One Hit Wonder

L’industria musicale definisce così quegli artisti che sono famosi per aver portato al successo solo una canzone. Una sola, è vero – però, al punto tale che la sanno cantare tutti e che, quindi, va a essere iconica a livello personale o addirittura sociale.

Il fenomeno inizia con Pachelbel e il suo Canone. Ci sono tre violini e un basso continuo, ma lo conosciamo tutti: è la musichetta dei matrimoni – che continua ad essere arrangiata anche in altre chiavi che non siano strettamente quella originaria barocca, per esempio Joe Satriani ne ha realizzata una cover con la chitarra elettrica.

Altri esempi?

Nel 1979 gli Knack pubblicavano My Sharona, dedicandola a una ragazza che seguiva sempre la band. La canzone ha il riff più celebre della storia del rock. Nel 1981 i Buggles inauguravano le trasmissioni di MTV con Video Killed the Radio Star, con musiche antesignane dell’epoca del sintetizzatore. Nel 1982 è la volta dei Soft Cell che nessuno ricorda se non per il loro british Tainted Love. Che dire dei 99 Luftballons di Nena, che nel 1983 ci faceva passare una canzone malinconica e in tedesco per una canzoncina allegra e orecchiabile? Oppure del flop del 1985 dei norvegesi A-Ah con Take On Me, oggi praticamente la colonna sonora dei nostalgici degli anni Ottanta? Chiudiamo con il trash dei miei anni d’infanzia (il ché spiega molte cose 😀 ). Nel 1991 Right Said Fred, conquistando anche un bel posto nella classifica delle canzoni più brutte, ci canta di un fotomodello troppo bello per fare la qualunque e ci piace assai ascoltarlo (I’m too sexy). Nel 1995 pure gli zoppi ballavano la Macarena. Questo pezzo gretto nato nelle favelas parla di una donna che, approfittando dell’assenza del fidanzato partito per il servizio militare, tradisce alla grande. Fu un successo planetario grazie alle cover locali, per noi italiani ovviamente quei furfantoni dei Los Locos. Il secolo d’oro si chiude nel 2000, con i Baha che si chiedono Who Let the Dogs Out? L’avevano scritta in occasione del Carnevale di Trinidad e Tobago.

La mia preferita, però, è quella che nel 1980 accompagna il film Il Tempo delle Mele. Reality di Richard Sanderson è un classico tra le cosiddette ballads. E io adoro quella scena. Per me quella scena è l’essenza del corteggiamento. Sei a una festa con una certa musica e, ad un tratto, qualcuno ti mette le cuffie per farti sentire una canzone che ha scelto solo per te e che vuole far sentire solo a te. E dal quel momento in poi non te ne frega più se per gli altri è solo una one hit wonder…

Met you by surprise, I didn’t realize that my life would change forever…

R. Sanders in “Reality”

Miss Raincoat

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