Ti leggo un Menù

Introduzione

Oggi voglio inaugurare un nuovo capitolo del blog degli Unicorni Perturbati, in cui parlerò dei posti dove si può mangiare a Casa Mia, la provincia più a nord della Lombardia. Essendo anche un’avida lettrice, vi voglio mostrare come mi approccio a uno dei miei generi letterari preferiti, il menù – o, detto volgarmente all’italiana, la carta. Infatti, si dice “mangiare alla carta”.

Per prima cosa dobbiamo imparare a riconoscere una carta buona da una carta straccia, da lanciare dietro ai poveri camerieri che non c’entrano nulla. Il menù è la prima pietanza o bevanda che assaggiamo mentalmente di un locale. Ossia, ci risponde a tre domande: 1) cosa sono venut* qui a fare? 2) cosa mi fa venire appetito? 3) voglio consumare dell’altro?

Un buon menù può essere letto in tre minuti (come cantava Giuliano dei Negramaro), quindi ha circa trenta elementi da proporci. Se l’oste ha fatto bene i suoi conti, i prezzi sono messi in ordine decrescente. Guai (legali) per chi non inserisce la pagina degli allergeni, crudi e surgelati.

Un bel menù non trascura l’estetica. La copertina non dovrebbe essere anonima e dovrebbe riportare il nome del locale o il logo (io una volta sono stata in un posto in cui sulla copertina c’era scritto Menù in cirillico, qui in Italia). Il materiale si presenta vario, a seconda del target e del concept: pelle, plastica, cartoncino e anche legno. Le pagine sono solitamente in carta opaca patinata (i menù plastificati sono utilizzati perché sono facilmente sanificabili, non perché piacciano alla vista – ma ahimé sono tempi duri!). I caratteri sono leggibili e mai più di due, così come i colori. Il testo viene impaginato al centro con ampi margini e interlinee su fogli A4 o su 10×30 per i bar. Il menù, quindi, è leggibile e pulito. Sono accettabili i menù scritti a mano, ma in bella calligrafia.

I “titoli” delle pagine (p.e. Primi Piatti) seguono tre filoni filosofici: l’articolo determinativo (I Primi Piatti), l’aggettivo possessivo (I nostri Primi Piatti) o i puntini di sospensione (Per primo piatto…).

Sotto al nome della pietanza va messa una breve descrizione (breve, perché alle domande risponde il personale e il cliente ha fame/sete/gli scappa/fretta/deve flirtare) con la lista precisa degli ingredienti, cotture e tecniche. Si può scrivere se è un piatto della tradizione, da dove arrivano gli ingredienti, parole dialettali con traduzione. Sono molto gradite le parole, sempre se oneste, come biologico, fatto in casa, fresco, di giornata, chilometri zero. Attenzione agli errori di ortografia e grammatica. Le maiuscole si possono usare per rendere il menù più accattivante, ma senza abusi. Il menù deve essere ben conosciuto dal personale, magari anche assaggiato se possibile.

Le sezioni del Menù Ristorante seguono quest’ordine: Specialità della Casa, Antipasti, Primi, Secondi, Dessert, Proposte Bambini, Menù del Giorno (a parte)

Le sezioni del Menù Pizzeria seguono quest’ordine: Rosse, Bianche, Speciali (gourmet, fritte, integrali…), Dessert

Le sezioni del Menù Bar seguono quest’ordine: Cocktails (con ingredienti; facoltativa divisione in apertivo, longdrink, analcolico, afterdinner…), Vini, Birre, Superalcolici, Tavola Calda, Pasticceria, Gelateria, Bibite, Caffetteria

La carta delle bevande alcoliche è spesso a parte. Segue quest’ordine: vino, birra, distillati, liquori e grappe. Nella descrizione si trovano nome, cantina o provenienza geografica, anno e gradi. Una buona carta ha 70% di prodotti locali, 20% di proposte extrageografiche principali e 10% tra proposte particolari o di “gradi moderati”.

Generalmente, le sezioni del Vino sono divise in Bollicine, Rossi, Bianchi, Rosé, Da Dessert/Passiti. Le sezioni della Birra sono divise in a) Bianche, Bionde, Ambrate o Scure o b) per Stile (Ale, Lager, Weiss, Trappista, Ipa e Stout)

Spero di avervi ben iniziato alla lettura 🙂

Miss Raincoat

Cronache dal Bancone

Questa settimana inauguriamo un nuovo filone di post…

Da molto tempo, il mio amico di bisbocce Herr BIC ed io pensavamo di raccogliere le nostre impressioni enogastronomiche raccolte in anni e anni di pianti sulla bilancia o running del giorno dopo.

Abbiamo imparato tante cose sulla cucina, sul vino e anche sulla meno acclamata birra – un po’ leggendole e un po’ sul campo. Ci è venuto in mente di raccontarvele in una maniera un po’ bislacca, senza tanti paroloni o giri di parole – così che le possiate capire tutti e capire cosa state mettendo nel vostro pancino. Non siamo sommeliers o degustatori, solo gente alla quale piace avere le posate e il bicchiere a portata di mano.Poi, ci improvvisiamo un po’ gli Alessandro Borghese dei poracci per darci una certa aria… 😛

Io , spesso, mi ricordo i luoghi per come ho mangiato e bevuto. Questo perché, anche da guida, so che l’enogastronomia non solo è arte, ma è anche un buon modo – un linguaggio quasi universale – con il quale raccontare i luoghi, un popolo nasce dalla trasformazione creativa di ingredienti conosciuti profondamente. Mi piace fare convivio, vivere insieme la gioia della tavola con le persone che amiamo. Non amo molto cucinare, purtroppo – ma se lo faccio mi piace farlo bene, secondo regole e comandamenti.Se vado a mangiare fuori leggo bene il menu – tant’è che poi lo riesco a ripetere a memoria agli altri mangiatori di patate (qui ho citato Van Gogh). Io, personalmente, guardo i dolci prima di tutto. In questo periodo, comunque, ordino spesso primi, nella fattispecie i ravioli ripieni.

Il bancone, invece, è una prerogativa di BIC. Io se bevo e mangio da sola mi intristisco. Se sono casa da sola scongelo i surgelati o metto un petto di pollo nella piastra, per dire 🙂 BIC ci va anche da solo e non perché sia un asociale (dacché poi una volta lì ci delizia con le fotografie su Whatsapp). Ci va quando un posto è nuovo e vuole ben ponderarlo. Ci va per parlare con gli sconosciuti. Oppure, se è il suo bar di fiducia, ci va per parlare con il suo oste preferito che sa già cosa mettergli davanti o cosa fargli assaggiare. Pare che il bancone sia il centro della vita di un locale e non il tavolo dove le ragazze con il grilletto facile stanno giulivamente facendo il bagno nel Malibù Cola (cito questo perché è il cocktail che amo meno). Al bancone vedi tutto ciò che ordinano gli altri, ascolti aneddoti, guardi il barista come prepara il tuo drink. Pare che il bancone sia per i veri intenditori!!!

Il prossimo mese partiremo con questa libagione virtuale….

Miss Raincoat ft. Herr BIC

Turismo Enogastronomico – Estate 2018

Cose a random che ho scoperto durante questa torrida estate

Sono una grande fan del turismo enogastronomico. E degli aperitivi. E delle paste lievitate. Mantenere la linea è una delle cose alle quali bado, anche se non mi piace.

Al primo posto della classifica dei cibi c’è la pinsa.

La pinsa non è una pizza ma una focaccia salata, tipica dello street food laziale (ma anche quei dove magnà è sacrosanto diritto), con una crosta leggera e croccante e più soffice all’interno. La sua origine è antichissima: veniva impastata e spianata (pinsere = allungare) già dalle antiche popolazioni laziali. Nell’Antica Roma era il pasto dei poveri contadini che la utilizzavano anche per accattivarsi la benevolenza degli dei. In effetti, anche Virgilio la cita nell’ “Eneide”, nel passo in cui il re Lavinio accoglie Enea nei pressi di Roma. Oggi la pasta di questa focaccia viene realizzata con un mix di farine (miglio, orzo e farro), sale, erbe aromatiche, lievito madre e molta acqua (80%); può essere bianca o rossa.  Questi ingredienti e la lievitazione che supera le 24 ore la rendono davvero molto digeribile.

Al primo posto della classifica delle birre (perché la birra fa irrimediabilmente estate) c’è la Andechser Export Dunkel.

Dalla Capitale ci spostiamo in Baviera, al sud della Germania. Andechs è una ridente paesino sulla cui sommità si può trovare un antico Monastero benedettino in stile barocco, dove l’ora et labora è stato tradotto in birra d’eccellenza.  La Export Dunkel è una birra color rosso castagna, con una schiuma consistente ma dai pori sottili (alcool 4,9%) . Non sono ovviamente un’esperta espertissima, però mi è parso che sapesse di malto, frutta secca, uva passa/caramello e cacao.

Ricetta Pinsa Romana

Sito Ufficiale Andechs (in italiano)

❤ Miss Raincoat