“Santa Cecilia” di Nicolas Poussin

Eccoci qui a inizio Settembre e alla fine della (mia) Alta Stagione. Giuro che, se qualcuno dei miei folli capi dirà che abbiamo fatturato poco, gli farò fare una fattura dalla peggiore maga che conosco! Comuuuunque… durante la mia Hot Season, oltre a frequentare turisti, mi sono beata di tempi felici socializzando con le mie amiche di bisbocce S. e S. Decisamente, ho odiato le zanzare; definitivamente, ho premiato aperitivi (specie in mezzo ai vigneti) e i concerti all’aperto (ecco perché la scelta di S. Cecilia). Da adesso in poi, è una corsa incontro a Babbo Natale!

La nostra Santa Cecilia, per i giri del mercato d’arte, si trova esposta presso il Prado a Madrid, ma con tutta certezza fu ideata e realizzata in Italia. Nicolas Poussin, noto anche come Nicolò Pussino, è un pittore francese – precisamente, originario della Normandia (dalla formazione pressoché autodidatta o locale). Lasciò Parigi poiché stufo dei sotterfugi di corte e si trasferì in Italia grazie all’amicizia con il poeta napoletano Gianbattista Marino, dove trovò un certo riscontro e una buona rete di committenze. È un olio su tela di 117 x 89 centimetri, in stile barocco e dai colori molto luminosi – databile tra il 1628 e il 1635.

Poussin è un pittore molto fedele all’iconografia dei testi sacri. Qui troviamo la patrona della Musica intenta a suonare il clavicembalo. È vestita di blu, il colore di ciò che è terreno, e ricoperta d’oro, che la identifica nella sua santità. Dietro al clavicembalo ci sono due cantori e due angeli iquali reggono lo spartito che lei sta riproducendo. Un altro angelo, invece, sta aprendo la tenda, che isola la scena dalle impurità del peccato e che scopre un paesaggio nuvoloso e una colonna – il simbolo della Fortezza, la resistenza spirituale al mondo offuscato dalla depravazione. Il viso della Santa Cecilia è lo stesso utilizzato per altre Sante dei dipinti del pittore, pensiamo o a una modella o a una musa.

Il patronato della musica attribuito a Santa Cecilia è dovuto a una cattiva interpretazione dalla sua antifona in latino. Organis non significa Con l’ Organo ma Con gli Strumenti del Martirio. Si è sempre pensato di travisare gli eventi dell giorno del suo matrimonio per renderla più martire di quanto già non lo fosse. A quanto pare, udendo le musiche della festa nuziale, chiese a Dio di non farla distrarre dalle sue preghiere tramite le melodie terrene. Eppure, lei era già encomiabile: aveva sposato un patrizio convertito al cristianesimo e si era pure battezzata, quando ancora era vietato. Valeriano, in effetti, seppelliva i martiri rimasti senza esequie e perì per questo. Le persecuzioni romane non ebbero pietà nemmeno di lei, la vedova inconsolabile che ogni giorno si recava nella catacomba, dove la catturarono. La sua pena doveva essere lo strangolamento, sebbene in extremis si optò per la decapitazione – benché il boia, non così tanto abile, la fece affogare nel suo stesso sangue!

Qui potete scaricare gratis un libro/racconto breve tra il romanzo psicologico e il giallo che ne parla (Josei Ukìyo – “L’odore del sole”) [lo troverete anche in versione per kindle o per ipad] https://www.meetale.com/scheda-testo/15669994026724259/l-odore-del-sole-.html

❤ Miss Raincoat