[Save the Date] Presentazione de “La Gisèta di Via Margna”

26 maggio 2018 – h. 17,30 – @Biblioteca “E. Vanoni” di Morbegno

Ci siamo, domani presenterò quello che ho impastato negli ultimi quattro anni. 

In realtà ho combinato anche altro, è vero. Però, questo è il mio primo lavoro a portare la mia firma e, soprattutto, è qualcosa che resterà scritto. Noi guide si parla e si parla, ma non si sa mai quanto rimane nelle vostre menti sguaiate di turisti…

E nelle ultime settimane, per fare bella figura, ho studiato in quella maniera in cui lo faceva il Leopardi.

Il Capo A. ha voluto definirla una visita guidata virtuale, perché fa moda. In realtà, sarà una semplice chiacchierata per appuntare i momenti salienti di una ricerca che, sia a livello lavorativo sia a livello professionale, mi è stata accanto nella salute, nella malattia, nella buona e nella cattiva sorte. Quattro anni fa ero una ragazzina. Come diceva Elias Canetti, si viene al mondo con la Cacciata dal Paradiso, forse. Diventare adulti significa che non ti senti più al centro di tutto e, capendolo, non solo sono diventata una guida migliore, ma mi sono accettata anche nel mio contortume, nella mia antipatia scelta e nelle mie umane imperfezioni. Allora, ho deciso di presentare il mio lavoro, quello volutamente su un monumento minore di Morbegno e sconosciuto ai più, nella Biblioteca in cui è nata e cresciuta l’idea e la stesura…per dimostrare anche che la dimensionalità della chiesetta va ben oltre alle sue piccole misure fisiche. In questo ci assomigliamo, ovviamente.

Poi, ho sempre pensato, che esistono dei monumenti che vanno visitati in solitaria, per il bene dell’animo. E la Gisèta è uno di questi.

Dovrei ringraziare tutti i colleghi e i capi supremi che mi hanno supportata e indirizzata. Gli archivisti che mi hanno aperto porte e faldoni impolverati. I fans della Gisèta, definibili Ultrà. Gli amici e parenti che mi hanno ascoltata farneticare strane cose. Chi mi ha augurato buona fortuna o giustiziato lupi in questo ultimo mese preparatorio. Eppure, devo assolutamente fare un nome: il falegname Mario Monti, che è stato custode, marito, narratore della Gisèta e mio guru per tutto il tempo che ho potuto frequentarlo. ❤

La ricerca mi piace: sono soddisfatta. Parla di secoli di intrighi, di monacazioni forzate, di Confraternite, di soldi indebiti, di arte e del fatto che gli artisti sono condannati a essere grandi seduttori. Potrei raccontare chissà quale ragionamento intellettuale per contestualizzare il sommario, ma in realtà risulta da un’innocente curiosità che mi è sfuggita di mano. Volevo solo scrivere un articolo, qualche battuta per integrare una mia visita guidata…

Mi chiedevo quale motivazione avesse portato David Beghé, il pittore che ci ha lasciato quel meraviglioso ciclo di affreschi all’interno della chiesa (ligure di nascita e milanese d’adozione scolastica) a lasciare il suo unico esempio valtellinese proprio a Morbegno, nella provincia della provincia. Ho scavato nella memoria della committenza, la Confraternita dei Luigini, che ha sede nella Gisèta dal 1818, e ho scoperto che la piccola chiesa odierna include il nucleo della Gisèta dei Pasquin, consacrata nel 1665, poco dopo la fine delle Guerre di Valtellina (con il ritorno dei dominatori delle Tre Leghe Grigie), all’indomani di un periodo di contraddizioni, eserciti mercenari, carestia e di una violenta ondata di peste.

Quindi, incrocio le dita.

Non potrei essere più felice di adesso, comunque. Sto facendo il lavoro che potevo soltanto sognare dieci anni fa.

❤ Patrizia (togliamo la maschera per oggi e indossiamo le lentiggini)

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Ciao, Mario!!!

Per me, Mario Monti voleva dire Gisèta. Oggi lo considero una parte del suo apparato artistico.

Mi era stata commissionata una visita guidata a tema quaresimale, appunto, nella Chiesetta di Via Margna, la B.V. delle Grazie, meglio conosciuta come Gisèta dei Pasquin’ (in particolare al dipinto di “Gesù ai Getzemani”, il primo di destra): mi sono recata da lui in quanto custode e così l’ho conosciuto.

Non sapevo ancora che mi sarei innamorata a tal punto della Gisèta da intraprendere una tortuosa ricerca che, però, ne avrebbe messo in luce una vera e propria retrospettiva. Ho saputo, invece, da subito che il Mario non era solo colui che apriva e chiudeva la sua porta. Lui era geloso della chiesa come un fidanzatino adolescente. Inoltre, era il custode dei segreti di Morbegno, quelli che sui libri non li trovi e dei quali le guide sono sempre in caccia.

Mario era omonimo dell’ex-premier bocconiano, ma era un umile falegname (di quelli veri, non ikea), benché fosse un vero gentleman. A me ricordava molto quel San Giuseppe che è dipinto in abside della Gisèta.

Mario è stato un maestro al pari di quelli che ho conosciuto dietro la cattedra. Mi ha insegnato a restituire il racconto dei luoghi non solo con la testa e la memoria, ma anche con il cuore, abbracciando la loro storia, amandoli.

Di lui non dimenticherò: il profumo di legno non appena si varcava l’uscio del suo cancello in via Parravicini; il suo chiamarmi solo “tusa” perché, come un vero nonno, non si ricordava mai il mio nome; la cartolina di quella ragazza della sua gioventù alla quale lui mai rispose (una volta gli ho detto che potevamo provare a  rintracciarla e lui mi ha risposto “ormai sarà vecchia, non mi interessa più”); il suo monito a non comportarmi da selvatica come lui e di trovarmi un “brau matèl” per condividere la vita. Il suo sorriso sincero e genuino.

Mi ha fatto un enorme piacere incontrarti, piccolo grande ometto!!!

❤ Patrizia