La Chiesa di San Pietro

Siamo ai piedi del borgo di Berbenno, nella contrada più vicina al fiume Adda e alla Statale Trentotto. Il Ponte di San Pietro, più volte al centro delle diatribe sulle parcelle della manutenzione nel corso della Storia, fu anche uno dei tristi teatri del Sacro Macello: da qui, molti Protestanti vennero gettati nel fiume . Nel corso delle Guerre di Valtellina, ovviamente, era considerato un punto strategico. Per me, è la prima cosa che vedo quando scendo dal treno alla Stazione di San Pietro – Berbenno (quella con la banchina corta).

Il nucleo di questo edificio è molto antico, si pensa che sia del 900 – quindi, di prima dell’Anno Mille. Tuttavia, venne ricostruito nel Cinquecento. Fino al Settecento, fu la chiesa matrice della pieve di Berbenno anche se era, più che altro, frequentata dai paesi Ultra Abduam, al di là dell’Adda, come Fusine o Colorina; gli abitanti di Berbenno, erano più comodi a frequentare l’Assunta, invece.

La posizione di questa chiesa era molto isolata (quindi, una zona davvero poco ben frequentata) e vicino ad essa, l’unica costruzione era un’hostaria (una sorta albergo con ristorante spartano); il custode della chiesa era lo stesso oste. Per via delle alluvioni frequentissime, il pavimento fu rialzato tre volte. Dopo secoli di screzi su quale Comune dovesse pagare le spese, la matrice venne spostata all’Assunta (sul poggio) il 7 luglio 1776.

La Chiesa di San Pietro è l’unica in Valtellina ad avere una pianta basilicale (*). Le sue tre navate sono in grado di ospitare circa cinquecento persone. Il pulpito, l’altare e l’ancona sono del Seicento. Non ha una torre campanaria (ha un campanile a vela) e non è orientata (probabilmente, per via del guado del fiume) . Gli stipiti del portale, datati 1563, sono decorati a candelabre attribuite a Tommaso Rodari (di fatto, ricordano quelle dell’Assunta a Morbegno).

*Pianta Basilicale – Così si definisce una chiesa a tre navate, con la centrale rialzata e senza transetto. Questo assetto è tipico delle chiese paleocristiane (ossia dei primi anni di libertà di culto) che si ispiravano alle basiliche civili romane, in grado di ospitare folle. Non sempre erano orientate (ossia rivolte ad est). Spesso, tenevano più conto dell’astronomia in taluni giorni dell’anno (come l’azimut del sole alle feste dei patroni) o seguivano criteri più geografici.

Miss Raincoat