Il Sentiero Valtellina [Seconda Puntata]

L’anno scorso…

Beh, l’anno scorso avevo postato questo articolo. 

Era un post che parlava di casa, di mammà e tutte quelle cose che in quel periodo ingarbugliato mi facevano stare bene. Incluse le meringhe. Sembra che sia passato un secolo, sono cambiate tante cose ed è ritornata la felicità, quella data dall’armonia e dagli unicorni galoppanti.

Già l’anno scorso vi avevo spiegato che il paesello dove ho la tana, una frazione di Colorina che si chiama Piani di Selvetta (e che vanta gli inverni più rigidi del globo, dopo la Siberia e il Comune di Forcola), si inserisce nel percorso di una pista ciclopedonale, il Sentiero Valtellina, che percorre tutto il corso del bacino imbrifero del fiume Adda in provincia di Sondrio.

Nel post che ho linkato sopra vi avevo portati nel tratto alternativo del Sentiero Valtellina, che porta da Selvetta a Sirta, nel Comune di Forcola. 

Lo so che ho detto che sono felice ed è la verità. Ma…In questo periodo l’ansia (sto seguendo vari progetti lavorativi cicciotti), la fame (sto seguendo una dieta ferrea) e l’innamoramento primaverile (sto seguendo il richiamo della foresta) non mi danno tregua, perciò vado spesso a correre per rientrare in contatto con la mia libertà e con la mia natura selvatica. Insomma, per farmi passare i cinque minuti.

Nella foto potete vedere il tratto del Sentiero Valtellina che porta da Selvetta fino a San Pietro, nel Comune di Berbenno. Si può seguire il percorso ortodosso sulla riva destra – che è asfaltato e più riparato dal sole tramite piante (e del quale io amo i ponticelli in legno!!!); in caso contrario si può scendere, proprio vicini al fiume, sulla sponda sinistra (tramite alcune scale in pendenza sull’argine) ricordandosi che qui non ci sono alberi o asfalto, il vento è ovviamente più forte e che la zona è molto meno frequentata.

Beh, per quest’anno la prova costume è cosa fatta!!!!

❤ Miss Raincoat

Dreaming Norway.

Settimana scorsa Y. ha compiuto 30 anni. Evento che mi ha fatto sentire sia vecchia sia giovane. Giovane perché mi mancano ancora un po’ di inverni per arrivare a cambiare la cifra delle decine, per così dire; vecchia perché ci conosciamo da una buona pinta di tempo…

Y., in effetti, l’ho conosciuto in Lombardia nel 2009. Una di quelle storie d’amore bruciate/nascoste in partenza dato che una volta sono fidanzata io e una volta è fidanzato lui, etc… E, quando, finalmente, il nostro oroscopo è favorevole, me lo ritrovo con lo zaino in spalla in partenza per la Norvegia. Allora, i suoi biondi riccioli ribelli (sembra un’immagine idilliaca, però lui è veramente la versione umana di Erooooos, l’amico di Pollon) erano animati dall’attivismo di Green Peace. Oggi, quasi 10 anni dopo, Y. vive a Bergen insieme ad una bimba con i suoi stessi capelli; la madre ora sta in California a studiare i fondali marini insieme al suo nuovo compagno surfista (non si sa se lo è, ma dalle foto acciuffate sui social si potrebbe desumere…). Quanto alla nostra storia d’amore mai nata ci si ride su solo a pensarci, anche se il fatto di essere attualmente due guide turistiche con coordinate geografiche diverse ci sta comunque continuando a tenere fraternamente legati. 

Ai fini di questo blog, ora vi riporterò quello che Y. Mi ha insegnato sulla Norvegia, terra che lui ama-odia e che definisce “la Sardegna senza Mediterraneo” (ah, dimenticavo di dire che Y. È pure una guida subacquea e che, quando l’ho conosciuto io, era reduce da un tirocinio alla Maddalena). E con questo, probabilmente, Y. Intende dire che la Norvegia, è la più selvaggia tra le nazioni scandinave. Ai posteri l’ardua sentenza.

  • Punto Zero: Partire al Momento Giusto – i mesi da evitare sono ottobre e novembre perché nevica/ghiaccia al nord e piove al sud e alcune strade sono chiuse al traffico;  la stagione turistica vera e propria scade a fine agosto, sempre se il meteo lo permette. Periodi ottimali *** a) Fiordi giugno-luglio b) Sole di Mezzanotte maggio-giugno-luglio c) Aurora Boreale dicembre-gennaio-febbraio (che, del resto si può vedere anche in altri Paesi “nordici” e che, “funziona come te, Patty, si manifesta quando e se lo vuole e, ovviamente, nei posti più reconditi con ottime condizioni di cielo terso” cit.)
  • Punto Primo: Partire con lo Stretto Necessario ma senza Dimenticarselo – abbigliamento/equipaggiamento invernale sempre e comunque, occhiali da sole polarizzati, crema solare in base al fototipo senza fare i braccini corti e il Marius (il maglione tipico di lana con disegni geometrici “natalizi”) che fa sempre fico.
  • Punto Secondo: la Crociera sui Fiordi non è solo Moda, ma è anche la maniera più smart di approcciarsi alla Norvegia – Con la Kel 12 (il tour operator per il quale lavora Y.)  un giro andata e ritorno partendo da Bergen costa 1500 € ca. per 15 giorni. In alternativa, si può pensare a un fai-da-te prenotando gli alberghi tramite una OLTA (tipo Booking.com) e le tratte di mare su hurtigruten.com; per volare da Milano a Bergen bisogna fare lo scalo ad Amsterdam (ca. 200 € a/r, controlla qui)

Le tappe imperdibili sono : Bergen – Kirkenes – il Trollfjord – le Isole Lofoten – Capo Nord + le Isole Svalbard che hanno un costo considerevole

  • Punto Terzo: Svanvik è Per i Veri Uomini, [non quelli che piacciono a te, Patty] – nel freeeedddissimo entroterra, a 40 km da Kirkenes, c’è Svanvik. Tramite Birkhusky si può prenotare un viaggio-avventura non solo per andare a caccia dell’Aurora Boreale, ma anche concedendosi di concepire un bebé [sic.] in casette tra i boschi in stile airbnb, andare in slitta con gli husky e altre esperienze tipiche di vita vissuta. Per i meno impavidi, il Trono di Spade sulla PayTv dell’ albergo comodi a Bergen.
  • Punto Ultimo: Non ci si innamora in Norvegia Gli uomini italiani sono sempre i migliori e i vichinghi sono, comunque, più rari dei troll.

***Grazie mon petit chou!!!***

❤ Miss Raincoat ft. il Vichingo Giargianese

MelaVertical a Villa di Tirano

Un altro modo per esplorare la Valtellina e smaltire le calorie del suo corredo enogastronomico è il running (ovviamente, per quanto mi riguarda, con le Salomon rosa shocking) . In questi anni sono nati e si sono rassodati vari eventi suis generis, tra i quali citiamo la Mini Skyrace, il Trofeo Kima, la Valtellina Wine Trail oppure la Vertical Tube Race. Oggi – grazie al fatto che mio cugino A. me l’ha fatta scoprire e al quale mando tanti cuori – parliamo della Mela Vertical di Villa di Tirano, inserita nell’analoga Sagra della Mela e dell’Uva.

L’appuntamento per questa competizione (in realtà è possibile correre sia in maniera competitiva, sia in maniera ludica) è per sabato 30 settembre 2017 alle ore 12,30 presso il Centro Polifunzionale di Villa di Tirano (via Europa). Dalle ore 14 i corridori potranno intraprendere il percorso della mulattiera Peita-Sasso (3,3 km-D+1000 m).

Da Villa di Tirano si prende un tracciato che, un tempo, gli eroici contadini valtellinesi, con qualsiasi condizione climatica, percorrevano per motivi di sopravvivenza. Oggi il runner, di natura masochista, può inerpicarsi tra gli stessi schietti tornanti scoscesi, gustandosi un paesaggio che dai filari dei vigneti (**in foto), passando tra i ruderi di antichi abitati, arriva fino a Stavello, dominando il fondovalle; con lo sprint finale potrà raggiungere il Sasso, in un’incantata radura di conifere.

Come partecipare

Ci si può iscrivere online fino al 28 settembre sul sito melavertical.it – oppure in loco fino alle 13,30 (prezzo: 20 € su cc o 25 € in contanti – pettorina, cronometraggio, trasporto zaino ad arrivo, ristoro all’arrivo/durante il percorso, buono cena). Per la gara competitiva possono partecipare atleti di ogni nazionalità con tesseramento valido e certificato medico (inviato a melavertical@gmail.com oppure consegnato al ritiro pettorina); per la corsa non competitiva tutti i maggiorenni e i minorenni con liberatoria firmata da un genitore. Gli spettatori, invece, possono salire a Stavello o a Sasso dalle ore 8,30 alle 11,30.

 

Ho sempre amato correre, è qualcosa che puoi fare da solo, unicamente grazie alla tua volontà. Puoi andare in qualsiasi direzione, correre lento o veloce, o contro vento se ne hai voglia, scoprire nuovi luoghi usando solo la forza dei tuoi piedi ed il coraggio dei tuoi polmoni – Jesse Owens

❤ Miss Raincoat

Cronache da Amantea e dintorni

*Giorno 8*

Quasi agli sgoccioli, proprio quando mi stavo finalmente abituando al clima, al ritmo e prendendo l’aplomb vacanziero, mi sono presa un giorno per me. E la doccia, concendomene una bella lunga annessa di trucco e parrucco (ma solo a me al mare vengono i capelli come le Barbie usate?), spedendo pure la family nel giardino dell Hotel.

Chi ben comincia è a metà dell’opera!

In effetti, è stata una giornata sorprendente perché il #forseandiamodalloziogianni (Gianni è il mio -ormai famoso- genitore maschio) del piccolo Antonio, il figlio di mia cugina E., si è concretizzato con un pomeriggio/sera di family al quadrato.

Prima di cena (nella quale è stato coniato l’altro hashtag #nonvogliamopiùniente), siamo andati a goderci lo spettacolo naturale del Tirreno, il tramonto, quando il sole si tuffa nell’acqua rosso e fa sentire rossa anche te, nuda nei tuoi pensieri più sinceri.

Mi ha fatto ricordare anche questo quadro “Avvampante Giugno” di Sir Frederic Leighton

Mi ero ripromessa di lasciar passare l’estate e non parlare più d’amore per un po’. Quando hoscritto l’articolo che ho citato sopra, la sera stessa una persona nuova mi ha augurato una nuova buona notte. E poi sono partita per venire qui. Davanti ad un giorno che se ne ne stava andando, ho pensato di essere diventata adulta, ormai. Che riesco a fare pazzie senza farmi male, si chiama osare. Forse, si chiama anche vivere felici. Con regole, ma senza etichette (non siamo mica sottaceti!). E proprio quando non me lo aspettavo, nella scelta di vivermi ventiquattr’ore in libertà, mi è arrivata una notifica su Whastapp.

❤ Miss Raincoat

Quanto mi hai fatto fare tardi se l’amore è una partita noi siamo rimasti sopra gli spalti – quanto mi hai fatto fare tardi per vedere l’alba poi neanche mi guardi” – Nina Zilli

Cronache da Amantea e dintorni

*Giorno 5*

A metà dell’opera, abbiamo optato per la tappa fondamentale del Calabrese ad hoc: il Santuario di San Francesco di Paola (a 28 km da Amantea, circa 30 minuti in auto). Onestamente, me lo ricordavo un po’ diverso. Più di dieci anni fa l’avevo trovato troppo “santo” e troppo pieno di gente e di cianfrusaglie ex voto. Direi che si è proprio ripulito!!! Sarà perché di gente, dato il nostro evitare l’alta stagione, non ce n’era molta, ma l’ho trovato piacevole dal punto di vista storico-artistico e meraviglioso come paesaggio sia lì tra gli alberi e i rigagnoli sia guardando giù verso il mare. Ovviamente, mio padre, improvvisandosi guida, ci ha fatto fare il percorso di visita al contrario e, invece di in discesa, si è rivelato in salita, ricordandomi molto la mia estate scorsa a Pisa. Beh, per lo meno, abbiamo fatto anche penitenza. Comunque, un bel voto per questo luogo di pace e di silenzio, così come era stato pensato dal Santo che ornava, in tante graziose versioni (la mia preferita era quella nella boule con acqua e brillantini), il comò della nonna!

Il Santuario di San Francesco di Paola non è solo un luogo sacro. Sorge tra le colline ed il mare ed è un luogo storico e naturalistico. Il nucleo originario, scelto dall’umile frate, risale al 1435; devastato dai turchi nel 1555 venne subito ricostruito. Rappresenta un’affascinante miscela di architettura rinascimentale e barocca. La facciata della basilica è rinascimentale in basso e barocca in alto, per esempio.

Più info (gratis, aperto tutti i giorni dalle 8 alle 18, con parcheggio)

La Basilica quattrocentesca fu voluta dallo stesso Santo, ha linee austere e semplici e molto goticheggianti, specie nel portale. Infondo alla navata laterale vi è la cappella più importante, detta la Cappella del Santo impreziosita a fine Cinquecento con marmi neri e verdi locali. L’altare, ricoperto da lamine in oro e argento, conserva l’urna con le ossa del santo, profanate dagli Ugonotti e rimaste sempre intatte. Nella cappella troviamo anche altre reliquie: la pentola che cuoceva senza fuoco, il dente molare che rimase in pegno alla sorella prima del viaggio in Francia, il rosario, gli zoccoli, un calzettone e altri capi di vestiario. Attorno alla Basilica si snodano le tappe della Zona dei Miracoli. Troviamo la Fornace dei mattoni (luogo di vari miracoli), la Grotta della Penitenza, l’Antico Romitorio, la Fonte della Cucchiarella (fatta sgorgare con un bastone, berla è miracoloso), il Ponte del Diavolo (medievale, da qui si sputa via il peccato),e  le Pietre del Miracolo ancora in bilico sfidando la gravità, fermate dal Santo prima che diventassero mortali. Nel 2000 è stata eretta la Chiesa Nuova a forma di grande nave, per ricordare il patronato del Santo. La chiesa è sobria, elegante e moderna; è adornata da vetrate e mosaici suggestive firmate da vari artisti europei.

La nascita di San Francesco di Paola (Paola, 1416 – Tours, 1507) è attribuita ad un’intercessione di San Francesco d’Assisi, al quale i genitori erano particolarmente devoti. In adolescenza, Francesco di reca in un Convento nel cosentino per adempire un voto che l’aveva fatto guarire da una malattia all’occhio che lo aveva colpito da neonato. In seguito, compie un pellegrinaggio Roma – Loreto – Assisi. Rientrato a Paola decide di ritirarsi ad una vita eremitica in una piccola grotta in questo territorio solcato dal fiume Isca, dove oggi sorge il Santuario. Qui accoglierà anche tutti quei giovani che vorranno dedicarsi alla preghiera, al digiuno, al lavoro e alla contemplazione; la Congregazione sarà approvata dalla Sede Pontificia sotto la Regola dei Frati Minimi (facente parte dell’Ordine dei Mendicanti). Nel 1483 lascerà la Calabria poiché papa Sisto IV gli ordina di assistere il re francese Luigi XI che guarì da una terribile malattia e convertì al Cristianesimo; il frate rimase in Francia per 24 come Ambasciatore di Pace e Carità, dove morì (la sua tomba si trova a Plessis lès Tours; la casa natale nel centro storico di Paola è stata trasformata in chiesetta). San Francesco di Paola è patrono della “gente di mare” dal 1943 e della Regione Calabria dal 1962.

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❤ Miss Raincoat

Il Sentiero Valtellina [Prima Puntata]

Percorribile in bicicletta (o consumando direttamente le suole delle scarpe) per tutti i suoi 115 km da Colico a Bormio, il “Sentiero Valtellina”, è la più lunga pista ciclo-pedonale in provincia di Sondrio.

Sito Ufficiale

Approfittando (finalmente!!!) di una giornata di sole e, soprattutto, di riposo, me ne sono andata a fare una corsetta tranquilla vicino a casa dei miei genitori.

In realtà, ho percorso una deviazione/variante del suddetto Sentiero, tra Colorina e Ardenno. Io la trovo molto interessante perché offre la scelta tra battere la strada asfaltata (comunque non accessibile al traffico, se non quello agricolo) e l’argine del fiume (scelta obbligata nei giorni di afa, meno indicata se c’è molto vento).

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Cinti dalle Prealpi Orobie a sud e dalle Alpi Retiche a nord, ci troviamo nel bel mezzo della pianura solcata dal Fiume Adda, in una zona storicamente conosciuta come Busca Spessa, “bosco rigoglioso” (oggi Piana della Selvetta). L’Adda, fino all’Ottocento, esondava spesso e volentieri e, ritirandosi, lasciava scoperte delle isolette limacciose molto fertili, le quali costituirono motivo di aspre contese tra i paesi limitrofi. Ricordiamo che l’agricoltura di questi borghi poteva essere definita eroica, poiché misera e praticata in territori scoscesi. A parte Rodolo, che se la spassava, in confronto!

Una passeggiata a Rodolo

In Primavera, quello che mi fa sentire davvero a casa è il giallo accecante dei ranuncoli che, a dire il vero, i prati li infestano, essendo tossici. Il suo nome significa “rana”, dato che il fiore predilige le zone umide, paludose e ombrose, “qualità” spesso decantate di questo angolo di Valtellina.

Scherzavo, chi mi fa sentire davvero a casa è la Mamma! Auguri, ti voglio bene!

❤ Miss Raincoat

Cagliari

Una città che conserva le sfaccettature dei diversi dominatori ma che, indomita come l’isola della quale è capoluogo, non appartiene a nessuno…

Cominciamo ad arrivarci…

L’Aereo è la soluzione migliore. controlla il tuo volo

Il volo Milano – Cagliari è diretto, dura 1h25min e costa ca. 130€ a/r

Se si optasse, invece, per un viaggio on the road (in auto, o meglio, in moto), è necessario servirsi del Traghetto. controlla la tua rotta

La rotta Livorno – Olbia dura 6h30min e costa ca. 130 € a/r + 274 km per arrivare a Cagliari.

Come passare il tempo?

Sito Turistico

Quartiere Castello

  • Cattedrale di Santa Maria [gratis]
  • Chiesa di San Michele [gratis]
  • Bastione di Saint Remy in foto + Giardino Sotto le Mura [gratis]
  • Anfiteatro Romano [5€]
  • Torre dell’Elefante [3€]

Quartiere Marina

  • Palazzi Liberty di Via Roma [gratis]
  • Molo Sabaudo + Faro [gratis]
  • Santuario di Bonaria [gratis]

Escursioni

  • a 2 km – Necropoli puniche di Tuvixeddu [gratis]
  • a 15 km – Parco dello Stagno del Molentargius con i fenicotteri rosa [gratis]
  • a 7 km – Spiaggia del Poetto e Sella del Diavolo [gratis, a parte eventuale lido]
Dove alloggio?

Per quanto riguarda l’alloggio, io preferirei un trattamento bed&breakfast in una struttura ragionevolmente vicina sia al mare sia ai monumenti. A pranzo/cena, m’immergerei nella cultura enogastronomica cagliaritana frugando tra le vie della città (pane, olive, salumi, il porceddu, le seadas, il mirto, il Cannonau…).

Hotel Italia più info

Dista 150mt. dalla Stazione Ferroviaria, direttamente collegata all’aeroporto (biglietto: 1,30€). È situato nel Quartiere Marina (vicino a P.zza Matteotti e al Municipio). Una notte + colazione in una doppia costa mediamente 85€.

Come mi sposto?

La Stazione dei Pullman Cittadini è in P.zza Matteotti, nel Quartiere Marina, vicino al Municipio.

controlla la tua linea 

[biglietto 1,30€; giornaliero 3,30€; settimanale 12,00€]

(il sito è molto ben fatto, si possono consultare le linee anche in base ai siti turistici!!!)

“Is ogus tuus alluttus che so fogu/sa bocca tua prus frisca de una rosa/ In su coru m’han fattu cussu giogu” – “A Liguori” di O. Baccaredda

❤ Miss Raincoat

 

Thikling is torture (il solletico è una tortura)

Lo ammetto, non sempre le campagne di sensibilizzazione riescono a smuovere il mio cuoricino, che schifa le strumentalizzazioni come peste bubbonica. Eppure, non mi va giù che chi sottomette o violenta esseri dotati di vita e anima respiri la mia stessa preziosissima aria. Tuttavia, resto dell’idea che non esistano specie deboli o forti, ma vittime e carnefici. Ossia, detesto le giornate a tema, la stigmatizzazione, la glorificazione, la ghettizzazione… Insomma, di Santi ne è pieno il calendario ed è rimasto posto solo per essere persone per bene, indipendentemente da specie, sesso, etnia, colore di capelli, etc…

Questa premessa per farvi capire perchè, durante una notte insonne, sono rimasta basita davanti a un video sul Lori lento.

Come lo racconterei a mio nipote, questo animaletto è una scimmietta con degli occhioni tenerosi, che, in teoria, dovrebbe vivere nelle foreste pluviali asiatiche. In pratica, grazie a un meccanismo ignobile chiamato commercio illegale, è diventato uno dei più modaioli animali d’appartamento (eh, che dire, il gatto è demodé!).

Il nome della campagna Thikling is Torture pone l’accento sulla condivisione di massa di video in cui i Lori vengono accarezzati sulla pancia e vuole ricordarci che non è felice per le coccole, se alza le zampe all’aria, bensì spaventato e pronto all’attacco (ha un veleno sotto i gomiti, o qualcosa del genere). L’idea sarebbe quella di non condividere più contenuti al pari di uno stupro e, se ci venisse voglia di accarezzare il Lori, potremmo trovarci un fidanzato che si chiama Lorenzo, no?

E la tortura non si limita a grattini non richiesti. I Lori sono animali selvatici notturni, costretti a restare in gabbia in appartamenti di città, con illuminazione e riscaldamento a palla. In più, in modo da essere resi completamente innocui, tipo pupazzetti, vengono privati dei denti senza anestesia.

Sapete cosa si racconta a Giava? Che i Lori siano portatori di tragiche sventure e che il loro sguardo, sempre triste, sia la prova che riescono a vedere le anime inquiete dei defunti.

** Per firmare la petizione: www.thicklingistorture.com

❤ Miss Raincoat

Il Gigiàt della Val Masino

La Val Masino, che prende il nome dall’omonimo torrente, si trova tra le Alpi Retiche occidentali e si trova, più o meno, sopra Ardenno (Sondrio).

La leggenda vuole che in questo luogo, per lo più incontaminato, si aggiri un personaggio selvatico, chiamato Gigiàt.

Non si sa bene quale sia la sua fisionomia peculiare, ma sicuramente è in parte uomo e in parte capra: ha delle corna ricurve, capelli incolti e vello ricciuto.

Si diverte a danzare con le marmotte, a spaventare i caprioli e ad arrampicarsi sugli alberi con gli scoiattoli.

Gli umani possono riconoscere il suono del suo zufolo oppure la sua risata fragorosa; il Gigiàt ammalia le donne affinché gli nascondano formaggio, castagne e noci nel bosco.

Eppure, questo animale leggendario non è visto come completamente maligno, dacché è buono con chi se lo merita e cattivo con chi se la va a cercare.

Del resto, un po’ come il dio Pan, è simbolo di opulenza, di eterna giovinezza, di vita che si rinnova…

❤ Miss Raincoat

Love is like a butterfly, it goes where it pleases and it pleases wherever it goes.

(Grazie a Max per avermi fatto scoprire gli angoli più remoti di questa Valle Incantata. *In loving memory *)