Puglia a Novembre

Partiamo dal mio presupposto da addetta ai lavori secondo il quale l’Alta Stagione non esiste. Mi correggo, esiste per quanto riguarda i prezzi e la loro correlazione con la qualità – ma, personalmente, penso che si possa andare ovunque e sempre, basta averne voglia e le tasche abbastanza larghe. Del resto, a me è capitato di trascorrere 10 giorni in Grecia con diciotto gradi ad agosto e di morire di caldo a Praga in aprile…

Sui tetti, sui cancelli e sui terrazzi pugliesi si trova spesso un simbolo di augurio , ossia il pumo. Deriva dal culto della dea latina Pomona, la Signora dei Frutti, e rappresenta un bocciolo del fiore di acanto, il quale – siccome cresce spontaneo, prospetta una vita feconda a chi lo possiede.

L’Itinerario

Alberobello è celebre per l’architettura spontanea dei trulli. Il centro storico dei trulli è come se fosse un villaggio dentro il paese, a 428 metri d’altitudine. Ogni trullo ospita un negozio artigianale, un bar, un ristorante, un albergo… Ho trovato molto divertente la visita al trullo dei fischietti (non solo perché la signora Maria ha consigliato alla mia amica S. che, per suonare bene, bisogna infilarselo tutto in bocca) . Pare che bisogna fischiarci dentro due volte per farsi passare quella che a Napoli chiamano la cazzimma (ossia la malattia di noi fighissimi e unicornevoli incazzosi). Alberobello, insomma, è un posto molto iconico in Puglia e si capisce il motivo della protezione UNESCO, sebbene io abbia avuto la stessa sensazione di quando ho visitato Bruges. Mi è sembrato un meraviglioso museo a cielo aperto più che un borgo.

Ostuni è detta la Città Bianca per via della calce con la quale sono dipinte le abitazioni del nucleo. Difatti,anche con meteo nuvoloso non ti permette di visitarla senza lenti polarizzate. Ostuni è anche un dedalo di stradine e scalinate, che si arrampicano su tutto lo spazio che hanno a disposizione e domina il paesaggio degli uliveti fino al mare. Assolutamente d’obbligo, dalla piazza nella quale svetta la colonna con il Santo Oronzo, arrivare in salita alla sinuosa Concattedrale, attraversando tutti i vicoli (il mio preferito: Via Continelli Bixio,). L’aggettivo migliore per descrivere Ostuni è pittoresca.

Cisternino, nell’altopiano carsico delle Murge, è stato nominato Comune Amico del Turismo Itinerante. La cucina tipicamente cistranese rispecchia le più classiche tradizioni della gastronomia barese e della Murgia dei trulli con qualche piccola incursione di quella dell’alto Salento. Caratteristiche di questa tradizione paesana sono soprattutto le ricette a base di carne e di verdure. Il turismo a Cisternino si è sviluppato nell’ultimo decennio grazie proprio all’unico bene di questo piccolo centro: la natura, il paesaggio, i trulli e l’architettura spontanea del centro storico. Per me è una meta enogastronomica imperdibile.

Monopoli ha un castello, il Castello di Carlo V, che la rende fiabesca. La fortificazione viene completata dal Bastione di Santa Maria e dalla Cannoniera, detta La Traditora, poiché progettata per attaccare all’improvviso chi avesse cercato di risalire le mura. Fu edificato per volere degli Spagnoli direttamente sul mare a protezione dell’odierno porto antico. Monopoli mi è piaciuta davvero tanto, mi ha scaldato il cuore, non solo per la temperatura mite. Quasi, avrei voluto finire in prigione e stare qui ferma due giri. Mi ha ricordato un po’ anche la Bretagna, in questa stagione. Ma, ahimè, i Francesi il Mediterraneo se lo sognano…

Ceglie Messapica è un paese dell’entroterra salentino, anzi, un borgo per definizione. I Messapi erano la tribù che nell’Antichità Classica abitava il Salento. Nella sua architettura urbana ci presenta, per esempio, la Torre dell’Orologio e il Castello Ducale, nonché le sue viuzze in salita e gli abitanti con il dialetto quasi aramaico.

Ceglie, visitata durante il pomeriggio, ci ha permesso di meditare un attimo sulla differenza di ore di luce/buio tra il Nord e il Sud Italia. Non so ben spiegare queste cose scientifiche, ma è dovuto all’inclinazione degli emisferi terrestri. Dunque, se oggi l’alba a Milano è stata alle 07:33, a Bari è stata alle 06:50; viceversa, se il tramonto a Milano è stato alle 16:47, a Bari è stato alle 16:28. Giusto per dire che non me lo sono inventato!

Brindisi ha le dimensioni e i movimenti di una cittadina. Gli abitanti ne dividono il centro storico nel Centru e nella Marina. Il centro, con vari negozi di catene internazionali, ha la Fontana delle Ancore in Piazza Cairoli. Il Lungo Mare Margherita di Savoia ci porta fino al Monumento al Marinaio.

Punta Penne è una frazione della città di Brindisi in zona Aeroporto del Salento. La torre che si vede in lontananza faceva parte della fortificazione del Regno di Napoli. Qui la sabbia è finissima e il mare è trasparente. E qui sono anche finite le vacanze!

Cronache dal Bancone

Puglia da mangiare
Puccia – è un formato di pane, tipico della tradizione pugliese. Passeggiando per le strade del Salento e per i vicoli del tarantino è possibile imbattersi in una versione tutta genuina dei fast food: la pucceria. Cosa c’è dentro? La Puglia intera, se vuoi.
Pasticciotto – un guscio di pasta frolla croccante e un ripieno di crema pasticcerae amarena.
Rustico Leccese – uno disco di pasta sfoglia ripieno di pomodoro, mozzarella e besciamella.
Bombette Pugliesi – involtini di carne di maiale, cinghiale o vitellino ripieni di pancetta, caciocavallo, sale e pepe e tanto altro, dalla la forma arrotondata da cui prendono il nome “bombette”, secondo tradizione cotte su brace.

Puglia da Bere
Negramaro rosé
Primitivo rosso
Birra artigianale “Birra Salento” – pils Nuda e Cruda; ipa Tipa

  • Monopoli – La Locanda dei Pescatori (tanti cuori per il cameriere Antonio)
  • Ostuni – SAX
  • Cisternino – Le Tre Lanterne

Miss Raincoat

Gaia “Nuvole di Zanzare” (colonna sonora del viaggio)

“E lo so già che non mi passa e mai mi passerà – e si unirà il nostro respiro e suonerà una nota sola”

Mid-Italy On The Road

Marche e Umbria in stile Road Runner

Il Road Runner, per capirci Willie che non si fa mai prendere dall’affamato Coyote, è un uccello dei deserti tra California e Messico. Nonostante sia in grado di volare, preferisce spostarsi a piedi, fino a raggiungere velocità di trenta chilometri orari (che è anche il modo in cui si procura da mangiare). Di notte e di pomeriggio dorme e recupera tutta l’energia che ha alla mattina durante dei “bagni di sole”. Per le questioni amorose, invece, si prende tutto il tempo che ci vuole, cioè da marzo a settembre. Il maschio corteggia la femmina regalandogli prede, soprattutto serpenti. Se l’omaggio non fosse sufficiente, lui le agita la coda davanti al muso cantando una canzone. Se la femmina decide per il fatidico sì, allora costruirà un nido con erbe, piume e rametti recuperati dal fidanzato. La coppia formata rimane insieme per tutta la vita.

Breve parentesi SuperQuark per un altrettanto breve post in cui vi racconto il mio veloce giro giro tondo di questi miei giorni da turista…

Pesaro – “Una donna intelligente” a detta di Calcutta. Sul Mar Adriatico, di cui ho visitato il porto per il running mattutino sul Molo di Levante. Il centro storico è molto rinascimentale, il mio monumento preferito è la fontana detta La Pupilla davanti a Palazzo Ducale in Piazza del Popolo, una delle quattro fontane storiche di Pesaro. Ho mangiato molto volentieri gli Spaghetti alla Fanese, ossia con sarde – tonno – pomodorini – prezzemolo.

Fano (distante circa 14 km – 20 min) – che un tempo era un sito sacro alla Dea Fortuna. Ci sono andata per vedere meglio il mare. Ho visto il tramonto a Marina dei Cesari, il porto turistico. Meraviglioso e pieno di pathos il Monumento ai Caduti in Mare, detto La Tempesta (in ricordo alla tragedia del giugno 1964) sul Molo del Faro Verde. Il tutto si raggiunge con una passeggiata su pontile fisso, la Passeggiata del Lisippo, con vista su scogli e trabucchi.

Fabriano (distante circa 100 km – 1 ora e 20 min) – la città dei fogli delle Scuole Medie (ahahah) e per questo protetta da UNESCO. Ho visitato gli archi illusoriamente infiniti del rinascimentale Loggiato di San Francesco, pensato per collegare la Chiesa di San Francesco alla Piazza del Comune durante l’epidemia di peste del 1450. Ovviamente, non si poteva che fare tappa al Museo della Carta e della Filigrana ospitato in un vecchio convento domenicano, del quale è iconico e instagrammabile il chiostro.

Civitella del Lago e Lago di Corbara (distante 115 km – 1 ora e 45 min) – dicono che all’Umbria manchi solo il mare, in effetti ha i laghi e io ne ho scelto uno artificiale con rive frastagliate fino alla gola del Forello, nella valle del Tevere. Come tutti sappiamo, è una zona vitivinicola e il paesaggio è caratterizzato da borghi arroccati e vigneti. Civitella è in cima a una di queste collinette e, chiaramente, l’ho scelta per la vista panoramica e anche perché mi faceva strano che un piccolo paesino conservasse molte antiche porte monumentali. L’artigianato locale è famoso per le uova dipinte, che adornano i negozietti del borgo.

Orvieto (distante 20 km – 20 min) – Orvieto meriterebbe una vacanza a sé stante. Nel mio sightseeing ho incluso il Pozzo di San Patrizio, la Fortezza Albornoz, la Torre del Moro con risalita, il Duomo con la Cappella di San Brizio (la celebre per i dannati di Luca Signorelli) e una ovvia e meritata degustazione del vino Orvieto Classico.

(scusate se sono stata molto riassuntiva e ho badato poco alla perifrastica, ma sto scrivendo tramite le note dello smartphone)

Buone vacanze a me 🙂

Miss Raincoat (in sella a un unicorno)

“Cielo blu e spiaggia sabbiosa” di Srihadi Soedarsono

Una piccola parentesi artistica contemporanea per augurarvi buona Mezza Estate

1972 – olio su tela – 80×100 cm

Il pittore indonesiano nato nel 1931 parte da un’immagine vera per portarla verso l’astrazione, ricordando molto il collega Nicolas de Stael. Di fatto, entrambi usano una tavolozza di colori molto fluida, ma il segno dello Stael è più inquieto. Inoltre, il nostro pittore asiatico stende il colore a campiture, in un modo molto piatto e uniforme.

Il paesaggio ricalca le stampe giapponesi di Katsushika Hokusai. Pensiamo alla celebre Grande Onda, è una composizione piatta e al contempo dinamica, siccome la curva dona l’idea di sinuosità – dell’andamento lento.

Il vero potere di quest’opera è il colore. Negli Anni Cinquanta, il blu era stato protagonista della ricerca di Yves Klein, che si era inventato una cromia tutta per sé, un blu oltremare creato in laboratorio. Il blu, nel’arte contemporanea, è un mare imbottigliato per preservare il suo senso di infinita pace contemplativa.

Quest’opera è molto esotica (potrebbe sembrare anche mera calligrafia, come se la forma travalicasse il contenuto) pur restando semplice, quasi solo una linea. Potrebbe sembrare un veloce segno stenografico o un accento. Un’opera quindi, che descrive in sintesi il concetto del mare. Tu come glielo spieghi il mare a chi non lo ha mai visto?

La risposta di Soedarsono è questa: il mare è minimalismo, è estate, è immersione.

Miss Raincoat

Emily Dickinson

“Fai ch’io per te sia l’estate
Quando saran fuggiti i giorni estivi”
“La Grande Onda” K. Hokusai

“Il Porto di Trieste” di Egon Schiele

Egon Schiele è un pittore che ho amato moltissimo quando avevo vent’anni. Qui sotto vi metto un link di un articolo bello dettagliato che avevo scritto su di lui nei miei anni verdi (quelli di adesso, i trenta, li vedo più blu)…

* Clicca qui per leggere l’articolo *

Quello che si può dire di questo quadro è che è qualcosa di diverso, per come conoscevo io Egon Schiele, quello dei ritratti. Però, i paesaggi sono i ritratti dello spazio. Infatti, la fase del paesaggio per lui fu il preludio di quello delle ragazzacce riprese in posizioni scomode.

Anche in questo suo paesaggio ho ritrovato la sua capacità di trasmettere sensazioni, ci mette davanti dei riflessi ed esprime malinconia. Come riassumere Schiele: poetico, puntuale, struggente.

Schiele non era nato al mare, ma lo amava. Probabilmente, ce l’aveva dentro come concetto e si lasciava cullare da questo sentimento. Il sentimento del blu. Qualcosa di enormemente incommensurabile, di incerto ma eccezionale e inevitabile. Qualcosa di crudo e non filtrato come le linee di questo dipinto.

Decisamente, però, questo non è un mare azzurro o cristallino. Sono delle acque silenziose che rispecchiano i colori della città, la Trieste della quale Umberto Saba, più o meno negli stessi anni, avrebbe messo in versi la grazia scontrosa. Anche il cielo, di quel rosa salmone irreale tipico dei tramonti triestini, trova spazio nel riflesso che la superficie fluida restituisce a chi si ferma ad ammirare il porto. Ma chi si ferma qui a cosa sta pensando?

Quanto amo Trieste. Quanto mi assomiglia Trieste.

Miss Raincoat

Termoli

Continuiamo con la saga “Sto Bramando il Mare”…

Vi ricordate il meme sul Molise che non esiste? Beh, a quanto pare esiste e come!!! E’ una regione fatta di borghi storici e spiagge (sabbiose e basse, nella fattispecie). È una regione che non sta né al centro né al sud. Naturalisticamente, fa parte del bacino dell’Adriatico, vanta uno degli arcipelaghi più belli d’Italia (le Tremiti) e, nell’entroterra, è addolcita da colline e monti.

Termoli, nella provincia di Campobasso, è raggiungibile in treno facendo qualche scambio dalle stazioni principali (per noi nordici a Bologna o a Pescara). Questo inghippo è dovuto alla disconoscenza sopraccitata, perché in realtà la cittadina è un gioiello tutto da scoprire, oltre ad essere il principale porto della sua regione. Insomma, la meta nerd dove portare la morosa per fare bella figura!

Sfaccettature che non si possono perdere:

  • Una passeggiata al tramonto sul lungomare, buttando un occhio al promontorio roccioso dove si arrocca il centro storico;
  • Deliziare il palato con le specialità enogastronomiche: ovviamente pesce, peperoni (tra i quali la caponata e il brodetto di Termoli) e gli spaghetti alla chitarra, irrorando il tutto con un bianco, il Biferno;
  • Una passeggiata serale lungo le mura del centro storico, a picco sul mare;
  • Una visita al porto, dal quale ci si può anche imbarcare per le Isole Tremiti;
  • Una visita al borgo antico, situato su un promontorio roccioso e caratterizzato da viuzze, delle quali gli edifici più importanti sono la chiesa S.M. della Purificazione ed il Castello Svevo. Da Piazza S. Antonio, con la caratteristica fontana, il panorama è mozzafiato, dacché si tratta di una balconata;
  • Una visita ai trabucchi, ai piedi del castello, dove parte il percorso tra queste abitazioni antiche di pescatori, che permettevano l’attività anche durante la burrasca. Questo percorso costeggia le mura fino al porto;
  • Balneare nelle  spiagge: a nord S. Antonio e a sud Rio Vivo.

Nel centro storico di Termoli troviamo anche un bell’esempio di turismo sostenibile nell’esempio dell’albergo diffuso Locanda Alfieri. Le camere e gli spazi condivisi (come la hall e la sala colazioni) sono situate in edifici diversi, seppur molto vicini tra loro. L’albergo offre una soluzione b&b (ca. 80€ a notte su una matrimoniale + colazione inclusa) da abbinare a pasti presso ristorantini locali (i migliori, scelti da altri turisti,  li trovate qui). Inoltre, sono abbinate le convenzioni per gite alle Tremiti, anche con barche private, per battute di pesca e, ovviamente, visite guidate nel borgo.

#ilmolisenonesiste

❤ Miss Raincoat

 

Io non abito al mare (…ho scritto una dichiarazione d’amore)

#sanvalentino

Ci piace questa citazione dalla canzone della Michielin, perché anche noi non abitiamo al mare (non solo, abitiamo in quella parte ombrosa della Valtellina in cui hanno trovato pace alcune famiglie di pinguini esuli dai Gulag). Noi che, però, il mare ce lo sentiamo dentro e, anche se ancora le temperature non lo permettono, appena sentiamo l’odore di acqua salata, togliamo le scarpe (o buttiamo la pasta). Noi che, comunque, per il Compleanno ci concediamo sempre un’antitetica meta congelata.  Siamo strana gente che è cresciuta con la certezza che un viaggio ci può ricucire la vita sentimentale. Sì ok. Ma se ci siamo scelti un pure lavoro che impone il movimento perenne, quali conseguenze dobbiamo mettere in conto?

Caro Mr. Raincoat,

Ti ricordi quando mi hai chiesto se, secondo me, staremo insieme per sempre? Io ti ho prontamente detto la verità, senza esitare, ti ho risposto che non lo so e, infondo, ti sarebbe dovuto bastare lo zelo di sincerità. Invece, ti sei inca**. Io ti ho lasciato sfogare da solo, come una pentola a pressione e, in seguito, sono tornata da te, come un fedele cagnolino, ma senza dire niente. Perché, passi che io sia cinica, però non bugiarda. Ai Matrimoni si recita a memoria “finché morte non ci separi“: si presuppone che tra il primo bacio e l’ultimo respiro del meno longevo tra i due si debba accettare tutto, ma proprio tutto, anche i responsi di analista, medico di qualsiasi reparto, commercialista o chicchessia. Dopo il funerale, comunque, sei autorizzato a schiodarti e trovare una persona per riniziare i giochi da capo. Push to start a new game. Ecco, io non voglio questo per te, metterti  davanti la pietosa figura di una me in pigiama o in passamontagna, insomma la mia versione dark. Io ti augurerei un bel lavoro – che ti soddisfi e che ti faccia guadagnare più del dovuto – una casa grande e luminosa, un figlio che ti somigli solo nei pregi, una moglie che ti supporti – una complice che, magari, ti prepari anche la cena – un cane, un gatto, un coniglio ariete e il laghetto con i pesciolini. Ti augurerei questo e anche di più, tutte quelle cose che la mente umana non riesce nemmeno ad immaginarsi. Eppure, a me, augurerei che tu ti accontentassi di me. Ma tu non puoi perché hai l’Universo davanti ed io, per non farlo esplodere, dovrei farmi da parte. Se non fossi egoista, dovrei rinunciare al tepore di una storia dentro la quale sto comoda. Alla fine, che cosa c’è dentro alla promessa del per sempre, quando, anche se t’illudi, sai già che, come essere umano, non puoi essere eterno? Le tue cose sparpagliate nelle stanze del mio appartamento, le mie confezioni quasi vuote di cosmetici a prova di tutto nel tuo, fotografie di tanti giorni vissuti di fretta per la paura che finissero troppo presto, gelati per cena, film noleggiati e mai visti fino ai titoli di coda, litigi e corse verso te appena decidi che ti è passata. L’ho detto, è un’illusione che ti fa credere che non vorresti altro, che non t’interessano più indulti, oggetti costosi, un viaggio al mese, un uomo al giorno o l’avere tutto nell’immediatezza con la quale lo desideri. In un momento di lucidità ti potresti rendere conto che, semplicemente, il fatto che ti manchi il fiato non è più così romantico come ti sembrava all’inizio. A ruota, ti viene in mente che sei stufo di dovere essere diverso da come sei per poter essere all’altezza, che hai accettato l’isteria delle scenate senza motivo né apparente né latente, la filosofia della mia  migliore amica e la mia emicrania a volte finta e a volte sospetta. Ti rendi conto che a te piace la montagna e a me il mare. Io… Io, quando dalla vita davvero avrai visto tutto ciò che desideri vedere e quando avrai capito chi sei, in modo da sapere con chi vuoi condividere il tuo cammino, sarò pronta ad interpretarti e ad assecondarti. Vorrei cadere in piedi, senza frantumarmi le ossa, perciò ho tolto le nostre fotografie dalle pareti. Con un po’ di fortuna, lasciando passare un po’ di tempo, non starò più sveglia a pensare che, al mio risveglio, non ci sarai al mio fianco. Il motivo è che, anche se riesco a stare bene senza vivere a caso, non è detto che io debba necessariamente farlo. Anche se ti amo dal primo momento che hai posato gli occhi su di me. E la migliore dichiarazione d’amore sarebbe che vuoi stare con me anche se spesso mi vengono questi pensieri contorti. Anche se mi piacciono troppo gli aperitivi.

❤ Miss Raincoat

** si comunica alla gentile clientela che la suddetta dichiarazione è stata scritta solo per il gusto di giocare con le parole **

Queste cose vorrei dirtele all’orecchio / Mentre urlano e mi spingono a un concerto / Gridarle dentro a un bosco nel vento / Per vedere se mi stai ascoltando

Ponza

Ho cominciato a bramare il mare. E non c’è nient’altro da aggiungere.

Ponza, isola del Mar Tirreno dell’arcipelago delle Pontine, è un’isola laziale fatta apposta per chi ama mangiare in riva al mare cristallino senza pensare a nient’altro. E per gli italiani che amano “parlà come magnano”. 

Sito ProLoco Ponza : qui potete trovare tutte le informazioni per fare i turisti fai-da-te, ma non impreparati. Inoltre, troverete varie alternative per l’alloggio (io consiglierei un b&b) e per mangiare bene.

Appunto, non è un’isola per turisti inesperti, perché gran parte delle cale (ossia le baie con acqua bassa) sono raggiungibili soltanto in barca. Però potrebbe valerne la pena per i fondali trasparenti, meravigliosi anche per chi, come me, di immersioni non ne ha mai voluto sentir parlare (è un handicap mentale, lo so!!!). Inoltre, l’isola è anche ricca di cultura, dal porto romano, alle ville imperiali fino alle tante architetture del periodo borbonico. Insomma, è un luogo dove i panorami da immortalare nella memoria sono molteplici, soprattutto al tramonto data la posizione a ponente.

Come periodi consiglierei di evitare luglio ed agosto (nel periodo estivo meglio giugno o settembre), quando Ponza è letteralmente assalita dai turisti.

Ponza, come già detto prima, si raggiunge in traghetto tutto l’anno dai porti laziali di Formia, Anzio e Terracina. Da inizio aprile a fine settembre i collegamenti sono molto frequenti. Per quanto riguarda Formia, si raggiunge con un treno regionale da Roma. Il tragitto in traghetto (compagnia Laziomar) dura 2 ore e 30 minuti.

Spiagge

La più famosa è Cala di Luna (come la forma della sua falesia, ossia la caratteristica scarpata ripida), libera e raggiungibile tramite la strada provinciale, grazie a un tunnel di epoca romana – attualmente però è chiusa per il costone pericolante. Da raggiungere a piedi dal porto, la Baia di Bagno Vecchio (+ necropoli romana) che è sassosa; sempre dal porto Cala Feola che invece è sabbiosa (una delle poche), con anche piscine naturali e ristorantini tipici. La spiaggia più cool è il Frontone (con sentiero da porto o taxi marittimo), famosa per il “tempio naturale” di roccia bianca; è giovanile perché dal tramonto è una discoteca all’aperto e di giorno è un lido attrezzatissimo. I romantici apprezzeranno Cala del Core, libera e tranquilla, ma raggiungibile solo con il taxi marittimo.

Arte

Il primo impatto con l’isola è ovviamente il porto borbonico a forma di ferro di cavallo, dove, tra gli antichi edifici commerciali rossi, spicca il giallo tenue del Municipio. La chiesa che, con la sua cupola, domina mare e centro storico è intitolata ai Santi Silverio e Domitilla. Oltre per le sue dimensioni e per le sue opere d’arte (un mosaico + imitazione affreschi Cappella Sistina), è ricordata per le Feste del Patrono (dal 10 al 20 giugno) durante le quali le processioni lungo le vie si intervallano a giochi pirotecnici (che è una delle tradizioni che se si va al Sud non si possono tralasciare di vivere). Gli edifici che caratterizzano Ponza sono dette “case nella grotta”, degli edifici scavati nella roccia e abitati fin dalla preistoria. Il luogo migliore per osservarle è il quartiere Le Forna, raggiungibile in autobus dal porto. Lì ci troveremo davanti a case imbiancate di calce e, al contempo, addossate al tufo.

Idee per Gite Naturalistiche

  •  Giardino Botanico (gratis, ma su appuntamento): sulla Collina del Belvedere raggiungibile a piedi dal Centro. Il panorama mozzafiato è sui Faraglioni della Madonna.in sé si tratta di un giardino acquatico.
  •  Grotte di Pilato – a 10 minuti in barca dal porto. Sono cunicoli scavati nella roccia e sommersi da acque cristalline. Si visitano in barca.

 

Pare che l’isola di Ea, dove Ulisse incontra l’omerica maga Circe, sia da collocarsi proprio in questo magnifico angolo italico…

“E arrivammo all’isola Ea: vi abitava Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana” – dall’Odissea

❤ Miss Raincoat

Un weekend a Bari

Se Parigi avesse il mare, sarebbe una piccola Bari” – proverbio barese

Forse, il detto popolare ci calca un po’ la mano con il campanilismo, ma Bari è encomiabile per essere una città di mare del meraviglioso Sud italico e con tutte ‘e cose del centro storico da vedere a piedi.

Vediamo come potrebbe essere organizzata una toccata e fuga nel capoluogo pugliese…

La Stazione di Bari Centrale (in Piazza Moro) è raggiungibile con Frecciarossa di Trenitalia , che è la soluzione che consigliamo, perché non dista che un chilometro circa dal centro storico. Tuttavia la città ha anche un aeroporto. Bari è servita dal trasporto autobus gestito da Amtab (biglietto: ordinario singolo 1,00 € – giornaliero 2,50 €).

Altre Info (Ristoranti, Bar, Pub, Alberghi, Noleggio, Tour Organizzati…)

I  luoghi imperdibili di Bari
  1. Basilica di San Nicola – In questo suggestivo edificio religioso in stile romanico riposano le spoglie di Babbo Natale e si praticano ambo i riti cattolici e ortodossi (aperta tutti i giorni dalle 7 alle 20 – il Museo del Tesoro adiacente costa 3,00€)
  2. Bari Vecchia (Quartiere San Nicola) – Le vie che si snodano dal porto vecchio a quello nuovo sono intricate quanto un labirinto e sono tappezzate di chianche (pietre del selciato). Questo quartiere è cinto da mura e vi svetta il Castello Normanno, ma vi sono anche numerose chiese. Alla sera è qui che si scatena la movida barese.
  3. Lungomare – in stile Liberty, fu inaugurato in epoca fascista ed è caratterizzato da eleganti palazzi, parchi e una meravigliosa vista sul Mar Adriatico.
  4. Castello Normanno Svevo – l’edificio fu innalzato per proteggere la città guardando minaccioso verso il mare, come la Basilica in stile Romanico. La costruzione comprende il celebre mastio di Federico II, un ponte sul fossato, un portale gotico ed un cortile rinascimentale; al pianterreno troviamo una gipsoteca dei calchi delle architetture pugliesi (aperto tutti i giorni, tranne il mercoledì, dalle 8,30 alle 19,30 – 3,00 € + gratis da 0 a 18 anni)

Una gita fuori-porta potrebbe essere…

ad Alberobello, il paese dei trulli a 55 km da Bari – si può raggiungere noleggiando un mezzo tramite la S.S. 16 – uscita a Monopoli – S.P. verso Alberobello.

Insomma, abbiamo messo ‘u quadre mmenze a la chiazz [il quadro – di S. Nicola – in mezzo alla piazza, è un’espressione per riferirsi a un segreto rivelato]

❤ Miss Raincoat

 

 

“Ravello” di Peder Mork Monsted

Mønsted è uno dei più celebrati pittori danesi del Ventesimo secolo. In Italia lo ricordiamo volentieri perché è riuscito a trasmettere bene la sua passione per il Mar Mediterraneo, per il suo sole e per suoi i colori vivaci, difficilmente catturabili altrove.

Nato da un costruttore navale, prese lezioni di pittura fin da bambino. Il suo mestiere artistico lo portò a viaggiare: Copenaghen, Roma, Capri, Algeria, Grecia, Baviera, Svizzera e  Francia furono, a grandi linee, le sue case.

Questo artista può essere definito impressionista, poiché si concentrò sui paesaggi all’aperto e sullo studio delle cromie; tuttavia, il suo processo creativo si basa su una contemplazione, ben lungi dal rappresentare l’irripetibilità di un attimo fuggente.

Per riassumere la dialettica del pittore nordico possiamo utilizzare le parole poesia, luce e dettaglio. E’ il caso di dire che Mønsted riesce a farci viaggiare soltanto con un’immagine.

In questa composizione veniamo avvolti dal clima mediterraneo della Costiera Amalfitana (nello sfondo: a sinistra i Monti di Scala e a destra il Golfo di Salerno). Ravello  richiama da sempre l’attenzione di intellettuali, colpiti dal fascino dell’architettura delle ville qui ubicate.

Il genio sta nel essere riuscito a rendere l’idea dell’atmosfera del Sud Italia, tanto che  quasi si sentono le cicale cantare e l’odore della salsedine. Come accennavamo all’inizio del post, questa magia avviene grazie alla giustapposizione dei dettagli, che non sono altro che una sorta di metonimia della Costiera: l’albero di limoni sotto la terrazza, le ceramiche di Vietri, il secchio con le alici, la pergola per la vite… e, infine, una madre e una figlia che raccolgono un filo rosso in un gomitolo, come due streghe che si tramandano le ricette dei filtri d’amore.

Copenaghen è una delle mie città preferite, però il Sud Italia è difficile da spiegare a parole così come l’ha fatto Peder Mork Mønsted con la sua tavolozza tranquilla e sognante.

Hai presente quando la sabbia scotta, ma tu te ne freghi perché tanto sai che stai correndo verso il mare? Ecco bisognerebbe vivere così.

Altre opere di Monsted

**1926, The Bridgeman Library (Londra)

❤ Miss Raincoat

“Contraluz” di Vincente Romero Redondo

Si sa, da buoni italiani se le opere d’arte non sono vecchie almeno di cinquecento anni, nemmeno le consideriamo. Però, qualche volta, anche i “disegnini” di qualcuno che, addirittura, non è nemmeno passato a miglior vita riescono a catturare la nostra attenzione. Questo è il caso di Vincente Romero Redondo.

Sul suo blog personale possiamo ammirare tutto il suo portfolio e anche scambiare quattro parole, dacché è uno che visualizza e risponde. Tuttavia, ho scelto questa sua opera del 2009 perché mi sembra la più rappresentativa del suo messaggio e del suo voler accendere il riflettore sulla natura controluce del mondo femminile.

Ma chi è questo signor Redondo? E’ un pittore madrileno di 61 anni (quasi coetaneo del mio papà), trapiantato in Costa Brava, alla quale è debitore per l’atmosfera che riesce a ricreare nelle sue composizioni, un misto di silenzio e sfavillio di colori mediterranei.

La sua tecnica prediletta è il pastello su carta, talvolta messo in dialogo con l’olio. Tuttavia, l’artista considera che il pastello sia il mezzo migliore per rappresentare al meglio la spontaneità di una delicatezza senza rivali.

Infatti, le protagoniste dei suoi dipinti sono donne che lasciano a bocca aperta senza essere eccessive o volgari, nude, scalze, anche nella loro tempesta di sentimenti. Sono istantanee di pensieri aggrovigliati, non esercizi di stile auto-celebrativi. Per l’artista, la donna non è una preda, bensì una Monnalisa, una che ride, piange e si dà delle arie allo stesso momento. Redondo dipinge donne innamorate, che guardano l’orizzonte disegnato dal mare o fuori dalla finestra, che ricopiano poesie a mano da un vecchio libro, madri affettuose, amanti con un segreto da nascondere, spesso vestite di seta e, altre volte, nude e, allo stesso modo, setose. Sono donne senza uomini, ma quando si guardano allo specchio delle volte si piacciono e altre no. Con la sua Arte vuole dire a tutte le donne che non è il Sole che illumina il Mondo…

Sicuramente, Redondo ci ricorda tanti esempi di Storia dell’Arte: i riverberi di Monet, le donne intense di Schiele, il pudore antitetico di Canova ed il tulle imbizzarrito di Degas. Eppure, è contemporaneo nel suo concetto di sacralità della donna.

Questo dipinto mi ricorda un po’ mia mamma, che è una sarta. La protagonista mi sembra lei quando controlla che il suo lavoro sia stato fatto ad opera d’arte. Però mi ha ricordato un po’ anche Penelope che tesse la dote di giorno e la disfa di notte in attesa sicura di Ulisse. O, forse, più Calypso. Lei che ha lasciato tornare Ulisse da sua moglie, dopo che lui ha fatto i “proci comodi suoi” per sette anni (quelli famosi per la crisi), tanto lei è quella che è condannata dagli Dei ad innamorarsi di eroi, che prima o poi se ne vanno verso scopi più Alti. Ecco, se la protagonista fosse lei, illusa che il suo Ulisse tornerà, che la sceglierà appunto perché lei non gli ha messo le catene? Mi piace pensare che lei viva ancora su Ogigia, in una villa nascosta dentro una natura incontaminata in mezzo al blu del Mediterraneo, assorta a scegliere le stoffe con le quali si vestirà quando il suo Ulisse ritornerà. Ulisse, testa di capra, scegli Calypso!

❤ Miss Raincoat