Josei Ukiyo

Josei Ukiyo sono io quando faccio finta di essere una scrittrice. ll mio pseudonimo è formato da due parole giapponesi che significano “giovane donna (josei)” e “mondo fluttuante (ukìyo)”. Scrivere, per me, non è mai stato solo un hobby. Lo è perché lo faccio aggggratisss, ma non lo è perché mi è necessario. Spesso, poi, mi affeziono dei personaggi che faccio nascere e crescere. Tengo anche un diario (segretissimo) dal 1998, grazie alla mia maestra di italiano (in fissa per Carducci). Ho un amante segreto che si chiama Kindle: il mio libro preferito è “Jane Eyre”; il mio autore preferito è Elias Canetti. Altre cose senza le quali non vivrei: musica, correre, i rossetti e gli aperitivi con gli amici.
Mi guadagno da vivere facendo la guida turistica in una provincia moooolto a nord della Lombardia. Mi piace molto viaggiare (le mie città preferite: Vienna, Copenaghen, Trieste e Parigi), anche se credo che il mio lavoro mi piaccia molto perché mi permette di raccontare i miei luoghi. Ovviamente, il mio mito lavorativo è Alberto Angela – anche se la mia vera icona sarà sempre Debbie Harry dei Blondie.

Ho deciso di raccogliere in questo post (che poi man mano aggiornerò) le mie favelle, che potrete leggere e scaricare tramite il link.

L’odore del Sole (2019) 75 pagine — le vicende si intrecciano attorno alla misteriosa sparizione della tela dell’Estasi di Santa Cecilia e alla fuga di una giovane donna da Varenna (LC) alla profumata e soleggiata Puglia. link: lodoredelsole

Come la Teodora di Manara (2020) 53 pagine — Un omicidio avvenuto nel Palazzo Malacrida di Morbegno (SO) non trova il colpevole come se fosse una partita a Cluedo. A ogni stanza il suo possibile assassino, celato dietro le illusioni ottiche dell’Arte del Settecento. Chi sarà il colpevole? [il racconto avrà anche un sequel]. link: comelaT

Jesus of Suburbia (2021) 17 pagine — L’incontro tra due sconosciuti alla stazione del treno di Sondrio potrebbe diventare salvifico nella risoluzione delle loro rispettive burrasche sentimentali. link: jesusofsub

[post in costante aggiornamento]

Josei Ukiyo

“Santa Cecilia” di Nicolas Poussin

Eccoci qui a inizio Settembre e alla fine della (mia) Alta Stagione. Giuro che, se qualcuno dei miei folli capi dirà che abbiamo fatturato poco, gli farò fare una fattura dalla peggiore maga che conosco! Comuuuunque… durante la mia Hot Season, oltre a frequentare turisti, mi sono beata di tempi felici socializzando con le mie amiche di bisbocce S. e S. Decisamente, ho odiato le zanzare; definitivamente, ho premiato aperitivi (specie in mezzo ai vigneti) e i concerti all’aperto (ecco perché la scelta di S. Cecilia). Da adesso in poi, è una corsa incontro a Babbo Natale!

La nostra Santa Cecilia, per i giri del mercato d’arte, si trova esposta presso il Prado a Madrid, ma con tutta certezza fu ideata e realizzata in Italia. Nicolas Poussin, noto anche come Nicolò Pussino, è un pittore francese – precisamente, originario della Normandia (dalla formazione pressoché autodidatta o locale). Lasciò Parigi poiché stufo dei sotterfugi di corte e si trasferì in Italia grazie all’amicizia con il poeta napoletano Gianbattista Marino, dove trovò un certo riscontro e una buona rete di committenze. È un olio su tela di 117 x 89 centimetri, in stile barocco e dai colori molto luminosi – databile tra il 1628 e il 1635.

Poussin è un pittore molto fedele all’iconografia dei testi sacri. Qui troviamo la patrona della Musica intenta a suonare il clavicembalo. È vestita di blu, il colore di ciò che è terreno, e ricoperta d’oro, che la identifica nella sua santità. Dietro al clavicembalo ci sono due cantori e due angeli iquali reggono lo spartito che lei sta riproducendo. Un altro angelo, invece, sta aprendo la tenda, che isola la scena dalle impurità del peccato e che scopre un paesaggio nuvoloso e una colonna – il simbolo della Fortezza, la resistenza spirituale al mondo offuscato dalla depravazione. Il viso della Santa Cecilia è lo stesso utilizzato per altre Sante dei dipinti del pittore, pensiamo o a una modella o a una musa.

Il patronato della musica attribuito a Santa Cecilia è dovuto a una cattiva interpretazione dalla sua antifona in latino. Organis non significa Con l’ Organo ma Con gli Strumenti del Martirio. Si è sempre pensato di travisare gli eventi dell giorno del suo matrimonio per renderla più martire di quanto già non lo fosse. A quanto pare, udendo le musiche della festa nuziale, chiese a Dio di non farla distrarre dalle sue preghiere tramite le melodie terrene. Eppure, lei era già encomiabile: aveva sposato un patrizio convertito al cristianesimo e si era pure battezzata, quando ancora era vietato. Valeriano, in effetti, seppelliva i martiri rimasti senza esequie e perì per questo. Le persecuzioni romane non ebbero pietà nemmeno di lei, la vedova inconsolabile che ogni giorno si recava nella catacomba, dove la catturarono. La sua pena doveva essere lo strangolamento, sebbene in extremis si optò per la decapitazione – benché il boia, non così tanto abile, la fece affogare nel suo stesso sangue!

Qui potete scaricare gratis un libro/racconto breve tra il romanzo psicologico e il giallo che ne parla (Josei Ukìyo – “L’odore del sole”) [lo troverete anche in versione per kindle o per ipad] https://www.meetale.com/scheda-testo/15669994026724259/l-odore-del-sole-.html

❤ Miss Raincoat