“Il Porto di Trieste” di Egon Schiele

Egon Schiele è un pittore che ho amato moltissimo quando avevo vent’anni. Qui sotto vi metto un link di un articolo bello dettagliato che avevo scritto su di lui nei miei anni verdi (quelli di adesso, i trenta, li vedo più blu)…

* Clicca qui per leggere l’articolo *

Quello che si può dire di questo quadro è che è qualcosa di diverso, per come conoscevo io Egon Schiele, quello dei ritratti. Però, i paesaggi sono i ritratti dello spazio. Infatti, la fase del paesaggio per lui fu il preludio di quello delle ragazzacce riprese in posizioni scomode.

Anche in questo suo paesaggio ho ritrovato la sua capacità di trasmettere sensazioni, ci mette davanti dei riflessi ed esprime malinconia. Come riassumere Schiele: poetico, puntuale, struggente.

Schiele non era nato al mare, ma lo amava. Probabilmente, ce l’aveva dentro come concetto e si lasciava cullare da questo sentimento. Il sentimento del blu. Qualcosa di enormemente incommensurabile, di incerto ma eccezionale e inevitabile. Qualcosa di crudo e non filtrato come le linee di questo dipinto.

Decisamente, però, questo non è un mare azzurro o cristallino. Sono delle acque silenziose che rispecchiano i colori della città, la Trieste della quale Umberto Saba, più o meno negli stessi anni, avrebbe messo in versi la grazia scontrosa. Anche il cielo, di quel rosa salmone irreale tipico dei tramonti triestini, trova spazio nel riflesso che la superficie fluida restituisce a chi si ferma ad ammirare il porto. Ma chi si ferma qui a cosa sta pensando?

Quanto amo Trieste. Quanto mi assomiglia Trieste.

Miss Raincoat

“Gli Amanti” di Émile Friant

Gli altri due titoli di questo dipinto sono “Idillio [componimento pastorale con tema soggettivo ed atmosfera serena] sulla Passerella” o “Sera d’Autunno”, che già ci fanno capire molto su Friant, un pittore molto attento al naturalismo, in un periodo in cui la geometria morbida dell’Art Nouveau stava prendendo il sopravvento e che, proprio per questo, venne premiato e riconosciuto tra gli artisti migliori del suo tempo.

La totale immersione nella natura è studiata sul gioco di una diagonale che parte dall’angolo destro, dove è l’intersecarsi degli sguardi a essere protagonista.L’artista riesce ad inserire la scena di genere in un contesto bucolico, senza dimenticarsi una precisa analisi nel ritratto della ragazza.

Ci troviamo davanti ad una scena molto intensa, quasi senza accorgercene. Sono due persone, senza tempo e senza nome, ma ugualmente passionali, come un sogno, che si perdono uno negli occhi dell’altra. Il tema è il volersi trovare per tenersi.

L’amore è una cosa semplice, siamo noi umani che lo complichiamo.

** (1888)”Museo delle Belle Arti” di Nancy

Ok, ora è arrivato il momento di pazzia. L’ambientazione mi ricorda molto la mia Morbegno. Guardare per credere!

❤ Miss Raincoat