Imbersago

Una Gita Fuori Porta

Dalla finestra davanti alla mia scrivania si vede l’Adamello con le cime innevate, sembrano così vicine ma si trovano già in un’altra provincia rispetto a me… Come l’estate, no? Fino l’altro ieri ci stavamo ancora lamentando del caldo e delle cimici cinesi e adesso risparmiamo le parole allacciando il piumino fin sotto al mento. A questo proposito mi è tornata in mente quella torrida mattina della scorsa alta stagione estiva, quando ho varcato i confini della Valtellina per le volte della Brianza lecchese. 

Imbersago è un paese non tanto grande in provincia di Lecco, sulle colline delle prealpi e bagnato dal fiume Adda (fa, appunto, parte del Parco Adda Nord)

Santuario della Madonna del Bosco

Il primo nucleo del luogo sacro (situato a 1 km dal centro comunale, strada in salita – dotato di numerosi parcheggi gratuiti) nasce nel 1632 e viene detto scurolo, ossia è una piccola cappella entro la quale, attraverso delle statuine, sono narrati i miracoli alla base del culto di questo tempietto.

Erano anni difficili, di guerra, di carestia e di peste, quando nei boschi sopra il borgo di Imbersago cominciarono a verificarsi dei fatti strani, alcuni paesani li chiamarono miracoli. Precisamente alla Sorgente del Lupo, nel 1616, in prossimità di tre grandi castagni, a tre pastorelli apparve la figura di una grande signora, incorniciata da una luce e da una musica celestiale; questo luogo, perciò, diventò presto famoso come Madonna del Riccio, poiché, per quanto fosse il 9 maggio, alla fine della visione uno dei bambini, Pietro, trovò un riccio pieno di castagne mature. Qualche anno dopo, in questa zona infestata dalla ferocia dei branchi, un lupo affamato riesce ad agguantare il neonato figlio di una famiglia di contadini. Solo le preghiere della madre alla Madonna del Riccio riuscirono a salvare il piccolo.

La chiesa vera e propria, invece, fu costruita durante la metà del Seicento sul progetto di Carlo Buzzi, che già era famoso e, quindi, richiedeva un compenso abbastanza notevole. Nel 1677 si arrivò a vedere le forme che anche oggi possiamo ammirare: una pianta ottagonale completamente arricchita da stucchi preziosi. Lo svettante campanile con la statua di Maria in bronzo sulla sommità, invece, è del 1888.

L’elemento di spicco del complesso è la scalinata che sale al santuario, alla quale sono stati concessi 300 giorni d’indulgenza, per ogni gradino percorso recitando il Rosario. In cima alla scalinata, nel 1962, è stata posta l’enorme statua bronzea di Papa Roncalli (Giovanni XXIII) – la quale misura 4 metri e pesa 30 quintali. Il pontefice era solito venire qui in pellegrinaggio, in quanto il suo paese natale, Sotto il Monte (BG), dista da Imbersago meno di 15 km. 

Traghetto di Leonardo – Ecomuseo Adda

Scendendo verso il centro comunale fino al fiume Adda (850 metri dal Municipio – dotato di parcheggi; traghettare costa poco meno di 1 € * 5 auto e 100 persone) , raggiungiamo il porticciolo con questa antica e originale imbarcazione attribuita a Leonardo da Vinci, in quanto studiò a lungo questo progetto durante il suo periodo milanese – questo è l’unico esemplare al mondo funzionante e collega Imbersago (LC) a Villa d’Adda (BG).  Anche il già citato papa Roncalli era solito utilizzare questo traghetto, tant’è che è ricordato su una lapide. Chi non volesse effettuare la traversata, comunque, può continuare la passeggiata sulla sponda lecchese, dialogando (ahahah) con la fauna locale: cigni, germani reali, folaghe e anche libellule aesna questi sono quelli che ho riconosciuto io!!!

Ora tenterò di spiegare il funzionamento dell’ingegneria leonardesca. Vi premetto che ho osservato il traghetto per 30 minuti con la brochure in mano per capirlo!!! Allora… Il traghetto è attaccato a un cavo d’acciaio che va da una sponda all’altra. Siccome il mezzo trae forza dalla corrente dell’acqua, non ha bisogno di un motore. Un solo manovratore agisce su un timone che serve per orientare l’imbarcazione e utilizza un bastone di ferro per dare la spinta iniziale al cavo che unisce le sponde. Quando il traghetto raggiunge la posizione obliqua, è solo la corrente che permette il suo movimento. Ditemi che avete capito! *A scanso di equivoci, vi metto anche il video*

Che strana giornata è stata quella!!! Il giorno dopo mi sarebbe scoppiato in mano l’universo (in senso positivo,eh) e io nemmeno lo sapevo… Per questo è diventata memorabile 🙂

❤ Miss Raincoat

La Madonnetta di Pedemonte a Morbegno

La storia della Madonnetta di Morbegno inizia umile nel Cinquecento: era un affresco mariano su una casa privata, commissionato da un devoto contadino che rispondeva al nome di Romerio Petacco.

La leggenda vuole che il Petacco abbia desiderato questo dipinto per ricordare un’apparizione di Maria, che qui si è riposata prima di palesarsi anche a Tirano il 29 settembre 1504, lì  dove è sorto il celebre Santuario. Si tentò anche di trasferire l’affresco miracoloso nel Santuario dell’Assunta di Morbegno, però ritornava sempre al suo posto. La Madonna del Petacco (da poco restaurata grazie a un’iniziativa partita dall’arch. Paruscio e dal Gruppo Facebook “Sei di Morbegno Se”) è stata realizzata da un pittore itinerante ignoto in Stile Gotico (cfr. imponenza regale, colori accesi) con un accenno di Rinascimento nello ieratismo, nei dettagli scolpiti e nell’iconografia del bambino ritto e benedicente (Gesù indossa un copricapo tipico dei cavalieri, detto mazzocchio). Il dipinto è simile alla “Madonna con San Giuliano” già vista qui.

A partire dal Seicento, però, alla Madonna dipinta vengono attribuiti vari miracoli concernenti  guarigioni improvvise. Addirittura, un condannato a morte ebbe salva la vita grazie alla sua intercessione!

Quindi, molti accorrevano – anche da fuori Morbegno – per chiedere la grazia e, ex voto, lasciavano le loro offerte, qualche moneta nella bussola delle offerte. Ciò nonostante, la somma di denaro accumulato doveva essere consistente, se nel Settecento la Parrocchia e la Confraternita dei Disciplini (che aveva sede nel vicinissimo Santuario dell’Assunta) cominciarono a litigare. Chi doveva ritirare i contanti? Per anni le due parti bisticciarono e, infine, niente poco di meno che il Vescovo di Como, quasi a fine Ottocento, decise per la Parrocchia che – bisogna riconoscerlo – si sdebitò facendo costruire e decorare attorno all’affresco il tempietto che oggi possiamo ammirare.

Nel 1875, Giovanni Gavazzeni,  che abbiamo apprezzato anche qui,  è all’inizio della sua carriera e deve pensare a un’opera che unisca il passato al presente.  Nelle due volte ellittiche rappresenta due Angeli con Cartigli con gli epiteti che spiegano le due iconografie mariane: Mater Divinae Gratiae (interno) e Consolatrix Afflictorum (esterno). Nel timpano, invece,  dipinge una Madonna Eleusa, ossia l’antica versione della Madre di Dio e della Tenerezza, analoga e contraria alla Madonna del Petacco.

La scena, infatti appare dorata, tranquilla e dolce. Il colore che spicca è il blu del manto della Madonna, che la differenzia dal dipinto medievale (il blu è il simbolo del corpo terreno che cela l’anima divina della mulier gratia plena). Maria, come in tutti i dipinti, ha il volto della moglie del pittore; Gesù, d’altro canto, guarda verso il pittore, che voleva un figlio ma non l’ha potuto avere.

“Se pietoso tu sei o passegere o dammi un soldo o dimmi un Miserere” – dall’iscrizione nei pressi della Madonnetta e del Cimitero

❤ Miss Raincoat