Valtella in Love

La Befana Vien di Notte

Befana è il soprannome di una vecchietta malconcia che si chiama Epifania, appunto perché solita far visita nelle nostre case la notte dell’Epifania (quando i Re Magi vanno a portare i doni a Gesù, in pratica). La sua tradizione è molto antica, di quelle popolazioni barbare che vivevano inverni lunghissimi e ne festeggiavano la fine (tipo a Selvetta), poi presa in prestito dai Romani (che introducono il suo potere di volare sulla scopa). La figura della Befana, oggi, oltre nella tradizione dei doni ai bambini, permane nei riti popolari come il nostro “Brusa la Vegia” – si brucia l’anno vecchio, con annessi i dispiaceri, per propiziare una primavera feconda.

Delle feste natalizie, la Befana è il mio personaggio preferito. Perché lei valuta pragmaticamente se sei stat* brav* o cattiv* e ti lascia quello che ti meriti. Ma in Valtellina mica ci potevamo accontentare, anzi al bambino valtellicus alfa non potrebbe mai fare paura una vecchina così, come tante…

La Pelarola

Luoghi d’avvistamento: Albosaggia, Val Tartano e Buglio in Monte

Si tratta di una diavolessa che scortica la pelle, lembo a lembo, per cibarsi. Le sue vittime sono le donne, soprattutto quelle che filano la lana di notte o di domenica. In tal caso, come non ricordare la fiaba della Bella Addormentata? Il fuso rappresenta il menarca, l’entrata nella vita adulta e il risveglio della sessualità; la Pelarola era un monito per le donne a rimanere pudiche. Generalmente, viveva nella sua caverna, dalla quale usciva a caccia di prede nel lasso di tempo tra le due Ave Maria (cioè dalle 18:00 alle 06:00).

La Mata Selvadega

Luoghi d’avvistamento: Val Masino (*al contrario della Pelarola è morta, tranquilli!)

In pratica, è la versione femminile dell’Homo Salvadego. “Mata“, del resto, non significa “matta“, bensì “matèla” (termine dialettale, preso dal francese, vuol dire “ragazza“); “selvadega“, come per il suo corrispettivo maschile, vuol dire sia “dei boschi” sia “solitaria“. Era una donna temibile, cupa, intimidatoria con i bambini capricciosi. Viveva lungo i sassi del torrente Màsino e, anche lei come la collega Pelarola, se ne usciva al tramonto a caccia di bambini da cucinare. Un giorno, un bambino quasi adolescente prende coraggio e va a trovarla nel suo nascondiglio con una brenta di vino, della quale lei era ghiotta. Lei glielo disse: < Torna a casa, per il tuo bene! >. Lui le offrì il vino e lei, subito, si avventò sul suo bottino; il ragazzo, così, ne approfittò per darle un calcio e farla annegare nel fiume. * Esprimo la mia opinione: la Mata era una che faceva paura, è vero – ma questa fine non se la meritava affatto!

Miss Raincoat

Barbara Gavallotti, divulgatrice scientifica- Intervista su Vanity Fair 16.11.2020

Qualcuno mi ha chiesto come potessi parlare di scienza “con quella faccia da befana”. Quando mai qualcuno direbbe una cosa simile ad un uomo? Tra l’altro le giornaliste non devono mica proporsi come modello estetico, che importa la nostra faccia? Ho trascorso decenni di vita a studiare, a imparare, a raccontare. Se avessi vent’anni l’obiezione sarebbe “non sei preparata” o “cosa parli a fare che ti sei appena laureata”. O siamo troppo vecchie o siamo troppo giovani, non andiamo mai bene.
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