Cronache da Amantea e dintorni

*Giorno 6*

Con il passare dei giorni, abbiamo finalmente capito come si sbrogliava l’urbanistica di Amantea. 

Abbiamo già visto che la zona che abbraccia il Castello riveste un’importanza turistica sia culturale sia paesaggistica. Dagli Anni Cinquanta il paese ha cominciato a svilupparsi anche nella parte più vicina al mare e pianeggiante, vicino al torrente Santa Maria (che dà il nome all’hotel). Le due principali vie di questa zona “bassa” sono Via Regina Margherita (fiorente di negozi e botteghe) e Corso Vittorio Emanuele II (dove possiamo trovare le due antiche colonne di Nampetia) , unite dalla Piazza Commercio. Proseguendo, troviamo la Chiesa di Santa Maria La Pinta, così chiamata per un dipinto mariano qui venerato. L’edificio sacro è detto anche “dei Cappuccini”, poiché era annessa a un Convento francescano sin dalla sua consacrazione nel 1607. Nella stessa troviamo la tomba di famiglia dei Cavallo, finanziatori della preziosa opera. Anche se il Convento venne soppresso dal Re Gioacchino Murat nel 1811, dopo la caduta di Napoleone la chiesa divenne sede parrocchiale e sede della Confraternita dell’Addolorata (e venne ricostruita dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale).

La scoperta che abbiamo fatto durante questa passeggiata è l’esistenza di una certa Festa dei Ciuoti.

Ciuoto, in dialetto, vuol dire stupido, in quanto, per poca intelligenza, tarda nel comprendere. L’etimologia viene, forse, dal nome di un fagiolo borlotto. 

La festa, celebrata in data 21 luglio in Piazza del Commercio, non può mancare dei tamburi del Ciuccio di San Giovanni, dei giganti mascherati e dello street food…insomma un carnevale estivo.

Se tanti dicono che la “vera” Calabria è dall’altra parte, sulla costa jonica che, comunque, ho avuto modo di visitare anni fa, io controbatto dicendo che questa parte di Calabria è stata un po’ soffocata da questo cliché, non facciamola cadere nel dimenticatoio, dato che la bellezza della Calabria è proprio quella di avere mille espressioni sullo stesso viso. Parola di Guida!

❤ Miss Raincoat

Pubblicità

Cronache da Amantea e dintorni

*Giorno 5*

A metà dell’opera, abbiamo optato per la tappa fondamentale del Calabrese ad hoc: il Santuario di San Francesco di Paola (a 28 km da Amantea, circa 30 minuti in auto). Onestamente, me lo ricordavo un po’ diverso. Più di dieci anni fa l’avevo trovato troppo “santo” e troppo pieno di gente e di cianfrusaglie ex voto. Direi che si è proprio ripulito!!! Sarà perché di gente, dato il nostro evitare l’alta stagione, non ce n’era molta, ma l’ho trovato piacevole dal punto di vista storico-artistico e meraviglioso come paesaggio sia lì tra gli alberi e i rigagnoli sia guardando giù verso il mare. Ovviamente, mio padre, improvvisandosi guida, ci ha fatto fare il percorso di visita al contrario e, invece di in discesa, si è rivelato in salita, ricordandomi molto la mia estate scorsa a Pisa. Beh, per lo meno, abbiamo fatto anche penitenza. Comunque, un bel voto per questo luogo di pace e di silenzio, così come era stato pensato dal Santo che ornava, in tante graziose versioni (la mia preferita era quella nella boule con acqua e brillantini), il comò della nonna!

Il Santuario di San Francesco di Paola non è solo un luogo sacro. Sorge tra le colline ed il mare ed è un luogo storico e naturalistico. Il nucleo originario, scelto dall’umile frate, risale al 1435; devastato dai turchi nel 1555 venne subito ricostruito. Rappresenta un’affascinante miscela di architettura rinascimentale e barocca. La facciata della basilica è rinascimentale in basso e barocca in alto, per esempio.

Più info (gratis, aperto tutti i giorni dalle 8 alle 18, con parcheggio)

La Basilica quattrocentesca fu voluta dallo stesso Santo, ha linee austere e semplici e molto goticheggianti, specie nel portale. Infondo alla navata laterale vi è la cappella più importante, detta la Cappella del Santo impreziosita a fine Cinquecento con marmi neri e verdi locali. L’altare, ricoperto da lamine in oro e argento, conserva l’urna con le ossa del santo, profanate dagli Ugonotti e rimaste sempre intatte. Nella cappella troviamo anche altre reliquie: la pentola che cuoceva senza fuoco, il dente molare che rimase in pegno alla sorella prima del viaggio in Francia, il rosario, gli zoccoli, un calzettone e altri capi di vestiario. Attorno alla Basilica si snodano le tappe della Zona dei Miracoli. Troviamo la Fornace dei mattoni (luogo di vari miracoli), la Grotta della Penitenza, l’Antico Romitorio, la Fonte della Cucchiarella (fatta sgorgare con un bastone, berla è miracoloso), il Ponte del Diavolo (medievale, da qui si sputa via il peccato),e  le Pietre del Miracolo ancora in bilico sfidando la gravità, fermate dal Santo prima che diventassero mortali. Nel 2000 è stata eretta la Chiesa Nuova a forma di grande nave, per ricordare il patronato del Santo. La chiesa è sobria, elegante e moderna; è adornata da vetrate e mosaici suggestive firmate da vari artisti europei.

La nascita di San Francesco di Paola (Paola, 1416 – Tours, 1507) è attribuita ad un’intercessione di San Francesco d’Assisi, al quale i genitori erano particolarmente devoti. In adolescenza, Francesco di reca in un Convento nel cosentino per adempire un voto che l’aveva fatto guarire da una malattia all’occhio che lo aveva colpito da neonato. In seguito, compie un pellegrinaggio Roma – Loreto – Assisi. Rientrato a Paola decide di ritirarsi ad una vita eremitica in una piccola grotta in questo territorio solcato dal fiume Isca, dove oggi sorge il Santuario. Qui accoglierà anche tutti quei giovani che vorranno dedicarsi alla preghiera, al digiuno, al lavoro e alla contemplazione; la Congregazione sarà approvata dalla Sede Pontificia sotto la Regola dei Frati Minimi (facente parte dell’Ordine dei Mendicanti). Nel 1483 lascerà la Calabria poiché papa Sisto IV gli ordina di assistere il re francese Luigi XI che guarì da una terribile malattia e convertì al Cristianesimo; il frate rimase in Francia per 24 come Ambasciatore di Pace e Carità, dove morì (la sua tomba si trova a Plessis lès Tours; la casa natale nel centro storico di Paola è stata trasformata in chiesetta). San Francesco di Paola è patrono della “gente di mare” dal 1943 e della Regione Calabria dal 1962.

collage2

❤ Miss Raincoat

Cronache da Amantea e dintorni

*Giorno 4*

Ci sono tre rumori che in Calabria mi suonano diversi: il rintocco delle campane senza l’inceppo ambrosiano, le cicale e i tuoni. Durante la notte tra sabato e domenica, un temporale estivo più sborone che altro, non è riuscito nemmeno a rinfrescarci le idee. Dacché abbiamo passato una domenica uggiosa e afosa ad osservare il fascino indiscreto del mare inca**, che se ne infischia se non è cristallino, tanto è affascinante anche quando non è calmo.

Durante questa domenica un po’ bigia io e mia mamma siamo andate al mercato settimanale, che è allestito a pochi metri dall’Hotel Santa Maria (ogni domenica, dalle 8:00 alle 14:00, da via Etna) Con tutta la famiglia,poi, abbiamo fatto un aperitivo in un chioschetto sul Lungomare.

La strada, che corre per circa un chilometro parallela al Tirreno, è piacevolmente decorata da pesciolini e altri simboli marini sia a mosaico sia a inferriata. Inoltre, i sottopassi che dividono la Strada Statale da quest’area pedonale sono stati arricchiti da murales di diversi autori. A noi è piaciuto molto quello del Ciucciu, che sarebbe l’asino, ma è anche un affettuoso scherno per indicare una persona ottusa. Come non ricordare l’encomio che ne fece il calabrese Mino Reitano con la sua “Ciucciu Bellu”?

Dato il fatto che la sera prima avevamo mangiato/bevuto forse troppo, come aperitivo abbiamo scelto un fresco bicchiere di latte di mandorla, un altro assaggio che non può mancare se si vira a Sud.

Benefici Latte di Mandorla

collage.jpg

Durante questa pigra domenica mi è partito anche il piglio riflessivo. Mi sono chiesta per quale motivo ci fissiamo a dover piacere a una persona per forza. E per quale motivo esistono delle persone alle quali piacciono tutti. Io, nel dubbio, mostro prima tutti i miei difetti, ci metto in mezzo un bacio rubato e, se ne vale la pena, mostro anche i miei pregi. Io sono come una giornata di mare rivoltato, mi sa

❤ Miss Raincoat

Cronache da Amantea e dintorni

*Giorno 1*

Quest’anno ho deciso di trascorrere dieci giorni di vacanza con mamma, papà e mio fratello minore (che comunque ha la barba ed è più alto di me!!!). La scelta del jingle we are family è stata dettata dalla cifra tonda dell’imminente compleanno del genitore maschio e dall’altrettanto imminente ed agognata data della pensione; la scelta della meta calabrese è ovviamente dovuta alle origini dello stesso genitore (anche se i cosentini sono definiti dai catanzaresi, come papà, babbi – ossia fantocci – ma,  disse il saggio zio Pietro, Amantea è l’ultimo Comune in provincia di Cosenza, poi inizia Catanzaro…).

A papà piace viaggiare in auto. Mio cugino R. ha pure provato a fargli passare la stizza per l’aereo, ma nulla… ci siamo fatti 11 ore e 30 + soste di viaggio (consiglio a Giusy Ferreri la hit Sondrio/Amantea) arrivando in terra calabra alle 6 di mattina. Mio fratello mi aveva tenuta sveglia tutta la notte per vedere gli incendi in Campania e io avevo finito l’ultima mia visita guidata la sera prima. Quindi, potete immaginare lo stato psicofisico in cui mi trovavo all’inizio delle  vacanze. Ero talmente sciroccata che mi sono drogata di valeriana: il clima era da togliere il fiato (sui 35 gradi già di mattina) e abituarsi ai ritmi decisamente più umani del Sud è stato – solo inizialmente – traumatico!

Abbiamo deciso di alloggiare ad Amantea, presso l’Hotel Santa Maria. Da raggiungere è ottimale, perché si trova direttamente sulla Strada Statale n.18 (e a meno di un chilometro dalla Stazione, dalla quale è fruibile una navetta gratis a richiesta), che è un passaggio obbligatorio per raggiungere la cittadina; anche la posizione lo è dato che il mare è a 200 metri e il centro a 800 metri + a pochi passi ci sono supermercati (tipo Coop e Conad), alimentari, farmacia e negozi di articoli per l’igiene (tipo Acqua&Sapone).

Il personale è davvero molto gentile e aperto a soddisfare ogni esigenza, anche per noi petulanti turisti del nord che abbiamo ritmi troppo frenetici e richieste che manco Heidi a Francoforte. Antonella e la sua famiglia gestiscono la struttura davvero al meglio delle loro capacità, tanto che l’albergo non solo è confortevole, ma anche ben tenuto e può schifare tutte le cattiverie che vengono sempre appiccicate al nome di questa Regione meravigliosa. Anche i camerieri sono molto cordiali e , senza essere appiccicosi, svolgono il loro lavoro pazientemente e professionalmente. La chicca della struttura è sicuramente l’ascensore “panoramico”, con le pareti in vetro dal quale si può vedere subito il mare e non claustrofobico, cioè.

La colazione viene servita al piano -1 (h 8- 10,30) è a buffet dolce/salato/frutta + bevande calde dal bar (ho apprezzato, anche più di A., i cornetti alla crema al limone e i merendelli, frutto tipico calabrese che per me è come le madeleines di Proust). Già a colazione viene portato al tavolo il menù pranzo (h. 13)/cena(h.20) (se si è assenti per gitarelle basta comunicarlo in reception la mattina): è sempre diverso ogni giorno, sempre primo – secondo (di carne o pesce a scelta)  – frutta/dolce. I pasti sono serviti, invece, al piano 0, con vista sul giardino. La cucina oltre ad essere ottima e con prodotti freschi e locali è pure digeribile e l’uso dell’aglio è qb. Le bevande, comunque, si pagano a parte (il vino della casa è buono; ricordate che l’Acqua Calabria è più diuretica rispetto alla Levissima, quindi armatevi di pannolini!!!).

La nostra camera quadrupla (1 matrimoniale + 2 singoli) era molto ampia. Per un caso fortuito non abbiamo avuto la vista mare, ma è stato un bene, così la ferrovia e la strada erano dall’altro lato e abbiamo dormito addirittura con più silenzio rispetto a casa. In più, ogni camera ha un terrazzino sul quale si può stendere e, naturalmente, avere una vista mozzafiato – specie al tramonto – sul centro storico (* cfr. foto in copertina). La camera disponeva anche di aria condizionata e di connessione wi-fi protetta dell’albergo (in pratica, funziona anche Whatsapp).

L’albergo era dotato  di un proprio lido con bar, da pagare a parte (8€ al giorno per ombrellone, sdraio e lettino). Anche qui ci siamo trovati bene perché era pulito, ben organizzato, non affollato e i bagnini non spalmavano la crema solare alle turiste come si vede solo in certi filmettini (no, giuro, esistono!!!).

collage.jpg

Grazie dell’ospitalità, avete reso le mie vacanze veramente rilassanti!!!

Tariffe dell’Hotel

Che cos’è il merendello?

❤ Miss Raincoat