Spiders in my Head

Dunque…

Settimana scorsa ho promesso che avrei aggiornato questo blog in relazione alle attività che affollano le mie giornate che – ahimé – ho scoperto essere solo di 24 ore (-6 che trascorro a dormire, sempre se non sbaglio a puntare la sveglia!!!)

Come stai?

Beh, è un periodo di cambiamenti e, in effetti, essendo una persona che si annoia con una facilità inquietante e che ama le sfide/è molto competitiva, mi sento elettrizzata. Non so se si può definire felicità ma, una volta che ho deposto (quasi) l’ascia di guerra verso qualsiasi chitarrista nel raggio di 40 chilometri, mi sono sentita leggerissima e rinnovata. Lasciarmi durante un uragano non è stato simpatico. Ma è anche vero che l’uragano l’avevo causato io. Quindi, l’amore può prendere varie forme, purché ti faccia stare bene. L’amore è a-morale.  Sì, ho pure riacciuffato dal cestino della spazzatura la mia vita sentimentale apparentemente caotica, senza la quale sto male, mannaggia.

Che combini?

Questo si riallaccia al vento di novità del quale ho parlato sopra. Quest’estate avevo sbandierato il mio ritorno definitivo in Valtellina, dove tutto è iniziato, dove il dott. F. e la prof. G., mi hanno insegnato come essere una guida (quasi) perfetta. Certamente, è stato un salto nel vuoto e mi sono nutrita di valeriana per mesi. Eppure, a due mesi dal nuovo inizio posso dire di sentirmi galvanizzata, soprattutto per due motivi a) qui in Valtellina/Sondrio il Turismo, inteso come Marketing Territoriale ma anche come Ricerca Artistica e Culturale, sta ancora cercando la sua identità e, quindi, mi sento ispirata – oltre al fatto che il mestiere di guida, in sé, ti porta a imparare qualcosa di diverso in ogni giorno e a crescere, anche solo come persona –  b) il rapporto con capi e colleghi con diverso sesso, età e disciplina di studi è meravigliosamente cordiale, sereno e stimolante.

In questo periodo mi sto occupando di visite guidate abbinate a eventi enogastronomici/sportivi (aspettando anche la vera neve e i turisti “bianchi”, che ormai non tarderà; sì, comunque ha già nevicato in alta quota), di due ricerche (una su una piccola chiesetta di Morbegno; l’altra sugli aspetti d’ingegneria acustica del Complesso di S. Antonio di Morbegno) e di un progetto di lezioni-madrelingua per insegnare agli stranieri la nostra (difficilissima, mi sto rendendo conto) Lingua Italiana (ricordandomi perché ho sempre regalato un bel due di picche a tutti quei Marcantoni che sbagliano le acca e i congiuntivi). In particolare, quest’ultimo lavoro mi sta dando molto, non saprei come descriverlo se non dicendo che “se puoi sognarlo puoi farlo” e che “chi ti ammazza i sogni, è il più efferato dei killers”. Ah, e che ovviamente, da guida, mi rendo conto che il Pianeta Terra non appartiene agli umani solo perché l’hanno scritto su un foglio.

Che mi racconti di bello?

Non ho segreti, ma non ho tempo di raccontarti i miei guai, meravigliosi guai con le ali. Come sempre, del resto. Va alla grande, dunque. Di bello? L’affetto. E’ quel sentimento che ti fa capire che non solo esisti, ma che sei anche importante solo per il fatto di essere venuta al mondo. Non è intenso come l’amore o smisurato come la passione, ma è l’unico aspetto che ci rende diversi dalle macchine e meno spietati degli dei. Senza l’ affetto tremeremmo solo di freddo e, invece, è l’unica cosa che riusciamo a lasciare in questo lato quando passiamo dall’altro.

Spiders in my head, spiders in my mind/ You may take my eyes, but baby I’m not blind/It all works out in time/ You know I’m gonna be alright/

❤ Miss Raincoat