Buon Natale!!!

Chiudendo un po’ per ferie (si fa per dire, io le avrò la prima settimana dell’anno prossimo), Vi auguro di trovare sotto l’albero – più o meno – quello che avete domandato nella letterina. O Babbo Natale in persona, con renne e folletti.

Se, magari, durante il veglione o il pranzo, Vi state annoiando o i vostri parenti vi stanno facendo domande imbarazzanti, ecco i links degli articoli unicornosi più apprezzati durante gli scorsi dodici mesi.

Baci e abbracci,

❤ Miss Raincoat

Budapest

Palazzo Folcher a Morbegno

“Un Bacio Rubato” di R. Hicks

“Hoppipolla” dei Sigur Ros

Consigli amorosi by Ovidio (come conquistare l’amato/a in latino)

Budapest (d’Inverno)

Probabilmente la miglior stagione per viaggiare è la Primavera, ma se il Capo ci concede le ferie solo fuori stagione e ci paga con le monetine, come la mettiamo? Niente panico, esiste Budapest: alla moda, facile da raggiungere e abbastanza economica (lo era di più qualche anno fa, però non ci si lamenta)!!!

Allora, cominciamo con il precisare due cose:

  1. Fattore Clima – in Inverno può essere che nevica , ma non è detto. L’unica cosa sicura è che fa freddo come in Valtellina… ossia il sottozero è frequente così come le escursioni termiche diurne. Perciò, vestitevi!!!
  2. Fattore Moneta  – in Ungheria non si paga in Euro ma in Fiorini (HUF). Nei luoghi turistici sono accettati anche gli Euro, ma il cambio è arbitrario. Quindi, il mio consiglio è farsi un’idea di quanto si vuole spendere in contanti e cambiare in Banca prima della partenza (se non sbaglio con la matematica, 1EUR = 300HUF) + dove si può, pagare con la carta.

Trasporti

Budapest è raggiungibile dall’Italia tramite voli diretti dai principali scali. Per esempio, a gennaio i voli a/r da Milano non vanno oltre i 100€. Si può raggiungere il centro da Ferihegy (aeroporto) con l’autobus 200E dalle 4 di mattina a mezzanotte. La corsa, che dura 30 minuti e costa 360 HUF (il biglietto si può fare sul bus), ci porta alla Stazione Centrale (Nyugati). Da lì, si può proseguire con la Metro. I biglietti della metropolitana, invece, costano 350 HUF si comprano ai distributori automatici e si obliterano nella macchinetta apposita (come ovunque, ma meglio precisare).

Dove alloggiare

Io consiglierei Vaci Utca, che è l’area pedonale, dello shopping e dell’artigianato. Si raggiunge dalla Stazione Centrale  con la metro blu, con fermata Ferenciek Tere + qualche passo.

L’Hotel Promenade City offre una doppia con colazione a 60 € a notte.

Cosa Fare

Da Vaci Utca :

A 10 minuti a piediKözponti Vasarcsarnoc  è un mercato coperto tipico, con alimentari al primo piano e souvenir al piano terra.

A 10 minuti a piedi Vörösmarty Ter  è la piazza della movida. Lì troverete anche Gerbeaud, la pasticceria dov’è nata l’ungherese torta Dobos (al caramello e cioccolato). Ad altri 10 minuti da qui a piedi c’è la Piazza Szent Istvan con la Basilica omonima. Dietro l’abside troviamo un ristorante turistico, il Belvarosi con menù a ca. 12 € (gulasch, spezzatino e dolce – bevande escluse + birra ca. 2 € al boccale)

Il Castello (Budavari Palota) si raggiunge tramite la funicolare  (Budavari Siklò a 900 HUF) a ca. 2 km da Vaci Utca ; per arrivarci si passa al Ponte delle Catene (Szechenyi Lachid) e dalla piazza Szecheny Ter , che è un meraviglioso parco.

In una città famosa per le terme, possiamo recarci alle Szecheny Fürdõ (entrata: 5600 HUF) nel parco Parco Városliget (tramite la metro gialla da Vörösmarty Ter a Szecheny Fürdõ) Vicino c’è  il Robinson, un ristorante sul lago dove si mangia bene per 20 € ca.

La serata non si può passare che nei Ruin Pubs (Romkocsmák), edifici abbandonati e riadattati a locali tramite materiali di recupero; di giorno servono vin brulé e di sera birra e musica. Qui la lista dei migliori. Tuttavia, potete consultare anche il sito ufficiale.

❤ Miss Raincoat

 

 

“Streghe al Sabba” di Luis Ricardo Falero

Il duca Luis Ricardo Falero era un uomo conscio del fatto che la barba fa figo solo se sei già bello.

Inizialmente, obbedendo ai suoi genitori, si arruola nella Marina del Regno di Spagna, per poi abbandonarla e recarsi a Parigi per studiare Ingegneria. Durante un esperimento chimico andato male, però, decide di dedicarsi esclusivamente al suo hobby artistico e di trasferirsi a Londra, seppur continuando ad essere fortemente interessato all’astronomia e alla simbologia celeste.

Falero affronta il nudo femminile non solo come soggetto, ma soprattutto come tema. Le femmine che rappresenta, odalische senza tempo, sono sensuali ed allegoriche al contempo. Il pittore (che nel palmares ha pure un figlio concepito con la cameriera/modella sedotta e abbandonata) sosteneva di essersi approcciato al nudo femminile non  perché sia oggettivamente difficile da rappresentare (lui arriva a un risultato di voluttà quasi palpabile), bensì perché è la più perfetta espressione della bellezza delle donne

Un altro interesse dell’artista è quello per il sovrannaturale. Streghe, incantesimi e fate lo influenzano a tal punto che la sua carriera giunge all’apice con “Streghe al Sabba” del 1878. Come per dire che le donne sono bellissime ma anche stro***issime. E ti portano giù in quel mondo oscuro con loro. Però volando. Mi sa che gli uomini ci vedono così, bimbe!!!

Si pensava che, nella notte tra sabato e domenica, le donne che avevano rinnegato la Fede Cristiana e abbracciato quella di Satana, cavalcassero caproni o scope volanti per recarsi a queste feste, i Sabba, un misto tra orge e banchetti, presso luoghi nascosti e tenebrosi come cimiteri o precipizi. Il Diavolo, al quale le streghe mostravano particolare devozione soprattutto tramite favori sessuali, aveva fattezze mostruose alla metà tra un uomo e un caprone dotato di artigli. In questa composizione, le donne anziane o già deviate (con occhi indemoniati e capelli scuri), cercano di portare alla perdizione le vergini (con i capelli più chiari). Un draghetto (simbolo del peccato) insegue una ragazza a braccetto con Satana(il quale è conteso, anche se tanto affascinante non è) ed è a sua volta inseguito da un’anima già morta e dannata, che trascinerà tutti all’Inferno. La stessa fanciulla è rincorsa da una vecchia, imbruttita dai peccati che ha commesso. Le streghe di Falero sono accompagnate da gatti (simbolo delle tenebre dell’istinto) e da pipistrelli (simbolo di lussuria opportunista). Nell’angolo di destra, quasi nascosto, lo scheletro di un pellicano (simbolo dell’amore cristiano, però morto e rovesciato).

Delle Streghe in Valtellina ne abbiamo già parlato qui.

Il sentimento che, invece,  suscita in me quest’opera è che la vita è una sola e le monete migliori con le quali spenderla spettinano (cit. Mafalda). Non a caso, mi viene in mente questa poesia del maledetto Arthur Rimbaud che s’intitola “L’ho Sognato per l’Inverno“:

A XY,

Quest’inverno ci metteremo in un piccolo vagone rosa/con dei cuscini blu./ Staremo bene./Lì dove riposa un nido di baci folli/ in ogni morbido angolino/

Chiuderai gli occhi, per non vedere, dal finestrino/ le ombre della sera digrignare i denti/come mostri arcigni, plebaglia/ di neri demoni e di lupi neri/

Poi sentirai un solletichio alla guancia…/ un bacino, come un ragno impazzito,/ti correrà su per il collo/

E tu mi dirai “Cerca!” abbassando la testa/  – E ci prenderemo il tempo per cercare quella bestia/ – che non si fa mai trovare/

Nel vagone, 7 ottobre 1870

Di Maledettesimo abbiamo già parlato qui.

Sarà un inverno da baciare!!!

❤ Miss Raincoat