“Ragazza che Legge” di Franz Ebyl

Oggi, giornata ventooooosissima, voglio farvi vedere un dipinto che io considero senza tempo…

1850 – 53×41 cm – Galleria del Belvedere (Vienna)

Franz Ebyl (1806 – 1880) era nato il Primo Aprile e ciò gli portò molta fortuna, tant’è che prese residenza nel Belvedere di Vienna. Vita natural durante, fu un pittore di fama, in più uno dei ritrattisti più famosi e prolifici dell’Ottocento austriaco. Riposa nel Zentralfriedhof, insieme ad altri famosissimi suoi conterranei, per esempio il musicista Beethoven.

Potrebbe essere solo una ragazzina, una donna acerba, che sta leggendo il Cioé.

Ebyl era un pittore che risentiva di un grande influsso del Romanticismo, declinato nella ritrattistica con una ricerca volta alla minuzia realistica dei particolari e all’accento sulle qualità spirituali dell’individuo, ossia il concetto di sublime (non è bello ciò che è bello, ma ciò che risveglia i valori etici, ciò che sarebbe bene fare).

In Arte, spesso, la figura femminile che legge è una donna sessualmente matura e spesso nuda. In questo caso, la nostra protagonista è una ragazzina in pubertà in sottoveste candida, la quale accenna la scopertura di un corpo ancora crudo e sapientemente lo cela al contempo – come se il pittore la volesse dipingere in un momento di comodità interiore, un momento di tempo libero dedicato a sé stessa (la stanza tutta per sé di Virginia Woolf).

Probabilmente, la ragazzina non è nemmeno di estrazione sociale alta (è la contadinella facilmente infinocchiabile, un luogo comune nell’Arte for men only). Non porta gioielli importanti se non un laccio attorno al collo il quale ricorda molto il cosiddetto Nodo d’Ercole, quello che veniva legato al collo delle spose dell’Antica Roma e poi sciolto dallo sposo durante la prima notte. Capiamo, così, cosa cela e scopre la camicia che non riesce a stare più stabile sulle spalle eburnee della protagonista, una verginità in bilico, ormai…

Secondo me la chiave dell’opera sta tutta nella contrapposizione di ciò che fa la mano destra (la purezza) e della mano sinistra (il peccato).

La mano destra è poggiata sul petto, protegge il cuore e la sfera emotiva, scossa da qualcosa di violento e sconosciuto. Sicuramente, la ragazza sta leggendo una di quelle intriganti storie d’amore (è proprio a metà del libro – quello che nelle serie tv è chiamato il midseason finale) che cominciavano ad andare di moda in quegli anni, a me viene in mente “Emma” di Jane Austen – il libro viene tenuto in mano con la sinistra, però.

Sempre il braccio sinistro è adorno di un triplo giro di coralli. Il corallo, prima di tutto, è simbolo dell’arrivo delle prime mestruazioni, quindi il passaggio da bruco a farfalla. Il corallo è anche il colore che segna l’unico picco cromatico del ritratto sui toni terrosi dell’ocra: lo troviamo sulle labbra (simbolo indefesso di sensualità), sulla poltrona (simbolo del dolce far niente) e appunto sul bracciale (simbolo di legame tra pittore e modella). Il tre giri possono alludere alle tre fasi ineluttabili della vita della donna: sbocciare, fiorire e appassire (anche qui, un pizzico di maschilismo da parte del pittore quasi cinquantino…).

Un particolare che potrebbe rimanere trascurato, in quanto gioca sull’armonia dei colori primari, è quel foulard sul braccio destro. Prima di tutto il dono di un fazzoletto, in tempi antichi, era il rito del primo approccio sentimentale. Inoltre, quel lembo di stoffa, per pudicizia, in pubblico serviva a celare i capelli.

Nei capelli, per giunta, c’è il significato più profondo di quest’opera. C’è il pensiero di quest’uomo pittore sulle donne. La ragazza ha i capelli corvini, anzi “di serpente”, come Medusa – quella divinità bellissima e mostruosa che sapeva pietrificare gli uomini solo con lo sguardo (era stata Atena a trasformarla così, per invidia o per gelosia…). Una donna, capace di terrorizzare e di sbalordire, secondo Ebyl è intrappolata in questo suo dualismo, in questo suo potere a doppia lama. L’unico a riuscire a sconfiggere il mostro, nel mito, è Perseo e ci riesce guardano Medusa, non negli occhi mortali, ma attraverso il suo riflesso nello scudo (quindi, parafrasando, solo gli artisti riescono a maneggiare le donne senza risentire del maleficio); così, la decapita e, dal sangue che cola dalla testa, nasce il corallo (che la ragazza del dipinto porta come gioiello). Lo scudo per il pittore è il libro, in questo caso: la ragazza guarda all’orrore, ai demoni interiori, al peccato, cioè al sesso, attraverso le parole – in questo modo le sembra tutto meno spaventoso e mostruoso. Lui, da buon Perseo, la sta iniziando all’Arte (Quale? Lasciamo il libero arbitrio dell’opinione al Lettore!).

Sono tutti romantici con i libri degli altri 🙂

❤ Miss Raincoat

Daria Bignardi

Le donne che leggono sono pericolose. Perché non si annoiano mai e qualunque cosa accada hanno sempre una via di fuga: se ne infischiano se le fai troppo soffrire perché loro si innamorano di un altro libro, di un’altra storia e ti abbandonano…

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