Valtella in Love

Valtellina, terra di confine. Il mio valico preferito è il Giogo di Santa Maria (in romancio Pass da Umbrail), posto a 2500 metri d’altitudine tra Grigioni (sopra la località di Santa Maria in Val Monastero) e la Val Fraele, in Alta Valtellina, verso Bormio. Oggi è un passo quasi prettamente turistico, chiuso d’inverno, usato come un accesso secondario allo Stelvio, ma che rimane altamente panoramico. Un tempo, serviva come crocevia commerciale. Le bestie da tiro, appunto con i gioghi, affrontavano la durissima strada per trasportare sale, grano e vino.

Bianca Maria Sforza e Massimiliano d’Asburgo

Bianca Maria, ventenne, era figlia di Galeazzo, ucciso da avversari politici siccome, probabilmente, tanto simpatico non era. Nemmeno suo fratello, Ludovico detto il Moro, era da meno. Di fatto, dimenticandosi di avere particolari scrupoli, promise in sposa la nipote orfana a vari rampolli presenti sulla Penisola finché non ebbe la botta di fortuna per saldare l’alleanza con gli Asburgo d’Austria.

Fu un matrimonio prestigioso quanto infelice.

Massimiliano, al momento del fidanzamento, aveva trentaquattro anni ed era vedovo da una decina di anni. La prima moglie, da lui amatissima e mai dimenticata, era morta accidentalmente cadendo da cavallo durante una parata di caccia. Bianca Maria era molto più bella, bionda con la pelle diafana, però non giudiziosa come Maria di Borgogna, la buon’anima. Eppure, si decise a sposarla perché gli metteva in mano l’Italia Settentrionale, dominio degli Sforza di Milano.

Bianca Maria sposò Massimiliano a Milano, per procura, nel luglio 1493. Fu l’evento più fastoso della Lombardia sforzesca. Durante i primi giorni del rigidissimo dicembre dello stesso anno, da Milano partì il corteo nuziale che avrebbe accompagnato la moglie a casa del marito, ossia ad Innsbruck in Austria, passando da Como, Bellagio, Morbegno e Bormio. Il motivo per il quale si affrontò il viaggio al freddo è perché zio Ludovico si era preso un po’ di tempo in più per racimolare la dote, trasportata da ben ventiquattro mule. In realtà, questa non fu che una prima piccola rata dell’esosa somma del “prezzo dello sposo”. Il resto, fu chiesto ai sudditi tramite tasse. Chiaramente, anche la Valtellina faceva parte di questi contribuenti e, inoltre, fu proprio la Valtellina a dover pagare strade, insegne, ponti e tutto il necessario per una buona accoglienza del corteo. Gli sposi si incontrarono la prima volta sulla salita verso il Giogo di Santa Maria, dove Bianca Maria fu accompagnata da una folla di bormini festanti verso il suo destino.

Probabilmente, tra il seguito del corteo c’era anche Leonardo Da Vinci, al servizio del Moro, che descrisse i Bagni di Bormio con le terme antichissime, gli ermellini (e il loro selvaticume) e le montagne valtellinesi (terribili e sempre piene di neve). Il nostro paesaggio, probabilmente, lo lasciò attonito e quasi impaurito.

Bianca Maria visse lontana da casa in terra straniera e all’ombra della prima moglie. Massimiliano la escluse completamente dalla vita politica perché non la considerava all’altezza. Soffriva e, pian piano, il disagio si trasformò in malattia mentale. Preferì spostarsi qua e là per i castelli tirolesi piuttosto che stabilirsi a Innsbruck al fianco del marito, anche se era sempre sorvegliata da amici fidati di suo zio Ludovico. La sua insofferenza la portò a soffrire di anoressia nervosa. Infatti, non riuscì a mettere al mondo figli, sebbene adottò quelli di suo zio quando venne incarcerato dai francesi. Morì praticamente consumata il giorno di San Silvestro del 1510, aveva 38 anni.

*Machine Gun Kelly*

I don’t do fake love / But I’ll take some from you tonight/ I know I’ve got to / But I might just miss the flight/ I can’t stay forever / Let’s play pretend / And treat this night like it’ll happen again / You’ll be my bloody Valentine tonight”

Miss Raincoat

“Glory Box” dei Portishead

Portishead è una cittadina del Somerset con poco meno di ventimila abitanti dove Geoff (il membro cardine del gruppo, in quanto percussionista/bassista/programmatore) fonda la band dal nome toponimico nel 1991.

Per caso, facendo la fila in una sorta di Manpower, Geoff incontra quella donna che fece la differenza, Beth Gibbons, la cantante del suo gruppo “elettronico” inglese. La voce di Beth è stata definita talvolta spettrale e talvolta onirica, sicuramente capace di cambiare registro improvvisamente, ma sempre rimanendo in bilico tra lo straziante e il sensuale.

Definire elettronica la musica dei Portishead, sarebbe incompleto se non erroneo, comunque. Il loro genere viene definito Trip-Hop o Bristol Sound (per la provenienza geografica) e si potrebbe riassumere con questa ricetta: rap molto lento, musica elettronica tendente allo psichedelico + un pizzico di jazz/funk/soul a scelta. I Portishead lo declinano in uno stile volutamente retro, campionando delle canzoni o colonne sonore in un lo-fi ricercato.

Nel 1994, mentre Kurt Cobain pone fine alla sua esistenza e gli Oasis scalano le classifiche, esce il disco “Dummy”, considerato dai critici uno dei più validi esempi di trip-hop, per merito sia dell’utilizzo dell’organo hammond sia delle campionature prese da colonne sonore degli Anni Sessanta.

“Glory Box” è l’undicesima traccia di questo album e fu scelta come singolo del gennaio 1995 (quando io frequentavo il mio ultimo anno di scuola materna). Come evidenzia anche il videoclip, la canzone è la messa in musica di un film in bianco e nero desolatamente romantico, una di quelle commedie d’amore sulle tribolazioni delle donne. Il titolo non ha una traduzione letterale: la glory box era uno scrigno prezioso dove si conservava il corredo per la dote. La base contiene campioni da “Ike’s Rap II” di Isaac Hayes.  Per me,  il testo dice che per essere sensuali non bisogna essere volgari – noi donne dobbiamo affermare la nostra importante esistenza, senza però strafare o trattare gli uomini come zerbini. Appunto, lasciando la femminilità alla donna e la virilità all’uomo.

Cosa ti porto io in dote? Me, idiota! 

“I’m so tired, of playing/ Playing with this bow and arrow/ Gonna give my heart away/ Leave it to the other girls to play/ For I’ve been a temptress too long/ Just/ Give me a reason to love you/ Give me a reason to be, a woman/ I just want to be a woman”

❤ Miss Raincoat

FORMAZIONE: Geoff Barrow – programmazioni / Adrian Utley – chitarra ed organo Hammond / Beth Gibbons – voce