Morbegno “La Sera è Viva” #2017

Da più di vent’anni, a Morbegno e dintorni, durante le serate estive (da giugno a settembre), si può partecipare ad una rassegna di visite guidate gratuite messe a disposizione dalle guide de Le Nevi di Un tempo, gruppo del quale anch’io faccio parte.

Per motivi  anagrafici -soprattutto-, quest’anno è la mia quinta edizione di Morbegno La Sera è Viva. Ritengo che questa manifestazione sia ben studiata sia per i turisti sia per la popolazione locale: ambo i due possono approfittarne per conoscere l’arte e la cultura di un territorio che è superficialmente considerato solo per le attrattive naturalistiche ed enogastronomiche. Come Guida, posso dire che l’affetto ed il feedback che ho ricevuto, anche alle goffe prime armi, durante le serate vive è impagabile. In più, quando ho avuto modo d’incontrare visitatori più preparati di me, ne ho approfittato per imparare sul campo. Ecco, se dovessi definire MLSV, direi che è un salotto arredato tra i monumenti della Bassa Valtellina dove sia la Guida sia il turista possono condividere il loro amore per l’Arte. 

Ovviamente, un evento di questa portata richiede un impegno particolare, rispetto ad una visita guidata tradizionale (con gruppo prestabilito e pagante). Bisogna preparare dei percorsi accattivanti sia per chi non conosce nulla sia per chi conosce già tutto del territorio; non si ha mai la certezza dell’entità numerica e pre-culturale del gruppo; l’umidità serale non giova né alla cervicale né alle corde vocali (#nonhaipiù20anni); il servizio è garantito anche in caso di diluvio universale o blackout elettrico (#vitadarockstar

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Io, quest’anno ho proposto:

27 luglio: Esterno del Santuario dell’Assunta (foto in alto a destra)

4 luglio: Passeggiata da Piazza Tre Fontane a Via San Marco –  passando per il Polittico “dello speziale” (foto in basso a destra) , Cappella degli Angeli Custodi, Palazzo Malacrida e Affresco dell’Immacolata Concezione (foto a sinistra)

11 luglio: Passeggiata in Via Ninguarda / Pozzo Modrone – passando per l’affresco de La Madonna/San Giuliano sulla facciata del “Valtellina”, mascherone leonino, Palazzo Arcipretale e Casa Natale di Feliciano Ninguarda

Qualche Info su Questi Siti

[Dopo aver finito di dedicarmi ai turisti durante questi giorni caotici, me ne andrò in vacanza anch’io!!! Prometto che al mio ritorno vi racconterò un po’ dei miei days off]

Buone Vacanze!!!

❤ Miss Raincoat

Corfù

Se è pur vero che la dichiarazione d’amore migliore è <ti porto al mare> è anche vero che ogni buona Guida che si rispetti ragiona un po’ come lo zelante Furio, ossia, non fantasticano romanticherie ma le pianificano in ipotetica. Io mi ci vedo bene a Corfù, con un prendisole comprato alle bancarelle, un cappello di paglia e l’immancabile protezione solare SPF 50+…

Le pubblicità ingannevoli dell’isola mi hanno sempre fatto credere che Corfù sia solo mare. Comunque, il mare che piace a me, quello con spiagge libere, tranquillità e l’acqua limpida a tal punto che lo snorkeling è d’ordinanza. Purtroppo, io sono una di quelle turiste che non riescono a stare tutto il giorno sedute sull’asdraio e non cerco i locali alla moda, per me la vacanza è scoperta (e rispolvero della passione per la Reflex).

Così, ho scoperto Corfù Città, o meglio, Kérkyra in greco. Qui è situato l’aeroporto dell’isola, il Kapodistrias (da Milano in estate ca. 200€ a/r, con spesso almeno uno scalo ad Atene calcola il tuo volo!). L’aeroporto dista dal centro 3 km, cioè a 10 min di autobus (n.5 o n.6). Consiglierei di evitare i taxi e preferire il trasporto pubblico locale; se si sceglie di andare alla ricerca della spiaggia perfetta o di visitare altri paesi sicuramente è preferibile un noleggio anche direttamente in aeroporto. L’arrivo in aereo è veramente suggestivo, dacché all’atterraggio si sorvolano un monastero bianchissimo e un’isoletta a forma di topo.

Consiglio di visitare questo sito che offre informazioni pratiche, enogastronomiche, tariffari del trasporto locale, delucidazioni sulle spiagge… Info Corfù

Visitiamo Corfù Città

  • Alle porte del centro storico, troviamo Piazza Spilia. Qui notiamo che la cittadina è delimitata da due fortezze. Se saliamo alla Fortezza Vecchia possiamo godere di un panorama dall’alto privilegiato.
  • Percorrendo le vie lastricate, tra elementi architettonici mediterranei, bizantini e veneziani, è d’obbligo lo shopping “di cianfrusaglie” nei numerosissimi negozietti. Possiamo anche scorgere dei centri benessere dove è ancora in voga l’utilizzo di sanguisughe per riattivare la circolazione. L’edificio più importante è la Chiesa dell’Agios Spyridon (con l’inconfondibile cupola rossa del campanile).
  • Arrivati alla Spianada, possiamo concederci una sosta sulle panchine all’ombra degli alberi, facendo un po’ attenzione alle api, che costituiscono un cruccio per l’intera isola. In questa zona, non mancano i bar ed i ristoranti. Mediamente, si riesce a mangiare con 15-20€ a testa (menù che propongono feta, tzatziki, pesce fritto p.e.). 
  • Dalla Spianada parte un autobus per Kanoni, un borgo a 4 km che ospita il Monastero della Madonna Vlacherna, collegata, tramite piccole imbarcazioni, all’Isola Pontikonissi . Siamo vicinissimi all’aeroporto, infatti sono questi i monumenti che avevamo scorto all’arrivo. I biglietti di questi trasferimenti costano ca. 2 €.
  • Una Gita: da Platia Saròko parte un bus per Gastouri (a 10 km) dove è sito il Palazzo Achilleion (entrata 7€; coda abbastanza lunga), la residenza dove si rifugiava la Principessa Sissi. Dai Giardini, zeppi di statue classicheggianti, si gode di una vista mozzafiato sulla baia.

❤ Miss Raincoat

**Nella foto: Benitses, dove è sita una delle spiagge migliori dell’isola e che unisce, nel suo paesaggio, mare e montagna.

About a guide…

Quando sono nata io, stava per finire febbraio, il mese degli innamorati, dei matti e dei virus influenzali.

Quando sono nata io, splendeva il sole, ma c’era anche il vento. E non so se stesse tirando un’aria nuova o fossero solo i coriandoli carnascialeschi sollevati da terra, già stantii dietro ai fioretti della Quaresima (per chiudere i cerchio, sarei anche stata battezzata il giorno di Pasqua). Sta di fatto che, con circa un mese d’anticipo, alle prime ore di un altro giorno, da qualche parte nei Cieli, è stata accesa una candela per me. Mi hanno chiamato P. Mi piacerebbe raccontare una bella storia sulle motivazioni della scelta, però non esiste. Mia sorella maggiore scelse per me e pure per mia mamma (che, invece, aveva optato per Gabriella o Mauro, se si fosse presentato un maschietto) e, così, venni al mondo come P., un nome nobile di otto lettere che, poi, per la solita spocchia lombarda di andare di fretta, si sarebbe ben presto ristretto tra un “la” e una “Y” di tendenza. I Pooh trionfavano a Sanremo insieme ai loro “Uomini Soli”, seguiti a ruota dal Trottolino Amoroso DuduDadada con la voce argentata di Amedeo Minghi e da “Gli amori”di Toto Cutugno.

Sono troppo sensibile. Me lo ripetono tutti da quando andavo alla scuola materna. La maestra diceva che avevo le lacrime in tasca. Ma il prof. di Francese del Liceo, mi disse, invece, che, se avessi imparato a gestire le mie emozioni “troppo umane”, sarebbe diventata una ricchezza. E non si sbagliava. Qualche volta, in realtà, stroppo. E’ come riempire un bicchiere fino all’orlo e, così, svuotarlo. La dedizione diventa sacrificio, la gioia diventa euforia, l’infatuazione diventa passione, il malessere diventa disperazione e così via: sono vulnerabile e, mancando di veri meccanismi di autodifesa, sono emotivamente instabile. Nel mio torrente di sentimenti, un po’ come un’ Anna Karenina dei nostri tempi, sembro vivere in un mondo apparentemente confuso e tormentato. Ho dei repentini sbalzi d’umore, ma non sono lunatica. C’è da dire che, quando mi sveglio, ho il vaffa** facile, ma a cena sono veramente simpatica, specie con un buon vino da sorseggiare nel bicchiere.

Sono empatica, mi piace ascoltare le persone, ma preferisco ripagare con il calore umano, piuttosto che dare consigli. Credo che l’esperienza umana sia del tutto casuale e personale, perciò non penso di avere la pragmaticità necessaria per dispensare regole d’oro. Mi piace stare in mezzo alle persone. Amo il genere umano. Sono sincera, a volte troppo, fedele e non mi piace che i problemi rimangano irrisolti. Anzi, non mi piace sbagliare. Anche se credo sia del tutto impossibile imparare senza commettere degli errori, quasi sempre, anche alla minima sbavatura, lo prendo come un fallimento e non ci dormo la notte pensando a come riparare. In effetti, amo la notte e le notti insonni mi portano sempre buoni consigli. Dormo poco, in modo da poter bere il primo caffè della giornata da sola. A volte questo mio bisogno di avere “una stanza tutta per me” viene scambiato per snobismo. La definirei piuttosto una ricerca di zen. Tendo ad affezionarmi troppo alle persone e, specie quando lavoro, mancherei di professionalità se non ci fosse un certo distacco. Credo che nel mio lavoro la disciplina sia tutto. Io amo stare con la gente, ma devo proteggerla e per farlo devo stare concentrata. Il giullare è un altro mestiere (anche la escort, del resto, anche se “accompagnatrice” ne è un sinonimo), non il mio. Ogni volta che saluto i miei gruppi, parte la lacrimuccia ed è impagabile ricevere messaggini a mesi di distanza e sapere che hai lasciato un ricordo, un souvenir, nell’animo di una persona che, altrimenti, sarebbe stata un estraneo.

Da grande non volevo nè fare la guida nè fare l’accompagnatrice. Da grande, volevo essere turista, non parte del pacchetto turistico.

Da grande volevo diventare una restauratrice. Amo l’arte e la creatività, ma l’emicrania e il fatto di non poter stare a contatto con agenti chimici mi ha portato verso un’altra direzione. Pensavo che curare le opere d’arte fosse il modo migliore per stare con le mani dentro ciò che mi piaceva, ma mi sbagliavo. Alcuni dicono che noi che lavoriamo a stretto contatto con i turisti abbiamo un forte amore per i viaggi e le avventure. Un po’ è vero: amo sentirmi persa, sbagliata, nuova, diversa, di passaggio. Amo le stazioni affollate e le reception all’orario del check out. Ma la verità è che una vita di trolley da fare e disfare, urlare per farsi sentire, vestirsi sgargianti o indossare strani indumenti per farti trovare nella folla, alla fine di una lunga giornata di corsa, in cui magari non hai nemmeno potuto mangiare come nella pubblicità della Fiesta, voler dire una cosa in una lingua che non è la tua e trovarsi a chiedere scusa per aver detto proprio un’altra cosa, pagare l’IMU, ma dormire quasi sempre in albergo, escursioni termiche, assecondare, almeno apparentemente, persone che a differenza tua sono sempre troppo rilassate o piene di domande come l’ultima de Il Milionario o che ti chiedono di procurargli il Vello d’Oro, Giasone, Medea e anche gli Argonauti se possibile e, non dimentichiamocelo, fare squadra con gli autisti che sono sempre troppo di qualcosa (e solo nei film ambientati in Grecia le guide si appaiano a loro, nutrendo un amore profondo e disperato!).Essere mamma, psicologa, matrimonialista, detective, ragioniera, dittatore, farmacista ,ingegnere informatico, enciclopedia e dizionario. Essere leader di un gruppo che non è il tuo branco, un lupo che cura un gregge. Quello che faccio per vivere è un odi et amo tipico di ogni passione. Un amante che ti era stato presentato come un gentleman, ma invece è un rozzo camionista. Eppure, un amante che non ha mai tradito le aspettative. Questo lavoro mi insegna tutto ciò come non so, come un enorme libro sul Mondo. Ma, soprattutto, questo lavoro mi salva da me stessa.

MY MIND IS THE SCENE OF THE CRIME – dal film Inception

❤ Miss Raincoat

Il (mio) Primo Maggio

Il lavoro fa male, lo dicono in troppi/una valigia di sogni prima della partenza/da domani vacanza – “Bum Bum” di Irene Grandi

Lo stereotipo della Guida o dell’Accompagnatore è quello della persona svagata e sempre a zonzo. Ma apriamo una finestra, oggi che è lecito arieggiare la stanza.

Certe volte mi sveglio nel cuore della notte e non riesco a capire se sono a casa o in albergo.

Certe volte cambio camera d’albergo, sempre una doppia uso singola, sette giorni su sette.

Certe volte sono così sconvolta dalla giornata lavorativa (in cui ho una reperibilità 24h non-stop) da addormentarmi in accappatoio sopra le coperte.

I miei problemi già si presentano a inizio giornata. Se voglio, ad esempio, che il mio gruppo si svegli alle 8:00, devo fare in modo che la loro sveglia suoni alle 7:50, così come farebbe mia madre con mio fratello. Io, invece, che sono il tour leader, so bene che dovrò svegliarmi alle 6:50, in modo da poter fare colazione in pacifica solitudine. Insieme agli altri è pericoloso, gli altri vorranno che tu risponda ai loro difficili quesiti:

Dove posso trovare lo zucchero? Il té mi farà acidità? Come si dice <cucchiaino> in ostrogoto? Lo sai che non riesco ad andare di corpo? Come si fa a miscelare l’acqua della doccia? Ma perché il letto king size è così largo? Quali sono i Sette Nani in ordine alfabetico?

Io non posso fare colazione con loro, perché sono pagata per rendere la vacanza spensierata e per sorridere a tutti, anche agli autisti che sono corrotti dalla nascita.

Però, oltre al lato oscuro della luna di pinkfloydiana memoria, c’è anche quello di poter viaggiare aggratis e mai sola. Mi sveglio sempre come aver fatto bagordi la sera prima, all’alba, in paesaggi tra l’ameno e lo psichedelico, senza dare l’importanza a dove sono, perché a me piace il Mondo e la mia visione un po’ matta di esso.

E al suono della wake up call mi pare sempre il solito risolino isterico…

❤ Miss Raincoat

nella foto ero qui

oggi si festeggia questo