Claustrofobia

Se non mi ricordo male, Stephen King la descriveva come la strizza che ti prende mentre stai in un sottomarino che si sta inabissando.

Non sono una psicologa. Faccio finta di fare la Guida Turistica alla bell’e meglio però, empiricamente, so descrivere cosa si prova ad avere paura dei luoghi chiusi. Non posso dirvi se è vero che la claustrofobia nasca nell’utero materno (io l’ho abbandonato un mese prima, del resto), dal troppo amore in infanzia che porta a scartare relazioni interpersonali troppo impegnative, vissute come opprimenti. Devo dirvela tutta, io al Liceo Freud l’ho detestato e ho preferito di gran lunga Baruch Spinoza.

Mi capita negli ascensori (guadagnandoci in salute preferendo le scale), nei sotterranei, nei posti troppo bui e nei posti con poche finestre. Non sempre e in maniera poco arbitraria. Sicuramente, quando sono o molto stanca o molto stressata (ma si può dire molto stressata, già lo stress deriva dallo stroppare, no?).

Dicono che la paura è irrazionale, che è solo nella tua testa, che la devi dominare. Eppure i sintomi sono veri e tangibili: fiato corto, nausea, giramento di testa…Insomma, ti manca il fiato come se qualcuno ti avesse murata viva in due millimetri cubi. E la clausura mi rimanda sempre a quelle storie orribili delle monache nel Seicento (questa è pura deformazione professionale)….

Respira. Respira. Respira.

Mi ripeto questo quando mi capita, per fortuna non molto spesso. I miei metodi per fare andare via i mostri sono questi. Prima di tutto dire “sto male, ho un attacco di panico” (io sono fortunata, forse, ad avere persone sensibili attorno). Elemosinare coccole, perché è scientificamente provato che un abbraccio di venti secondi è sufficiente per produrre ossitocina e calmarmi. E, infine, senza vergogna, dire che siccome mi manca l’aria ho bisogno di spazio e di muovermi in autonomia, possibilmente all’aria aperta. Chiaramente, mi aiuta molto mettermi a fare qualcosa che mi impegna la mente. Tempo di risoluzione: un’oretta.

Risultato? L’ultimo weekend prima del lockdown Lombardia Haute Couture Red Edition stavo scodinzolando tra la neve illuminata di rosa dall’alba a quasi 2300 metri cercando fiato come un segugio, mentre il resto della ciurma dormiva con la stufa accesa sotto il piumone nella baita. Lo spettacolo era fiabesco e io mi sono sentita anche come la mia amatissima Jane Eyre, quando scappa nella brughiera inglese follemente innamorata di Mr Rochester. Dulcis in fundo, mi sono ripresa è ho regalato il gesto d’affetto che più mi piace: preparare la colazione 😀

Spinoza, appunto, diceva di non piangere e di non aver paura. Di pensare come vuoi senza farti condizionare da nessuno. Di non avere paura di quello che non conosci e non considerarlo come un fantasma. Di non avere paura della malasorte e mai affidarsi alla superstizione. La stessa cosa può essere buona, cattiva o indifferente. Quindi, se la spezzetti, una cosa complicata può diventare semplice. In pratica, ci dice che la scena del crimine è nella nostra testa e che è la paura che genera, alimenta e mantiene il credere che il sovrannaturale si preoccupi di noi. Infondo, se ci fosse qualcuno alla regia, non pensi che sarebbe già troppo occupato per pensare di mettere i bastoni tra le ruote a un singolo e anonimo individuo?

Il mio Professore di Filosofia si starà contorcendo in spasmi dopo questa spiegazione farlocca. Io comunque, ho capito questo, ma magari ero distratta dalla scadenza della ChristmasCard di Vodafone in quel periodo 😛

❤ Miss Raincoat

Questo è il luogo di cui vi ho parlato sopra. Ossia, Rifugio Cristina appena sotto al Pizzo Scalino in Valmalenco, Media Valtellina sponda Alpi Retiche

Kindle Lover – 2018

Diciamocelo, che mondo sarebbe senza Netflix e Kindle?

Oggi, comunque, vorrei condividere alcuni titoli nella mia libreria digitale che mi sono particolarmente piaciuti. In particolare, vorrei annotare i migliori dieci [non sono riuscita a metterli in ordine, ne ho letti una cinquantina in tutto, escludendo ciò che ho letto per aggiornarmi lavorativamente 🙂 ]

Per chi se lo stesse chiedendo, il mio libro preferito in assoluto è “Jane Eyre” di Charlotte Brontë. Per la magia senza tempo di una storia d’amore alla Bella e la Bestia, ma senza stereotipi assoluti. Quel figo di Rochester sarà pure str* e dissoluto, ma la dichiarazione /non dichiarazione sulla scomodità di essere innamorati, quel filo attaccato al cuore che, se tirato troppo, potrebbe farlo morire dissanguato, cos’è? E la nostra Jane, così apparentemente fragile e pudica, non è la stessa, l’unica, che tiene testa a Edward senza moine da signorina, non è la stessa che gli inveisce contro dicendo che l’essere “selvatici” non esclude la capacità di provare sentimenti enormi? Non è la stessa che dice <ciaone> al pastore che le propone una vita retta che la condurrebbe in Paradiso? E il paesaggio d’ambientazione, nella brughiera inglese… [ok, la smetto!]

Passiamo alla nostra playlist kindleiana…

[Il genere che prediligo è il romanzo di ambientazione storica di tutti i tempi, sono una dei pochi alunni che hanno amato i Promessi Sposi fin dal Liceo, la Gertrude, il Fra Cristoforo, l’Innominato…. Da buona guida amo la storia ma cerco il gossip 🙂 ]

  1. Elena Ferrante “L’amica Geniale” – 400 pg – Anni Cinquanta, Napoli “Un antidoto agli intervalli d’attenzione”
  2. Candace Robb “La Nemica del Re” – 509 pg – Corte Edoardo III, Inghilterra “Ci sono donne che non si arrenderanno mai a un destino deciso dagli altri”
  3. Jill Santopolo “Il giorno che tutti aspettiamo” 400 pg – Post 11.09.2001, New York  “Due persone. Due scelte. Un destino
  4. Eva Wanjek “Lizzie” – 491 pg – Epoca Vittoriana, Londra “Imponente e drammatico senza essere melodrammatico”
  5. Sally Rooney “Parlarne tra Amici” – 304 pg – Dublino, Giorni Nostri “Il romanzo sull’amore e il tradimento nel nostro tempo”
  6. Anna Premoli “Non ho tempo per amarti” – 315 pg – una scrittrice persa nei suoi romanzi ottocenteschi e un cantante rock. Che si chiama Terrence (come quello di Candy) “Senza incertezze né sussulti lungo il binario della favole
  7. Diego Da Silva “Terapia di coppia per amanti” – 274 pg – Napoli, Giorni Nostri ma sulle note di Every Breath You Take “C’è un momento, diciamo intorno al primo anniversario di una relazione clandestina, in cui pieghi la testa di lato, stringi gli occhi come cercassi qualcosa di minuscolo che si muove nell’aria, e vedi in filigrana il casino in cui ti trovi. Questo è amore, ti dici senza mezzi termini, altro che chiacchiere” (cit. dal libro)
  8. Roberta Gately “Le ragazze di Kabul” – 352 pg – Guerra Civile Afghanistan, Kabul  “Commovente e autentico. Amore e speranza in una terra sconvolta dal dolore”
  9. Silvia Truzzi “Fai piano quando torni”– 272 pg – Anni Cinquanta//Oggi, Bologna e Napoli  “Un romanzo pieno di grazia che racconta, con tono ironico e sorprendentemente leggero, il dolore della perdita e la fatica della rinascita”
  10. Care Santos “La Cena dei Segreti” – 359 pg – Anni Cinquanta//Oggi, Barcellona “Una notte di colpe e segreti, trent’anni di ricordi, una cena per perdonare tutto”

[Le citazioni le ho scopiazzate dai critici, ovviamente quelli che ci hanno azzeccato :P]

Volevo anche celebrare la fine (forse solo per ora) della serie di Alice Allevi di Alessia Gazzola, di cui “Arabesque” – letto a gennaio – e “Il Ladro Gentiluomo”- letto in questi giorni. Ecco, CC è quanto più ci si possa avvicinare al mariolo che ha ispirato la leggendaria (ma esistente) figura losca di Mr. Raincoat 😀

❤ Miss Raincoat