Il San Bernardo di Colorina

La chiesa parrocchiale di Colorina è dedicata a San Bernardo, un culto che si diffonde agli albori della nostra storia, quando Carlo Magno dona il territorio della Valtellina all’abbazia di St. Denis. La vetrata in abside del 2009 mostra il Santo che regge la chiesa nelle sue mani. A livello storico, la Parrocchia è vicecuria di Berbenno dal 1629, ma autonoma solo dal 1886.

Il nucleo dell’edificio (porzione del presbiterio) risale al Quattrocento. Le date sul portale e sull’altare fanno riferimento all’ampliamento tra il 1770 e il 1776 da parte di maestranze della Valmaggia, in Ticino (come ad uso in quel secolo).

L’esterno ricorda molto il San Lorenzo di Fusine. Ha un piccolo rosone trilobato e un’iscrizione con abbreviazioni ecclesiastiche che, tradotta, recita “A Dio, il più bello il più grande, votiamo questa chiesa a S. Bernardo nell’anno 1770”.

L’interno, a una sola navata, è reso simmetrico da due cappelle laterali. Altare e balaustre sono molto barocchi nell’uso dei marmi policromi. Il pulpito in legno è originario del Quattrocento.

Un pezzo molto pregiato è l’organo in controfacciata. Fu acquistato nel 1886, in occasione della nomina a parrocchia, dalla chiesa di San Martino a Castione. Fu realizzato nel 1696 da Giovanni Battista Rejna in stagno, piombo e abete. Ha un impianto di 392 canne, delle quali ne vediamo 25 in facciata posizionate a cuspide con schema 9-7-9.

L’arte del presbiterio è da attribuire ai culti della Confraternita del Santissimo Sacramento. La tela a sinistra raffigura Sant’Antonio da Padova e quella di destra la Madonna col Bambino e Santa Chiara. La tela dell’abside, invece, è stata patrocinata dalla Confraternita del Santissimo Rosario e presenta l‘Incoronazione di Maria tra San Pietro (Berbenno) e San Bernardo (Colorina); è una tela di IV secolo. Le nicchie ospitano le statue ex voto di San Bernardo e di San Giuseppe.

Nelle cappelle troviamo: a sinistra la statua di una Madonna gemella a quella di Fusine + la tela dello Sposalizio della Vergine; a destra la statua di Sant’Antonio Abate (questa cappella, anticamente, aveva l’altare dove ogni 2 novembre si lasciava il grano per il Parroco).

Una sorta di mistero legato a questa chiesa sono le due tele ovali poste al lato dell’Incoronazione. Sono due ritratti femminili senza aureola, una con un giglio e una con un libro. Potrebbero appartenere a un gruppo sulle Virtù Cardinali. Probabilmente appartenevano a don Andrea Ligari, zio del pittore Pietro, parroco di Colorina nel 1719. Questa considerazione non escluderebbe, quindi, che le due donne siano due Sibille, in quanto presenziano le Storie della Vergine.

Miss Raincoat

(Eraclito, Frammento n. 119)

«La Sibilla con la bocca della follia dà suono a parole che non hanno sorriso né abbellimento né profumo, e giunge con la sua voce al di là di mille anni, per il nume che è in lei».
 
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