Due Cose Nuove

In questo periodo di novità e tragedie mi viene solo voglia di cose semplici, come un bicchiere pieno da svuotare in compagnia #fatelamorenonfatelaguerra

Una Birra

Il Birrificio è Brewdog nato in Scozia (e dal 2012 trasferito ad Ellon, nel New England) dalla mente di due amici ventenni stufi delle birre mainstream. Oggi questo birrificio è il più innovativo, irriverente, provocatore – e quindi più criticato – sulla scena europea. Per chi ne conosce la storia, la birra dei Pinguini Tattici Nucleari porta questa etichetta. Sapete già che io adoro le IPA (che non sono le birre dei fighetti. Oppure sì, ma poco m’importa) e aprendo una delle loro bottiglie ne ho trovato la mia Regina. Si chiama Hazy Jane. Si tratta di una Indian Pale Ale di 5.0 % vol., dal colore dorato chiaro tendente all’opaco. Molto succosa, sa di frutti esotici come mang, senza perdere l’amarognolo tipico delle IPA. Adoro anche il suo nome. “Hazy Jane” si può tradurre con “Giovanna la Pazza” (storica regina spagnola considerata matta perché anticonformista); “Hazy” è inoltre un termine attribuibile ad alcune IPA – significa che hanno un processo di dry hopping: ossia, dopo la bollitura, viene inserito ulteriore luppolo a freddo (questo conferisce un sapore più fresco alla birra).

Un Vino

Qualche settimana fa (oddio, non mi ricordo più quanto tempo fa, scusatemi per la demenza senile), cercavo un rosso da abbinare con il difficilissimo zafferano. Sì, lo so che con tale spezia (non so se si può definire così, dato che è un fiorellino) ci andrebbero bianchi aromatici, come il Gewürztraminer per antonomasia… Però, non avevo tempo di controbattere e – diciamocelo – volevo vincere la sfida!!! Ho pensato alla simile complessità dello speck e sono andata, così, a pescare in Alto Adige… Questo vino è lo Schiava di Santa Maddalena. Un rosso molto tendente al nero, con tannino moderato e gusto pieno di violetta, frutti di bosco + retrogusto di mandorla. Con lo zafferano non c’entra una pippa, forse, ma mi sono innamorata di un rosso che, tra le cose, soddisfa tutte le mie aspettative (io con i rossi sono poco inclusiva, lo ammetto).

*Bevi responsabile e fai tutte le cose che ti direbbe tua mamma!!!*

Miss Raincoat

Cronache dal Bancone

Le donne non bevono la birra, non sanno cos’è un fuorigioco, amano cucinare e altre leggende che NON troverete su questo blog.

Allora, reduce da un weekend mordi e fuggi più veloce che puoi manco fossi un ladro, voglio parlarvi di due birrifici Made in Sud. Come trovare il Mediterraneo in una birra? (Calcutta lo trovava dentro una radio)

Trimmutura di Palermo

Il nome, tradotto per i polentoni, significa Tre Motori. Era il nomignolo molto elegante per chiamare una nota prostituta palermitana che, appunto, aveva tre motori. Non mi va di spiegare il doppio senso, ma l’avete capito. I nomi di queste birre, comunque, ricalcano quelli della benzina.

Miscela – 4,6 % golden ale (orzo + fiore fico d’india), di cui esiste anche la Senza Piombo, la versione gluten free;

Diesel – 4,8 % stout (fichi secchi);

Super – 6,0 % red strong ale (semi di finocchio selvatico);

Hybrid – 4,8 % gose (capperi di pantelleria).

‘A Magara di Nocera Terinese (Catanzaro)

La magàra, in dialetto catanzarese, è la strega (anche se mia nonna chiamava così sua cognata, ahahah). Alcuni nomi sono presi dal dialetto e cercherò di tradurverli al meglio con l’aiuto del mio genitore maschio calabro.

Trupija (temporale estivo) – 6 % saison (scorze d’arancia) – Saison Saison (versione senza arancia)

Jumara (torrente) – 6,5 % pale ale – Jumara Luppolo Fresco (prodotta una volta all’anno con luppolo a chilometri zero);

Magarìa (stregoneria) – 6,0 % robust porter – di cui esiste anche la versione barricata sei mesi in botti per vino marsala;

Trilla (imbastitura sartoriale)- 5,5 % hefeweizen/weiss;

Solleone (periodo tra luglio e agosto) – 5,2 % cream ale;

Riulì (perdere il controllo dell’imbarcazione) – 6,0 % american amber;

Strina (strenna natalizia) – 9,5 % tripel – di cui esiste anche la versione barricata sei mesi in botti per vino marsala;

Mericana (americana) – 6,7 % IPA;

Mièrula (merlo) – 8,5 % Russian Imperial Stout;

Merendella (è una pesca tipica calabrese) – 5,4 % Ale (+merendelle);

Farrina (di farro) – 8,0 % ale (farro calabrese);

Frambueza (con lamponi) – 6,5 % ale (+ lamponi);

Zarzamora (mora selvatica) – 8,0% IPA (+ more di rovo) – di cui esiste anche la versione barricata sei mesi in botti per vino marsala;

Monellina – 4,2 % mild (sa di Brasilena, un tipico soft drink calabrese, è acqua gassata + caffé zuccherato)

Stiamo parlando di birre di stile ale, ossia ad alta fermentazione. Le summer o golden ale sono molto beverine, l’alternativa ale alle lager; così come le cream ale sono le birre ale “da tutti i giorni” e le mild ale sono molto maltate e leggere. Seguono le pale ale (più chiare perché il malto è essiccato a carbone) con la variante IPA (più fruttate e alcoliche). Le american amber sono più scure delle pale ma meno forti delle strong. Le più forti sono le tripel che hanno anche un gusto più speziato. Le saison sono uno stile birraio molto controverso e sperimentale; in questo caso, il nome lo si deve all’aromatizzazione del malto d’orzo con l’arancia. Le hefeweizen o weiss sono birre ale di frumento, delle bionde torbide; le gose sono weiss con sale. Infine, tra le ale scure per via della tostatura del malto ci sono le stout (più secche), le porter (più cioccolatose) e le russian imperial stout (frutta secca e molto alcoliche).

Miss Raincoat

Ti leggo una Ricetta

Taroz della Valtellina

La mia nuova ossessione culinaria? Il mio nuovo comfort food? I Taroz.

I Taròz (ma si può dire anche il Taròz) sono un piatto tipico della tradizione valtellinese. Sul web si può trovare la qualunque. Tipo: che sono un piatto unico. Macché, sono un antipasto e, a veder bene, il piatto più leggero della cucina del contadino vallivo (beh, dopo la bresaola).

Taroz è una parola dialettale che significa Mescolare. Gli ingredienti sono: patate e fagiolini cornetti lessati e schiacchiati grossolanamente con un cucchiaio al quale, sul fuoco, si mescolano burro fuso con cipolla e formaggio Valtellina Casera. I più golosi ci aggiungono la pancetta. Io ho il vezzo di passarli al forno per formare la crosticina. Comunque, il risultato, è una purea grossolana cremosa e filante che costa ben 490 kcal alla porzione. Eh, vabbeh!

Che ci beviamo su?

Un vino locale DOP – Nove di Franzina

Un rosso di Valtellina dei tipici terrazzamenti di Buglio in Monte. Un vino strutturato, pulito e tanninico. Note di fico in entrata, che sfumano in prugna e ciliegia. 12% VOL

Una birra locale artigianale – ValtellIPA di Birrificio Valtellinese di Berbenno

Una IPA color giallo oro. Secca, fruttata, generosamente luppolata (amara). 5,7% VOL

Miss Raincoat

Cronache dal Bancone

Certamente, questo blog non è nato né per fare polemica né per piangere sul bicchiere versato. Il bicchiere va riempito, se mai. Perciò, così per consiglio o per parlare di quello che faccio io nell’attivo, voglio dire che secondo me, in questo periodo covidoso e dipiciemmoso, per supportare i nostri ristoratori, osti e chiunque ci abbia ingozzato il pancino e svuotato il cervello, si debba pensare al cosiddetto servizio delivery (ossia scegli, chiami e te lo portano a casa – il bancone diventa il divano, in caso i tuoi problemi li racconti ai tuoi conviventi reali o immaginari, pelosi o meno). Credo che non serva ad arricchire nessuno, ma serve per coccolare chi ci ha sempre accolto sorridente nel suo locale portato avanti con il sudore e i sacrifici. Credo sia anche una forma di beneficenza – di fare del bene (ché non lo è solo buttare le monetine di rame nei sacchettini della chiesa). Fine della sbobba, veniamo al sodo… (stavo scrivendo sodio, ma pare faccia male agli ipertesi).

Something About IPA

IPA è l’acronimo dello stile birraio INDIA PALE ALE, quindi delle birre ad alta fermentazione (tra i 15°C e i 25°C). Nasce in Inghilterra per essere trasportata nelle colonie indiane; è il suo tasso più alto di luppolo che la preservava durante i lunghi viaggi. Oggi viene definita una birra “per fare marketing” perché si presta a varie esperimenti per accogliere vari consensi di qui e di là. Ad esempio, le White IPA sperimentano l’aroma amaro e secco andando a porsi in uno stile vicino alle Blanche del Belgio.

Solitamente, il colore di questa birra va dal giallo all’ambrato e la schiuma, sebbene compatta, ha una ridotta effervescenza. Quello che a me piace è l’aroma, fruttato e con un retrogusto amaro come il cacao.

Le IPA sono piuttosto alcoliche (da 5% a 7% VOL.), anche se le Session IPA non superano i 4,5% in Europa e i 5% negli States. Appunto, le American IPA sono anche più amare rispetto alle British perché il malto non è caramellato e il rapporto tra questo e il luppolo è più equilibrato. Le Imperial IPA, infine, arrivano a 9% e nascono come l’alternativa bitter alle Porter, sempre in Inghilterra.

Personalmente, io un’IPA l’abbinerei con il piccante, con i crostacei o con il pesce o con l’affumicato. Con l’immancabile binomio pizza-birra suggerirei una Marinara (pomodoro, aglio, origano, olio). Per quanto riguarda i dolci mi verrebbe in mente il caramello salato.

ALL DAY IPA 4,5%

session american IPA

Founders Brewing Company (Michigan USA)

colore biondo ambrato con schiuma leggera; abbastanza caramellata, sa di pesca e di pompelmo

2° premio Session Ales 2010 (Great American Beer Festival)

GRULLA 4,6%

white IPA

Birra Gaia (Carate Brianza MB)

*da notare che “grulla” significa sciocca, tontolona

colore giallo paglierino; note agrumate e profumo di frutta esotica

1° premio Birra dell’Anno 2020 (Unione Birrai)

❤ Miss Raincoat