“Il Gran Concerto” di Nicolas de Staël

Questo pittore di origini russe e naturalizzato francese,  figlio di un barone baltico e di una pianista, si arruolò addirittura nella Legione Straniera.

Da una prima fase artistica espressionista, arrivò all’astrattismo, spesso declinato in colori forti e drammatici. Nel suo ultimo periodo (quello dell’opera qui proposta), lo slancio emotivo lasciò spazio ad una tranquillità espressa tramite la musicalità dell’Astrattismo Lirico.

Nello stesso anno in cui dipinse questa enorme tela si lasciò cadere da una finestra, anche se la sua carriera e la sua vita personale erano appaganti. Tuttavia, il suo suicidio pose fine al tormento di una ricerca artistica che, in altro modo, non sarebbe mai potuta finire in maniera così tanto definitiva.

In questo olio su tela, ispirato da un concerto,  troviamo un contrabbasso ocra ed un pianoforte nero (è un tributo alla musica jazz), su un fondo di un rosso intensissimo. Non a caso, il rosso è uno dei colori più dualistici nell’arte: da una parte è il colore dell’amore, dall’altra quello della violenza (“Il cuore ha i denti/ sorride e morde, non ha scelta” F. Gabbani). Inoltre, gran parte della composizione è vuota, ma aperta.

Cos’era? Non lo so. Quando non sai cos’è, allora è Jazz” – Alessandro Baricco

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**1955, Museé Picasso (Antibes)

“I Tasti del Pianoforte” di Frantisek Kupka

Kupka è stato un pittore ceco (anzi, boemo) dei primi del Novecento, appassionato di astrologia ed occultismo, un tipo strano e meditativo che riuscì a tradurre la sua interiorità in visioni surreali e sognanti, molto prima della Metafisica.

La sua corrente artistica è il Cubismo Orfico, nata a Parigi nel 1910, come costola della figurazione rigorosamente geometrica declinata anche da Picasso. Tuttavia, i cubisti sognatori, rappresentano solo creazioni mentali, mai soggetti veri e considerano il colore essenziale, piuttosto che la scomposizione dei volumi. In questa composizione vengono indagati i riflessi dell’acqua di un lago e riportati sulla tela tramite un cromatismo esuberante e vitale.

Kupka definì la sua artistica Arte Non-Oggettiva, ossia che va al di là delle apparenze per giungere al fulcro della spiritualità soggettiva.

Antisegnano dell’Astrattismo Lirico di Kandinskij, il quale paragonò il processo di composizione pittorica a quello musicale, l’artista considera le note musicali un linguaggio artistico privilegiato.

I tasti del pianoforte, oltre a fondersi con la natura, simboleggiano le infinite varietà di toni: a partire da tre colori primari si possono ottenere infinite sfumature, così come da ottantotto tasti infinite melodie.

Infondo, quest’opera non può essere descritta o decriptata perché é fatta della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, di emozioni di pancia e di farfalle nello stomaco. L’autore vuole comunicarci che è importante imparare le regole, poi infrangerle e comporre la nostra canzone.

*1909, Galleria Nazionale di Praga

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