Una domenica a Como

Domenica scorsa sono tornata nella città che mi ha dato i natali (ma anche alcune pasque trascorse a mangiare gli arancini di zia Maria come antipasto). Lo so, da concittadina di Alessandro Volta, dovrei contraddistinguermi, se non per il genio, almeno per un  po’ più di tempra. Comunque, ci tenevo a ringraziare i miei Ciceroni P. e G. e anche Fabri Fibra per averci dato lo spunto per certe “eleganti e intelligenti” conclusioni (#stavocollibanese). 

collage

Il capolavoro indiscusso di Como è ovviamente il Duomo (**cfr. foto in copertina). Non vorrei fare la (Barba)rossa della situazione, ma vince  su quello di Milano. Fu costruito  a fine Trecento in sostituzione a una cattedrale precedente e ciò che mi stupisce è il contrasto tra il corredo scultoreo quattrocentesco di Tommaso Rodari (presente anche a Morbegno nell’esterno dell’Assunta), la cupola barocca di Filippo Juvarra e l’azzurro di un cielo di fine estate. 

Nel collage in alto troviamo, in senso orario:

  • Porta Torre – fortezza realizzata per difendere l’ingresso di Como, ai tempi di Federico Barbarossa (è un esempio  interessante di architettura militare romanica)
  • Chiesa della SS. Annunciata (meglio conosciuta come Del Crocifisso) -(già S. Pietro Celestino). Nell XIV sec. chiesa dei monaci Celestini, crebbe come Santuario per via del Crocifisso donato nel 1401 ai Confratelli dai pellegrini romei ,specie dopo il Miracolo delle Catene Spezzate al Ponte di S. Bartolomeo nel 1529; alcuni degli stucchi interni settecenteschi sono di Stefano Salterio da Laglio (che troviamo nella facciata del San Giovanni a Morbegno). La facciata è ottocentesca; il gruppo dell’Annunciazione è del 1871, in particolare. L’Ossario risale alla Peste del 1630.
  • Chiesa di S. Eusebio – è la chiesa dove si sono sposati mamma e papà. Le sue origini sono medievali, benché il finestrone termale (ampio semicerchio tripartito) sia seicentesco ed il pronao settecentesco; neanche a farlo apposta, nella prima cappella a destra troviamo un dipinto del valtellinese Eliseo Fumagalli, la “Comunione di S. Luigi Gonzaga”  (nell’ angolo in basso a sinistra la Casa dove il mio Babbo ha trascorso gli ultimi anni da scapolo)
  • Cortesella – che ci parla di un vivace medioevo fatto di botteghe
  • Piazza San Fedele – con Basilica del XII sec.
  • Broletto – al lato del Duomo, la più alta forma di municipalità medievale
  • Tempio Voltiano – sul Lungo Lago, troviamo un edificio in stile palladiano (famoso per essere stato impresso sul retro del deca “di memoria pezzaliana”) memore dell’illustre ingegnere comasco che inventò la pila, Alessandro Volta.
  • Casa del Fascio – dietro al Duomo e dirimpetto al Teatro, la geometria pura del razionalismo di Terragni, oggi sede della Finanza.
  • Teatro Sociale – Realizzato nel 1813 sul Castello di Torre Rotonda; fu dotato di corrente elettrica, ovviamente, da Volta.
  • Casa a Graticcio (Piazza S. Fedele) – del XVI sec. in legno e mattoni a spina di pesce
  • Casa a Corte (Cortesella) – il bello di Como è il poter spiare dentro i cancelli e trovarci l’Arte.

Chiaramente, per una che ama l’acqua come me, il giro non può che concludersi romanticamente sul Lungo Lago Mafalda di Savoia (**foto in centro).

La spensierata visita a Como mi ha trasmesso una malsana voglia di tornarmene a lavorare di buona lena, capendo che, probabilmente, le prime cose che vedi quando nasci ti rimangono dentro come una specie di imprinting. E mi ha anche regalato cento tonnellate in più, grazie all’abbondante pranzo di zia Maria!

Se volete organizzarvi per vedere ComoVisitComo

❤ Miss Raincoat

 

 

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Piove e c’è il sole…

Oggi è una di quelle domeniche in cui mi sono svegliata tardissimo e mi sono catapultata per direttissima negli stravizi del consueto pranzo di famiglia, con una cervicale da finestra aperta notturna per il mucho calor, le occhiaie da panda – che nemmeno Clio Makeup saprebbe coprire – e le reminiscenze di un sabato sera bianconero. Fuori c’è il sole, quello troppo caldo di inizio giugno, ma anche un’ arietta pungente che sa di temporale passato o futuro. Così, è una di quelle domeniche in cui solo i London Grammar (e la Citrosodina) non m’innervosiscono.

Il miglior aggettivo che mi descrive è complicata.

Complicato /com·pli·cà·to/ aggettivo : Che presenta difficoltà (non sempre inevitabili) di comprensione o di orientamento

A volte, riesco a riempirmi di talmente tante paranoie da infastidirmi da sola. Addirittura, qualche volta non mi piaccio. Spesso, però, mi dico che se non fossi imperfetta sarei detestabile davvero e, forse, nemmeno umana. Sono tendenzialmente lunatica – il termine giusto sarebbe incongruente. Sono sensibile, anche se mi piace indossare spessi strati di cinismo. Detesto i romanticismi in stile Baci Perugina, però riesco a trovare tregua in un abbraccio. Riesco ad affezionarmi dopo fratti di secondo e darei la vita per le persone alle quali voglio bene. Amo tanto, mai a metà, pure quando bisognerebbe dichiarare fallimento, al costo di perdermi, consumarmi e andare in mille pezzi. Io sono un tipetto così, o ti volti e scegli di odiarmi, o chiudi la porta e decidi di amarmi. Le mezze misure, il rimanere sull’uscio sono quantomeno detestabili.

❤ Miss Raincoat

Hey now, letters burning by my bed for you/Hey now, I can feel my instincts here for you – “Hey Now” dei London Grammar