“La Malinconia di Penelope” di Angelika Kauffmann

Angelika Kauffmann è stata una pittrice della seconda metà del Settecento, stimata ritrattista, nata a Coira, nei Grigioni (Svizzera). Passò la sua infanzia da bambina prodigio nella mia Morbegno (Sondrio) e, sebbene diventò una donna di mondo, ben calata nel clima dei salotti europei, rimase una semplice ragazza svizzera alla ricerca dei colori dell’arcobaleno, nonostante vivesse in un mondo ancora troppo maschio.

Con suo padre, un discreto pittore al servizio della borghesia e della nobiltà tedesca, viaggiò molto e, durante un soggiorno veneziano, conobbe la moglie dell’ambasciatore inglese, che la convinse a lasciare l’Italia senza papà. Sua madre era già morta a Milano qualche anno prima, purtroppo.

A Londra ci passò ben quindici anni di vita mondana senza risparmiarsi il gossip sulle sue relazioni. Una presunta fu con il pittore conterraneo Füssli. Una appurata fu con Joshua Reynolds, fondatore della Royal Academy. La relazione con quest’uomo magnetico più grande di lei e allergico al matrimonio ma non alle donne non passò inosservata, tant’è che Nathaniel Hone, pittore in polemica con Reynolds, dipinse un quadro (“Il Congiurato”) con il quale, per averla vinta, svergogna la situazione mettendo in cattiva luce anche Angelika.

Era il 1775. Arrivò papà Kauffmann a mettere un po’ d’ordine. Angelika sposò di fretta un conte svedese, che non era il conte Hans Axel Von Fersen, bensì un impostore che fuggirà con tutti i risparmi. Dopo l’annullamento, Angelika avrà un secondo matrimonio con un pittore veneziano amico di suo padre e un amore segreto mai corrisposto con Goethe. Goethe apprezzava la sua arte, ma in modo compassionevole e la giudicava in maniera impietosa, anzi, direi maschilista. Disse “Hai il genio solitamente riservato agli uomini”. Grazie al c***!

Ma torniamo al 1775.

1775 ca. – 26*21 cm – olio su rame – Wolverhampton Art Gallery

La “Malinconia di Penelope” si colloca in questo periodo. Angelika e Joshua sono al centro del gossip e si allontanano definitivamente, dopo il matrimonio con il conte.

La Penelope rappresentata piange, è addolorata. Dopo aver atteso per vent’anni senza dubbio e senza tradimenti l’uomo che ama comincia a pensare che non tornerà più. Atena, la dea della Ragione, l’ha convinta a lanciare una sfida tra i suoi pretendenti: chiunque riuscirà a fare centro nelle dodici scuri tramite l’arco di Ulisse, un’arma che solo lui sa maneggiare, avrà lei come bottino.

La Penelope in cui si rivede la Kauffmann è vestita di bianco sporco, non più vergine, coperto dal blu cyan, un colore che simboleggia la sofferenza e il dolore. Inoltre, è seduta su un divano rosso, il trono della vera passione. Il talamo di Ulisse e Penelope aveva un segreto che conoscevano solo loro due, era poggiato su un tronco che lo rendeva inestirpabile; qui, di fatto, c’è una colonna che simboleggia quel per sempre che, per quanto si siano dovuti allontanare a forza, legherà Angelika a Joshua. Ai piedi di Penelope ci sono solo tre delle dodici scuri e tre, per i Greci, erano i livelli dell’unione tra due persone: la passione, l’affetto e l’amore. Dipingerli ai piedi vuol dire buttarli via. Inoltre, la loro posizione a croce e a freccia rappresenta appunto l’unione maschio – femmina, di Afrodite e Ares (la tresca più famosa del Mito, finita malissimo per gelosia…). Penelope, infine, porta una collana, iconografia dell’appartenenza a un altro uomo, così come l’atto di incrociare le gambe e il velo in testa. Vaffanculo, Cupido!

Miss Raincoat

Angelika Kauffmann

“Nessuno ha mai indovinato che il mio corpo era intento e teso, nessuno ha mai indovinato il bisogno che provavo di offrire il mio essere, completamente, ad un altro essere”.

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