di Londra
L’iconografia allude alla tragicità del suo matrimonio. La melagrana rappresenta la fedeltà e fa risaltare la bocca e contrasta con il verde acquamarina del soggetto, che è la Regina dell’Oltretomba e può vedere al di là delle cose anche se è amareggiata. Del resto, la modella è Jane Morris, con la quale sostituì Lizzie.

Venere Verticordia

1878 – 98×70 cm – Museo e Galleria d’Arte Russell-Cotes di Bournemouth
Su commissione di un mecenate che aveva visto la bozza a carboncino, Rossetti realizza in un secondo tempo l’olio. La “Venere che cambia i cuori”è una dea giovane seminuda con i capelli ramati, sensuale all’inverosimile ma porta l’aureola della santità. Il pomo è la quintessenza del peccato e della discordia. La freccia, però, è puntata verso il suo cuore. Le farfalle rappresentano l’anima. Questo è un dipinto molto erotico – l’unico nudo del palmarès di questo pittore – che riscatta la sensualità dal peccato. Un viva la F***, messo in poesia. La modella è Alexa.

Monna Vanna

1886 – 89×86 cm – Tate Britain di Londra
La versione di Rossetti della Monna Lisa, un ritratto di una donna italiana, opulenta e indomita. Allude anche alla Primavera. Nella “Vita Nova” Monna Vanna era la compagna di Guido Cavalcanti, grande amico di Dante. La modella è Alexa.

❤ Miss Raincoat

“La Morte di Chatterton” di Henry Wallis

Siamo agli sgoccioli della Quaresima, quindi quadro bello pesantone!

olio su tela – 62*93 cm – 1856 – Tate Britain (London)

Il nostro autore, Henry Wallis, faceva parte della Confraternita dei Preraffaelliti, molto gettonata nei viaggi mentali di codesto blog. Breve ripasso: i Preraffaelliti erano dei ragazzacci che amavano le favole tragiche del Ciclo Arturiano e lo spregiudizio delle donne con le labbra rosso coca-cola.

Si può dire che quest’opera, per quanto ne abbia dipinte molte, rimanga la one hit wonder di questo pittore che, però, si propone un soggetto diverso rispetto gli altri colleghi. Thomas Chatterton era un poeta, che sarebbe rimasto sconosciuto ai più se non si fosse avvelenato con l’arsenico dopo aver distrutto tutti i suoi ultimi manoscritti. Il suicidio avvenne il 24 agosto 1770 e questa tela fu dipinta quasi novant’anni dopo, a testimonianza che Chatterton fosse diventato l’emblema del martire degli artisti.

Perché Thomas, allora diciassettenne, si uccise? Si era proposto al mondo delle Lettere come imitatore della poesia medievale, ma non stava facendo molti soldi. Gli editori lo riempivano di false promesse oppure gli consigliavano di scrivere qualcosa di più leggero. Aveva imparato a scrivere emulando gli epitaffi delle tombe ed era cresciuto come un bambino sia capriccioso sia solitario, spesso anche bullizzato dai coetanei perché cadeva in stati catatonici o scoppiava in pianti improvvisi. Morì in un sottotetto di una casa londinese, nella solitudine, nella miseria e nella follia della vena artistica.

Questa tela è molto audace. I colori spiccano sul buio dello sfondo, uno spazio angusto illuminato solo dalla finestrella che fa intravedere l’iconica cattedrale di San Paolo. In questo, l’autore ha voluto essere storicamente fedele al luogo di morte di Chatterton. Per il resto, la composizione è densa di simboli religiosi usati in un contesto, se vogliamo, blasfemo. Quindi, Wallis è molto inerente all’ideologia dissacrante preraffaellita.

La tenda blu e la giacca rossa ricordano l’iconografia della Madonna, quindi la sua pietà; i pantaloni viola, invece, ricordano il sacrificio. La finestra aperta, libera l’anima del protagonista dall’angustia della vita. Sul davanzale interno poggia un fiore che sfiorisce, una campanula rossa (il rosso è il sangue vivo; la campanula è un fiore che che cresce anche in condizioni avverse – ma qui è in agonia). Di fatto, il ragazzo mostra il cuore, è lì che è stato ucciso, metaforicamente pugnalato. Chatterton diventa, così, l’eroe degli artisti, che riescono a emergere soltanto dopo essere morti.

A me la tela ha ricordato anche la Morte di Marat di J.L. David. In questo quadro neoclassico il martire è colui che muore per i suoi ideali; quel Marat teneva in mano una lettera, quella della sua assassina. Nel caso di Chatterton il foglio è accartocciato nella sua mano, come a tacere i nomi di chi l’hanno ucciso, ossia gli ignoranti i quali nomi non meritano di essere ricordati.

Curiosità: il modello che è stato utilizzato per dipingere la figura di Chatterton è George Meredith, uno scrittore molto amato da Oscar Wilde e anche lui simpatizzante dei Preraffaelliti . Il pittore Henry Wallis, prima di abbandonare la cricca e dedicarsi agli acquerelli, ebbe una relazione con la moglie di George Meredith.

Buona Pasqua!!!

❤ Miss Raincoat

“Il mio amore è morto/ andate sul letto di morte/ tutti sotto il salice piangente”

Thomas Chatterton

“Circe che offre la Coppa a Ulisse” di John William Waterhouse

Per marzo, mese muliebre, ho scelto questo dipinto. Punto primo, perché Circe è una tra le villain women omeriche e io adoro i “cattivi” delle storie che, spesso, sono quelli con caratteri più interessanti e noir. Punto secondo, perché il sig. Casadellacqua fa parte della mia amatissima combriccola dei Preraffaelliti.

Facciamo un breve ripasso. I Preraffaelliti sono stati una Confraternita, un gruppo di folli ragazzacci, che avevano per religione l’Arte. Guardavano con nostalgia il passato, più che altro perché le gorgiere vittoriane erano un po’ troppo pudiche. Credevano ancora nelle favole, ai draghi, alle principesse e alle fatine dei boschi. Le loro muse erano le loro donne, amiche, amanti, compagne – così intime da divenire le protagoniste inquiete e tragiche dei loro dipinti. La donna, nell’arte preraffallita, è principalmente femmina. La femminilità è il simbolo del ritorno alla Natura vista come una sacralità perduta. Quindi, le sorelle preraffaellite sono delle donne disturbate, irrazionali, energiche, magiche – la donna provoca e dissacra la gerarchia patriarcale che le vuole domare; le buone maniere si lasciano alle femminucce, contrapponendo la semantica della perdizione attiva a quella dello smarrimento passivo. Il tratto visivo che più esprime questo concetto sono le labbra rosse e carnose.

1891 – olio su tela – Oldham Gallery

Questo dipinto ha per protagonista la maga Circe, dominatrice della scena dai colori sporchi, mentre offre la sua pozione in una coppa a Ulisse. Sta cercando di soggiogarlo dalla sua posizione sopraelevata come il resto della sua ciurma (lo possiamo vedere nello specchio dietro il trono, che simula la profondità veritiera alla composizione – a me sembra anche una sorta di aureola santa). Circe aveva il potere e sapere erboristico di trasformare gli uomini in animali; infatti, i maialini che vediamo ai suoi piedi è sono i marinai greci dopo la cura. Sembra che stia per alzarsi per andare vicino a Ulisse, molto vicino…

Chi era Circe? Troppo poco rispettoso definirla una seduttrice, un’ammaliatrice, una portatrice di sciagure… Spietata, sicuramente. Ma questa è la storia raccontata da Omero, al quale piacevano queste protagoniste un po’ perturbate per animare il suo racconto.

Circe era una mezzadea, figlia del Sole e zia di quella povera diavola di Medea. Viveva sola in una villa sfarzosa, tutta di marmo, immersa nella vegetazione mediterranea del Circeo. Era molto bella, portava una chioma riccia agghindata in lunghe trecce, nessun vestito o gioiello, e il suo canto riusciva ad attirare qualsiasi uomo. Inoltre cucinava da dio e, come digestivo, preparava delle bevande avvelenate che trasfiguravano i pretendenti in animali diversi, a seconda del carattere (quindi chissà perché mai i marinai divennero maiali…). Omero li difende raccontandoci che, poveretti, erano stanchi perché avevano appena sfidato i Lestrigoni e il mare in tempesta. Ulisse, invece, bara aiutato da Mercurio che gli offre dell’erba per renderlo immune all’incantesimo.

E che succede? Oh, chiaro. Circe si innamora di Ulisse perché ha una bella barba mora e, soprattutto, perché è l’unico uomo che è riuscito a opporle resistenza e a tenerle testa. Ulisse, che in effetti è l’uomo dal multiforme ingegno, cede, ha una torbida storia d’amore con lei (anche un figlio) e la convince a ridare le sembianze umane ai porcellini. Dopo un anno, i marinai annoiati convincono Ulisse a ripartire per Itaca. E sarà Circe a metterlo in guardia da altre possibili seduzioni. Ulisse si giustificherà del tradimento alla moglie dicendo che Circe le ricordava Penelope, aveva lo stesso sguardo fiero, ma aveva fatto un grave errore perché Penelope non avrebbe mai abbracciato uno straniero…

Circe dai riccioli belli, dea tremenda dalla voce umana. Accanto a lei, montani lupi e leoni falbi, che mansuefatti avea con le sue bevande, stavano a guardia del palagio eccelso.

Circe, in quanto donna, è ciò che non si può comprendere, ciò che è incomprensibile, incontrollabile e, perciò, è vista come pericolo. Nell’antichità era un bell’esempio di anticonformismo. Non era sottoposta al controllo maschile ed era conscia del suo potere; è il simbolo della femminilità che prende l’iniziativa. Nell’Odissea è vista come la più temibile, la selvaggia maga-puttana, ma è lei ad avvertire Ulisse del pericolo delle Sirene e non è stata lei a promettere l’immortalità ad Ulisse pur di non perderlo, quella è Calypso.

Dopo la partenza di Ulisse, Circe rimane da sola a giocare con l’amore e con la gelosia senza perdere la sua alterità irriducibile. Infondo, per metà umana e per metà dea, è schiava e padrona del caos.

Mortale caparbio pieno di quel breve sogno che tu chiami la vita; innamorato delle tue debolezze e dei tuoi peccati; affascinato dalla morte. Contro una simile ostinazione anche gli dei sono senza potere. Va dunque! Poiché l’hai scelto: il mare ti aspetta!

Circe a Ulisse in “Ulisse , film del 1954

❤ Miss Raincoat