“Cicale” di Matteo Massagrande

Volevo farvi vedere un quadro che parlasse d’estate e ho trovato questo…

2018 – olio su tavola

Matteo Massagrande è considerato uno dei maggiori esponenti dell’arte contemporanea italiana. Un bell’uomo classe 1959, originario di Padova, ma che si è trasferito in Ungheria per amore. Tra le cose, un pio devoto di Van Gogh e del suo dolente canto d’amore e della sua immersione nella natura, nei boschi, tra gli alberi.

Massagrande dipinge stanze, le stanze della nonna, vecchie, antiche, scrostate, disabitate… Sono stanze vuote, ma impregnate di memoria, con finestre enormi che si affacciano su panorami mozzafiato.

La protagonista delle sue opere è la luce, sempre torbida di polvere.

L’artista va ad essere portavoce del sentimento di nostalgia per un passato che si rifiuta di essere dimenticato, invisibile ma potente. Per lui, l’assenza non è vuoto ma una dimensione in cui regna la calma.

In “Cicale” lo sguardo è portato verso il blu del mare. Un vecchio gruppo di alberi si piega pigro alla sensualità della brezza. Tutti dormono, fa caldo ed è l’ora della pennichella. Solo le cicale non si scordano mai di perpetuare con il loro ininterrotto canto d’estate.

Miss Raincoat

Gianni Rodari

Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l’avara formica
io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende…
regala!
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“The Take Over The Breaks Over” dei Fall Out Boy

#backtohighschool

Febbraio è un mese volutamente corto. E in una tale pochezza di tempo ho voluto nascere io. Così, concentrate in un breve lasso di tempo, riescono a venirmi tante paranoie. Come quella del tempo che passa troppo in fretta. Pronti per un ritorno al Liceo con la prof C. E la sua Montblanc utilizzata esclusivamente per infliggere insufficienze (i voti buoni erano con la matita rossa)???

Baby season changes but people don’t.

Nel mio I-pod nano di dieci anni fa c’era tanta roba, alcuna anche spazzaturifera, a parte i Garbage – quelli avevano solo la nomea. Però i miei preferiti risultavano i FOB (acronimo di Fall Out Boy).

I FOB furono additati come Emo, dacché andava di moda. Cioé andava di moda essere perennemente mestruati, avere la matita nera fino alle ginocchia e un ciuffo laterale che “ci avrebbe fatto diventare tutti ciechi” (così dicevano gli adulti, specie quelli calvi). Più che altro io ero assonnata, perché di notte pensavo ad altro, la mattina mi svegliavo totalmente solo dopo la seconda o la terza campanella e sfoggiavo un taglio simile a quello del cantante dei Thirty Second To Mars. Che se fossero stati Emo (o come cacchio si declina) veramente, lo facevano per il cash facile, dato che ai tempi tutti i membri della formazione c’avevano la mia età di adesso

Il loro nome deriva da quello di un personaggio secondario dei Simpson, altra peripatetica dei miei anni nervosi (ho frequentato un liceo intitolato a Pierluigi Nervi – ndr) siccome a) non facevo i compiti prima di aver visto i Simpson b) il prof. S. basava le sue spiegazioni di Filosofia sulle puntate dei Simpson (a volte anche Dragonball).

Della loro formazione, anche se prevedesse anche chitarrista e batterista, ci ricordiamo  solo della voce di Patrick Stump e di Pete Wentz, il bassista con il famoso tatuaggio a forma di pipistrello, fidanzato storico di Ashley Simpson e mente malata dietro ai testi.

Li ascoltavo perché sì. Mi piacevano la loro musica (rockettino facile da autobus, buono per il risveglio) e i loro testi su love, fame, girls and break-ups . Li ascoltavo perché avevano la valenza calorica e golosa di un Chicken McNugget, mica perché fossero musica d’essai.

Questo brano l’ho scelto a fatica. Ce ne sarebbero stati molti da proporre dall’album Infinity On High  (“Thanks for the Mmries” è stato come un inno, per esempio). Ovviamente senza scordare i brani “Dance, Dance” o “Where is Your Boy” . E tutti i loro videoclip senza senso.

Infinity on High, del 2007, è  ispirato a una lettera scritta da Vincent van Gogh, nella quale spiegava il significato che dava alle sue opere: “Be clearly aware of the stars and infinity on high. Then life seems almost enchanted after all“.

Il titolo, invece, dell’estratto che ci andiamo ad ascoltare oggi – tra virgolette anche sulla tracklist – è il quarto singolo del disc e significa, a soldoni, “O amanti o ci lasciamo”. L’abbiamo scelto perché ci pare intelligente ancora oggi la domanda “would you rather be a widow or a divorcee?” . La musica, scritta da Patrick, si ispira a Rebel Rebel di David Bowie di cui lui è un fan sfegatato. Il testo è una riflessione sull’impossibilità di vivere una storia d’amore quando si è troppo famosi. Ma io gli ho sempre dato quell’altro significato, quello delle cose che esistono ma non si possono dire se no finisci al rogo come quelli che vedono gli unicorni

We do it in the dark /with smiles on our faces/ we’re dropped and well concealed/ in secret places/ we don’t fight fair

[un saluto poderoso a E. e a A. . E anche a quel tipo che beveva la Cioccolata alla Banana al bar Gallery]

❤ Miss Raincoat