Cronache da Amantea e dintorni

*Giorno 2*

Il secondo giorno ci siamo svegliati con un’irrefrenabile voglia di fare i turisti, quelli che camminano e osservano facendo finta di essere Alberto Angela . Io, lo ammetto, sono una guida semplice, non riesco a starmene tutto il giorno in spiaggia; in più, come ho già spiegato, ho la pelle bianchissima, tant’è che a volte non basta nemmeno la protezione solare più potente del mondo (e al mare ci si scotta anche all’ombra, no?). L’albergo – abbiamo già visto- era a pochi passi dal centro storico, perciò ne abbiamo approfittato e ci siamo inerpicati impavidi tra le sue stradine scoprendo scorci e gioielli in ogni angolo…

Amantea fu una città della Magna Grecia, conosciuta come Nampetia (ossia “nuovo accampamento”); dopo la conquista araba il nome cambiò in Al-Mantiah (ossia “la rocca”). Guardandola dal basso, in effetti, sembra quasi trattenere il fascino sornione delle isole greche, ma appena presa la prima via del centro,  i palazzi seicenteschi e il carattere “moresco” la proiettano già in secoli diversi. Al turista indeciso, io consiglierei di buttare un’occhiata ai maestosi ruderi del Castello, al Convento di San Bernardino e alla Chiesa dei SS. Madonna del Carmine e Rocco. 

La Chiesa di San Bernardino, quattrocentesca, si raggiunge tramite una scalinata omonima (*cfr. foto in copertina). All’epoca della sua costruzione, questa porzione di abitato era quasi completamente deserta; oggi, invece, ci regala una panoramica privilegiata su Amantea bassa. Il complesso è contraddistinto da un portico ad archi che introduce e al portale e al chiostro laterale. Quello che mi ha colpito dell’interno sono, oltre al tipico stile castigato francescano e goticheggiante dell’insieme,  1) la reliquia della porzione di pelle di S. Antonio da Padova e 2) il busto, l’iscrizione e lo stemma di famiglia del nobile di Amantea  vescovo di Termoli Antonio Mirabelli. Nel chiostro, invece, si possono osservare la campana in bronzo originaria e, attraverso delle vetrate, le canalizzazioni originarie del Convento

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Percorrendo tutta la scalinata, si arriva alla sommità del borgo, in una piazzetta mozzafiato sul Tirreno, che ospita una chiesa e la veduta migliore, alzando il nasino, sul Castello.

La Chiesa del Carmine fu edificata a fine Seicento su un tempio pagano dedicato al Sole; inoltre, conserva i resti di una statua colpita da un fulmine. Il Castello, che domina Amantea, un tempo era formato da un Mastio al centro e al lato la Chiesa di S. Francesco (che fu anche moschea); fu edificato circa nel 1100 e serviva come presidio dalle incursioni dei corsari.

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Quindi, nonostante il litro di Acqua Calabria (sempre lei, La Diureticissima) che ho dovuto bere per riprendermi, direi che la cavalcata verso la cima di Amantea sia stata sorprendentemente emozionante, non solo perché vedere tutto dall’alto per me ha sempre avuto molto fascino, ma anche perché il rumore del nuovo e il silenzio del vecchio in questa cittadina formano un connubio quasi musicale. Ah, i miei complimenti più sinceri a quella nonnina che si è fatta due volte la scalinata in 15 minuti! 

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❤ Miss Raincoat