Sondrio (Desnuda)

Una delle domande che spesso mi pongono i turisti attenti è perché Sondrio (the capital city of the Valley) sia così tanto diversa da Morbegno (capitale indiscussa della Bassa Valle dove risiedono indiscutibilmente le persone più fiche della Provincia 😛).

La risposta è molto più semplice di quanto si possa pensare. Sondrio è stata vestita. Le sue vergogne, ossia la sua Storia anche abbastanza drammatica, sia per quanto riguardano le Guerre Cumane sia per quanto riguarda il periodo del dominio delle Tre Leghe con annessi spargimenti di sangue, è stata coperta da un eclettismo classicheggiante, se volete anche burbero e squadrato (asburgico, diremmo) voluto da mamma Austria a metà Ottocento. Ne è una prova la Piazza Garibaldi, che nasce proprio a celebrare il nuovo padrone straniero e poi per ringraziare il Giuseppe barbuto, lì fermo e di pietra.

Il nome Sondrio, del resto, deriva dal longobardo “sunder” (terra coltivata direttamente per il Re). Il re Enrico III affida il territorio compreso tra Berbenno e Sondrio ai De Capitanei, degli arimanni (ossia degli ex guerrieri) con il compito esclusivo di difenderlo con abilità strategiche.

La cinta muraria di Sondrio fu costruita nel 1318 per difendere la città durante gli scontri tra guelfi e ghibellini scoppiata a Como, ma arrivata fin quassù poiché i Capitanei erano guelfi. Nel 1309, purtroppo, Sondrio era stata duramente messa a prova dall’esercito dei ghibellini comandato dai Rusca. La città era stata devastata insieme al suo Castello Masegra (ricostruito poi nel 1413) e riaddobbata ai suoi piedi, protetta da mura e canali. Questi ultimi vengono chiamati Malleretti e ottenuti deviando le acque del torrente Mallero. Le mura, per capirci, seguivano questo percorso: Fracaiolo – Piazza Garibaldi (all’altezza di Palazzo Martinengo) – Piazza Campello – Piazza Quadrivio – Scarpatetti – Masegra.

Le mura avevano quattro porte:

  • Porta di Prada, detta anche Rastrello – (in piazza Quadrivio) all’ingresso est, dove si facevano anche i controlli in periodo di pestilenza. Questa porta aveva un’insegna con lo stemma guelfo dei Capitanei, poi sostituito con quello delle Tre Leghe;

Piazza Quadrivio diventò il quartiere dei nobili, anche se il suo nome vuol dire “carrobbio, passaggio dei carri”.

  • Porta di Foppa – (Scarpatetti);

Scarpatetti diventò il quartiere rurale di Sondrio.

  • Porta del Mallero, detta anche del Cantone – (in piazza Vecchia) su questa porta si affiggevano le cosiddette grida (regolamenti, leggi, bandi…) ed essa portava lo stemma di Sondrio, ossia i Santi patroni (S. Gervasio e Protasio) e lo stemma guelfo;

Piazza Vecchia, prima di Piazza Garibaldi, fu il cuore della città, nonché sede del mercato settimanale e delle fiere. Il Cantone è il quartiere che nasce nel 1325 fuori dalle mura e oltre il Mallero diventando la zona dei nobili “forestieri”. In particolare, i Parravicini e poi i Carbonera. Piazza Vecchia e il Cantone erano collegate da un ponte fin dal Trecento, ma che fu più volte ricostruito per alluvioni. Per esempio, il motivo per il quale la Torre Ligariana (ossia il campanile della Collegiata) non ha un coronamento è perché i soldi furono devoluti all’ennesima ricostruzione del ponte.

  • Porta di Cugnolo – (in piazza Garibaldi) era la porta meno importante, poiché non si trovava sulla Valeriana, l’antica strada medievale che collegava la Bassa all’Alta Valle e che seguiva il tracciato pedemontano retico in posizione rialzata per evitare i pericoli della palude popolata da lupi, orsi e ladri. Sondrio, a differenza di Morbegno, era attraversata da quest’importante infrastruttura, in particolar modo la Piazza Vecchia era la Posta (dove ci si rifocillava e si lasciavano i cavalli).

L’odierna Piazza Garibaldi, fino all’Ottocento, non esisteva. Era una zona pressoché prativa attraversata dai Malleretti e per poter arrivare alla porta di Cugnolo si percorreva appunto la Strada delle Pergole. Dalla stessa, si raggiungeva la campagna fino al fiume Adda dove si poteva prendere il navèt, il traghetto, per passare alla sponda orobica di Albosaggia.

Un’ultima parola sul Campello, così chiamato perché al lato della chiesa sorgeva il campo santo recintato. Dentro le mura, quest’area era il luogo del potere civile e religioso. Inoltre, era anche una sorta di parco dove si poteva passeggiare, giocare e spesso venivano organizzati spettacoli (ad eccezione dei roghi per le streghe che avvenivano nel sagrato di San Rocco; i presunti sabba (e la reale prostituzione), al contrario, prendevano vita in Piazzetta dell’Angelo Custode).

In Piazza Campello oggi vediamo una Collegiata dedicata ai Santi Gervasio e Protasio fortemente rimaneggiata in stile neoclassico e la vicina ed emblematica Torre Ligariana, del Settecento. Il suddetto camposanto sorgeva sul lato sud, dentro il quale era stato posto l’Oratorio della Confraternita del SS. Sacramento dedicato a San Pietro Martire (del 1640 e demolito nell’Ottocento). Di fronte alla chiesa, c’erano l’Ospedale e l’Oratorio privato dei Beccaria dedicato a S.Antonio abate (del XV e demolito nell’Ottocento). Al lato nord della chiesa, c’erano il Palazzo Pretorio (che oggi è la sede del Municipio) e, proprio all’angolo tra chiesa e palazzo, la chiesa di S. Eusebio (del XIV e demolita nell’Ottocento). Dietro alla chiesa, infine, c’era il luogo di culto che fu ceduta ai Protestanti tra il 1582 e il 1620, inizialmente dedicato ai Santi Narbore e Felice. Fu demolito dopo il 1639, ricostruita dalla Confraternita della Buona Morte e, poi, ridemolita nell’Ottocento.

Questo è quello che racconterebbe Sondrio se fosse meno pudica…

Miss Raincoat

Il Castel Grumello

Le Giornate di Primavera del FAI di Sondrio si sono svolte a Piuro, considerata la Pompei alpina (il borgo originario fu distrutto da una frana avvenuta nel 1618). Dato che Piuro si trova in Valchiavenna, in modo da dare un’ampia visione sul panorama storico-artistico sondriese, è stato proposto anche un altro monumento sito in Valtellina (e fruibile tutto l’anno): il Castel Grumello.

Grumello, per chi è godereccio come me, è il nome di un vino. A essere sinceri, è la denominazione di una sottozona della produzione del Valtellina Superiore DOCG (detto il Nebbiolo delle Alpi), che indica i terrazzamenti vitivinicoli a nord-est di Sondrio, dominati dall’omonimo antico castello.

Però, se vogliamo fare per forza gli intellettuali, Grumello è una rocca nel Comune di Montagna in Valtellina sul quale si erge lo strategico fortilizio. La toponomastica di questa altura, del resto, viene dal latino “grumus” (roccia). Il Grumello fu insediato già durante l’Età del Ferro, come testimoniano le coppelle ritrovate nell’area.

Venne fatto costruire nel 1326 da Corrado De Piro, della famiglia ghibellina (infatti, i merli delle torri sono a coda di rondine). Nel 1372, però, i De Piro vennero sconfitti dai guelfi Capitanei (signori di Sondrio e residenti al Castel Masegra) e il maniero venne ceduto, per metà, a Tebaldo De Capitanei.

Strutturalmente, è definito gemino per via delle due strutture separate un tempo anche cinte e collegate da mura. Considerando gli scavi archeologici, oltre ad essere più ampio di come lo vediamo oggi, doveva essere anche uno dei più grandi castelli della Valtellina. La costruzione occidentale, pur essendo dotata di torre di avvistamento, era la parte residenziale: presenta, infatti, un arco d’ingresso, ampie aperture e il rudere di un camino.  La costruzione orientale, con la torre più ampia e con massi ben squadrati, invece, era l’edificio militare consacrato all’avvistamento dei nemici.

Il Castel Grumello, così come gli altri castelli valtellinesi, vide la sua fine con l’arrivo dei Governatori delle Tre Leghe Grigie che, per prevenire tentativi di riconquista, rasero al suolo tutte le fortificazioni nel 1526.

Orari: da marzo a settembre tutti i giorni (tranne i lunedì non festivi) dalle 10 alle 18; da ottobre a febbraio lo stesso, a parte che la chiusura è alle 17 – Prezzo: (devoluto al FAI) 3€ per gli adulti; 1 € per i bambini da 4 a 12 anni. 

❤ Miss Raincoat