Eremo Santa Caterina del Sasso

Oggi siamo a Leggiuno, in provincia di Varese, per una gita fuori porta sul Lago Maggiore…

Il particolare e suggestivo luogo di culto è nato nel Medioevo come ex voto di un mercante (e usuraio) scampato a un naufragio mentre attraversava il lago. Nel Cinquecento, la primitiva cappella scavata nella roccia diventa un monastero. La chiesetta, oltre ad avere un particolare significato religioso, è interessante anche dal punto di vista artistico. La facciata è preceduta da un portico che conserva un ciclo di affreschi rinascimentali della Scuola di Bernardino Luini e la torre campanaria, a strapiombo sul lago, è quello originaria del monastero. Il sacello interno è posto a un livello inferiore rispetto al resto dell’edificio e riprende le fattezze del Sepolcro sul Sinai di Santa Caterina d’Alessandria, alla quale è votato il santuario fin dalla sua costruzione nel 1195. 

Il Santuario è raggiungibile seguendo le indicazioni per Reno, frazione di Leggiuno (VA), aperto tutti i giorni (dalle 9,00 alle 12,00 – dalle 14,00 alle 18,00) da aprile a ottobre. Nel Piazzale sopra il sito (loc. Cascine del Quiquio/Quicchio) troviamo un ampio parcheggio gratuito. Per arrivare all’eremo dobbiamo scendere 268 gradini oppure prendere un ascensore (12 persone alla volta – 0,50 € – sia per salire sia per scendere); dall’eremo si arriva anche alla riva scendendo altri 80 gradini. Se ritorniamo al Parcheggio ci possiamo rendere conto che il Quicchio è un piccolo e caratteristico agglomerato di case. Inoltre, sempre in quel piazzale possiamo trovare un bar/ristorante, il Ristoro dell’Eremo di Santa Caterina (per essere un ristorante turistico, non fa molto la cresta sui prezzi e la pulizia/qualità sono buoni – consigliato il tagliere)  A 10 minuti a piedi e sul lungolago (via Padre Giuliani) non può mancare la visita alla gelateria Cremeria del Lago (prezzi contenuti, ampia scelta, creme ottime – ovviamente, vende anche acqua, bibite…).

Credo sia un’alternativa valida alle più conosciute Stresa e Isole Borromeo (che da qui possono essere raggiunte comodamente anche in battello). Per maggiori informazioni appunto qui sotto il link del sito ufficiale. 

Altre Info

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Il Palazzo Valenti di Talamona

Il filo conduttore che lega Palazzo Besta a Teglio, Castel Masegra a Sondrio e Palazzo Valenti a Talamona è l’ “Orlando Furioso”. Questi tre monumenti, insieme, testimoniano l’apertura della Valtellina verso gli influssi culturali delle raffinate corti dei Gonzaga e degli Este, da dove il poema si era diffuso.

L’ “Orlando Furioso”

La facciata di questo edificio privato, è di un palazzo appartenuto agli Spini fino al 1837 e, poi, ai Valenti. L’autore ignoto è molto aggiornato sulla tecnica tardo-rinascimentale e, soprattutto, sul soggetto (sicuramente, conosceva l’edizione dell’Orlando Furioso illustrata da Giolito de’ Ferrari nel 1542).

Originariamente, il pittore aveva eseguito due ordini di scene dipinte; oggi ne possiamo leggere solo la porzione più vicina al tetto. Con uno stile armonico e vigoroso, gli ampi riquadri presentano delle cromie che simulano dei rilievi bronzei. I personaggi che riconosciamo sono Ferraù con Angelica vicino ad un ruscello, Bradamante, Rinaldo con Gradasso, l’Ippogrifo e il Castello di Atlante, Rinaldo che sfida Sacripante.

La solennità rinascimentale cinquecentesca è completata dalle statue dipinte ai lati degli episodi, dal finto bugnato (primo ordine), dai putti in festa sopra il portale, dalle finestre (con frontoni spezzati ed anfore) incorniciate da cariatidi dipinte.

A destra del portale, nel 1650 ca., è stato aggiunto un ulteriore dipinto, la “Madonna con il Bambino”, molto simile alla Madonna del Roseto di Bernardino Luini.

Guardala qui!

“Occupati dei Fanti e lascia stare i Santi!”

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