“Il Convegno” di Antonio Ambrogio Alciati

L’Alciati, nato a Vercelli, si trasferisce nella Milano di fine Ottocento per frequentare l’Accademia di Brera e, benché i suoi guadagni derivassero da commissioni borghesi o ecclesiastiche, si unì alla Loggia della sua città d’origine.

Il pittore ha un evidente legame con Tranquillo Cremona, quell’artista che aveva portato la Scapigliatura nell’Arte Italiana, tramite i colori “veneti” del collega Hayez sfumati fino a renderli vaporosi. In quest’opera, il nostro Antonio riprende anche la simbologia con il quale il maestro aveva declinato l’edera, intesa come il groviglio che un’amore usa per fare presa e consumare (“l’amor ch’a nullo amato amar perdona” – D. Alighieri).

La Scapigliatura fu un Movimento Artistico con epicentro a Milano datato, come termine, 1862, dalla penna dello scrittore Cletto Arrighi. Gli Scapigliati si ribellavano al buonsenso borghese e cercarono, spesso con risultati deleteri, il nesso sottile tra pazzia e lucidità, amando la malattia della psiche nella sua tragicità. Non fu un movimento organizzato o codificato, però portò in italia il Romanticismo Europeo (quello di Friedrich, veramente molto più trito rispetto all’Hayez al quale si era abituati in Italia) e contribuì a creare il mito dell’artista dissoluto e sregolato.   Gli Scapigliati erano , quindi, rockstars o comunisti con il rolex?

Infatti, questa tela del 1918 si esprime ancora con quel linguaggio tardo-ottocentesco, urlante un sentimento improvviso e cavalcante. Il topos di questo dipinto è la passione: l’amore che non sa contenersi, che fa commettere sciocchezze e che ti fa lottare per strappare pochi secondi che si trasformano in un Convegno (cioé un appuntamento, ma con un etimo che sa più di patto, d’intesa); il lato struggente dell’amore, quando vuoi e non puoi.

Coadiuvato dalla tecnica, il pittore rende il movimento smodato della furia tramite pennellate mosse e corpose. Nella composizione, sebbene le mani dalla simmetria incrociata non s’incontrino e stringano con violenza le sbarre (simbolo di un sentimento in cattività), le labbra si uniscono nella sublimazione di un desiderio. Il libro a destra, abbandonato sul muretto, indica l’arrivo improvviso dell’amante, che spezza l’attesa e la stasi di qualsiasi occupazione intellettuale.

Non si capisce se i due s’incontrino per davvero oppure è solo un sogno, un pensiero stupendo.

Ti vorrei almeno un’ora per dirti che ti odio ancora” – M. Troisi/ P. Daniele

❤ Miss Raincoat

2 pensieri su ““Il Convegno” di Antonio Ambrogio Alciati

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