“Circe che offre la Coppa a Ulisse” di John William Waterhouse

Per marzo, mese muliebre, ho scelto questo dipinto. Punto primo, perché Circe è una tra le villain women omeriche e io adoro i “cattivi” delle storie che, spesso, sono quelli con caratteri più interessanti e noir. Punto secondo, perché il sig. Casadellacqua fa parte della mia amatissima combriccola dei Preraffaelliti.

Facciamo un breve ripasso. I Preraffaelliti sono stati una Confraternita, un gruppo di folli ragazzacci, che avevano per religione l’Arte. Guardavano con nostalgia il passato, più che altro perché le gorgiere vittoriane erano un po’ troppo pudiche. Credevano ancora nelle favole, ai draghi, alle principesse e alle fatine dei boschi. Le loro muse erano le loro donne, amiche, amanti, compagne – così intime da divenire le protagoniste inquiete e tragiche dei loro dipinti. La donna, nell’arte preraffallita, è principalmente femmina. La femminilità è il simbolo del ritorno alla Natura vista come una sacralità perduta. Quindi, le sorelle preraffaellite sono delle donne disturbate, irrazionali, energiche, magiche – la donna provoca e dissacra la gerarchia patriarcale che le vuole domare; le buone maniere si lasciano alle femminucce, contrapponendo la semantica della perdizione attiva a quella dello smarrimento passivo. Il tratto visivo che più esprime questo concetto sono le labbra rosse e carnose.

1891 – olio su tela – Oldham Gallery

Questo dipinto ha per protagonista la maga Circe, dominatrice della scena dai colori sporchi, mentre offre la sua pozione in una coppa a Ulisse. Sta cercando di soggiogarlo dalla sua posizione sopraelevata come il resto della sua ciurma (lo possiamo vedere nello specchio dietro il trono, che simula la profondità veritiera alla composizione – a me sembra anche una sorta di aureola santa). Circe aveva il potere e sapere erboristico di trasformare gli uomini in animali; infatti, i maialini che vediamo ai suoi piedi è sono i marinai greci dopo la cura. Sembra che stia per alzarsi per andare vicino a Ulisse, molto vicino…

Chi era Circe? Troppo poco rispettoso definirla una seduttrice, un’ammaliatrice, una portatrice di sciagure… Spietata, sicuramente. Ma questa è la storia raccontata da Omero, al quale piacevano queste protagoniste un po’ perturbate per animare il suo racconto.

Circe era una mezzadea, figlia del Sole e zia di quella povera diavola di Medea. Viveva sola in una villa sfarzosa, tutta di marmo, immersa nella vegetazione mediterranea del Circeo. Era molto bella, portava una chioma riccia agghindata in lunghe trecce, nessun vestito o gioiello, e il suo canto riusciva ad attirare qualsiasi uomo. Inoltre cucinava da dio e, come digestivo, preparava delle bevande avvelenate che trasfiguravano i pretendenti in animali diversi, a seconda del carattere (quindi chissà perché mai i marinai divennero maiali…). Omero li difende raccontandoci che, poveretti, erano stanchi perché avevano appena sfidato i Lestrigoni e il mare in tempesta. Ulisse, invece, bara aiutato da Mercurio che gli offre dell’erba per renderlo immune all’incantesimo.

E che succede? Oh, chiaro. Circe si innamora di Ulisse perché ha una bella barba mora e, soprattutto, perché è l’unico uomo che è riuscito a opporle resistenza e a tenerle testa. Ulisse, che in effetti è l’uomo dal multiforme ingegno, cede, ha una torbida storia d’amore con lei (anche un figlio) e la convince a ridare le sembianze umane ai porcellini. Dopo un anno, i marinai annoiati convincono Ulisse a ripartire per Itaca. E sarà Circe a metterlo in guardia da altre possibili seduzioni. Ulisse si giustificherà del tradimento alla moglie dicendo che Circe le ricordava Penelope, aveva lo stesso sguardo fiero, ma aveva fatto un grave errore perché Penelope non avrebbe mai abbracciato uno straniero…

Circe dai riccioli belli, dea tremenda dalla voce umana. Accanto a lei, montani lupi e leoni falbi, che mansuefatti avea con le sue bevande, stavano a guardia del palagio eccelso.

Circe, in quanto donna, è ciò che non si può comprendere, ciò che è incomprensibile, incontrollabile e, perciò, è vista come pericolo. Nell’antichità era un bell’esempio di anticonformismo. Non era sottoposta al controllo maschile ed era conscia del suo potere; è il simbolo della femminilità che prende l’iniziativa. Nell’Odissea è vista come la più temibile, la selvaggia maga-puttana, ma è lei ad avvertire Ulisse del pericolo delle Sirene e non è stata lei a promettere l’immortalità ad Ulisse pur di non perderlo, quella è Calypso.

Dopo la partenza di Ulisse, Circe rimane da sola a giocare con l’amore e con la gelosia senza perdere la sua alterità irriducibile. Infondo, per metà umana e per metà dea, è schiava e padrona del caos.

Mortale caparbio pieno di quel breve sogno che tu chiami la vita; innamorato delle tue debolezze e dei tuoi peccati; affascinato dalla morte. Contro una simile ostinazione anche gli dei sono senza potere. Va dunque! Poiché l’hai scelto: il mare ti aspetta!

Circe a Ulisse in “Ulisse , film del 1954

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Turismo Enogastronomico – Estate 2018

Cose a random che ho scoperto durante questa torrida estate

Sono una grande fan del turismo enogastronomico. E degli aperitivi. E delle paste lievitate. Mantenere la linea è una delle cose alle quali bado, anche se non mi piace.

Al primo posto della classifica dei cibi c’è la pinsa.

La pinsa non è una pizza ma una focaccia salata, tipica dello street food laziale (ma anche quei dove magnà è sacrosanto diritto), con una crosta leggera e croccante e più soffice all’interno. La sua origine è antichissima: veniva impastata e spianata (pinsere = allungare) già dalle antiche popolazioni laziali. Nell’Antica Roma era il pasto dei poveri contadini che la utilizzavano anche per accattivarsi la benevolenza degli dei. In effetti, anche Virgilio la cita nell’ “Eneide”, nel passo in cui il re Lavinio accoglie Enea nei pressi di Roma. Oggi la pasta di questa focaccia viene realizzata con un mix di farine (miglio, orzo e farro), sale, erbe aromatiche, lievito madre e molta acqua (80%); può essere bianca o rossa.  Questi ingredienti e la lievitazione che supera le 24 ore la rendono davvero molto digeribile.

Al primo posto della classifica delle birre (perché la birra fa irrimediabilmente estate) c’è la Andechser Export Dunkel.

Dalla Capitale ci spostiamo in Baviera, al sud della Germania. Andechs è una ridente paesino sulla cui sommità si può trovare un antico Monastero benedettino in stile barocco, dove l’ora et labora è stato tradotto in birra d’eccellenza.  La Export Dunkel è una birra color rosso castagna, con una schiuma consistente ma dai pori sottili (alcool 4,9%) . Non sono ovviamente un’esperta espertissima, però mi è parso che sapesse di malto, frutta secca, uva passa/caramello e cacao.

Ricetta Pinsa Romana

Sito Ufficiale Andechs (in italiano)

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Ponza

Ho cominciato a bramare il mare. E non c’è nient’altro da aggiungere.

Ponza, isola del Mar Tirreno dell’arcipelago delle Pontine, è un’isola laziale fatta apposta per chi ama mangiare in riva al mare cristallino senza pensare a nient’altro. E per gli italiani che amano “parlà come magnano”. 

Sito ProLoco Ponza : qui potete trovare tutte le informazioni per fare i turisti fai-da-te, ma non impreparati. Inoltre, troverete varie alternative per l’alloggio (io consiglierei un b&b) e per mangiare bene.

Appunto, non è un’isola per turisti inesperti, perché gran parte delle cale (ossia le baie con acqua bassa) sono raggiungibili soltanto in barca. Però potrebbe valerne la pena per i fondali trasparenti, meravigliosi anche per chi, come me, di immersioni non ne ha mai voluto sentir parlare (è un handicap mentale, lo so!!!). Inoltre, l’isola è anche ricca di cultura, dal porto romano, alle ville imperiali fino alle tante architetture del periodo borbonico. Insomma, è un luogo dove i panorami da immortalare nella memoria sono molteplici, soprattutto al tramonto data la posizione a ponente.

Come periodi consiglierei di evitare luglio ed agosto (nel periodo estivo meglio giugno o settembre), quando Ponza è letteralmente assalita dai turisti.

Ponza, come già detto prima, si raggiunge in traghetto tutto l’anno dai porti laziali di Formia, Anzio e Terracina. Da inizio aprile a fine settembre i collegamenti sono molto frequenti. Per quanto riguarda Formia, si raggiunge con un treno regionale da Roma. Il tragitto in traghetto (compagnia Laziomar) dura 2 ore e 30 minuti.

Spiagge

La più famosa è Cala di Luna (come la forma della sua falesia, ossia la caratteristica scarpata ripida), libera e raggiungibile tramite la strada provinciale, grazie a un tunnel di epoca romana – attualmente però è chiusa per il costone pericolante. Da raggiungere a piedi dal porto, la Baia di Bagno Vecchio (+ necropoli romana) che è sassosa; sempre dal porto Cala Feola che invece è sabbiosa (una delle poche), con anche piscine naturali e ristorantini tipici. La spiaggia più cool è il Frontone (con sentiero da porto o taxi marittimo), famosa per il “tempio naturale” di roccia bianca; è giovanile perché dal tramonto è una discoteca all’aperto e di giorno è un lido attrezzatissimo. I romantici apprezzeranno Cala del Core, libera e tranquilla, ma raggiungibile solo con il taxi marittimo.

Arte

Il primo impatto con l’isola è ovviamente il porto borbonico a forma di ferro di cavallo, dove, tra gli antichi edifici commerciali rossi, spicca il giallo tenue del Municipio. La chiesa che, con la sua cupola, domina mare e centro storico è intitolata ai Santi Silverio e Domitilla. Oltre per le sue dimensioni e per le sue opere d’arte (un mosaico + imitazione affreschi Cappella Sistina), è ricordata per le Feste del Patrono (dal 10 al 20 giugno) durante le quali le processioni lungo le vie si intervallano a giochi pirotecnici (che è una delle tradizioni che se si va al Sud non si possono tralasciare di vivere). Gli edifici che caratterizzano Ponza sono dette “case nella grotta”, degli edifici scavati nella roccia e abitati fin dalla preistoria. Il luogo migliore per osservarle è il quartiere Le Forna, raggiungibile in autobus dal porto. Lì ci troveremo davanti a case imbiancate di calce e, al contempo, addossate al tufo.

Idee per Gite Naturalistiche

  •  Giardino Botanico (gratis, ma su appuntamento): sulla Collina del Belvedere raggiungibile a piedi dal Centro. Il panorama mozzafiato è sui Faraglioni della Madonna.in sé si tratta di un giardino acquatico.
  •  Grotte di Pilato – a 10 minuti in barca dal porto. Sono cunicoli scavati nella roccia e sommersi da acque cristalline. Si visitano in barca.

 

Pare che l’isola di Ea, dove Ulisse incontra l’omerica maga Circe, sia da collocarsi proprio in questo magnifico angolo italico…

“E arrivammo all’isola Ea: vi abitava Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana” – dall’Odissea

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